Italia Nostra

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La salvaguardia, la tutela dell’ambiente, il controllo del territorio da abusi e colate di cemento, la salvaguardia del paesaggio, sono argomenti che devono unire e non dividere, ci passa il futuro e la qualità della vita di tutti noi.

Un abuso edilizio come una pianta secolare tagliata non vanno guardati nè da prospettive di destra, nè di sinistra, la prospettiva dovrebbe essere una:quella del buon senso e dell’appartenenza comune ad un territorio che poi poggia su un pianeta che si chiama terra.

L’introduzione della professoressa Lucilla Tozzi (Italia Nostra di Siena) ad un recente convegno è un buon punto di riflessione e ragionamento:

Introduzione al Convegno del 20 settembre 2008 a Montestigliano (Sovicille)

Ricordo ai presenti che non conoscono Italia Nostra, che la nostra è la più antica Associazione ambientalista: tutte le altre sono venute dopo, WWF eccetera. E’nata 55 anni fa per la difesa del Patrimonio Storico, Artistico e Naturale della Nazione, per seguire i dettami dell’articolo 9 della Costituzione; quella Costituzione, di cui quest’anno si celebra il sessantesimo anniversario.

Voglio citare l’articolo su Repubblica (23 maggio 2008) di Salvatore Settis, Rettore della scuola Normale di Pisa e Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, nonché autore della Riforma del Codice dei Beni Culturali: “Con notevolissima lungimiranza la nostra Costituzione, prima al mondo, collega organicamente tutela, cultura, ricerca: LA REPUBBLICA PROMUOVE LO SVILUPPO DELLA CULTURA E LA RICERCA SCIENTIFICA E TECNICA. TUTELA IL PATRIMONIO STORICO E ARTISTICO DELLA NAZIONE” (ART.9). Né governo né opposizione possono permettersi di tradire questo principio fondamentale”.

Per i 60 anni dalla Costituzione, Italia Nostra Nazionale ha promosso in tutta la penisola l’iniziativa “Paesaggi Sensibili”, cui la sezione di Siena ha aderito, proponendo la campagna senese e Ampugnano. Su Repubblica del 17 settembre, la campagna senese compare fra i dieci paesaggi più minacciati d’Italia (articolo a firma di Francesco Erbani). Campagna senese in estizione: il titolo del nostro Convegno sembra provocatorio, ma purtroppo corrisponde alla realtà.

La nostra bella campagna così rinomata e amata, sta scomparendo sotto l’asfalto e il cemento: strade e superstrade a volontà, rotatorie a bizzeffe, parcheggi dappertutto, costruzioni e lottizzazioni perfino in mezzo ai boschi. Eppure, sarebbe il caso di fermarla questa corsa al cemento: il suolo non è una risorsa rinnovabile, e il territorio non è infinito.

In Toscana, tra il 1999 e il 2003, la superficie ancora libera dall’espansione edilizia e dalle grandi infrastrutture è diminuita di ben 169.345 ettari. Secondo gli ultimi dati Eurostat, in Italia nell’ultimo decennio le costruzioni civili e le in frastrutture hanno sottratto all’agricoltura 2.800.000 ettari di suolo, con un consumo medio annuo di 100.000 ettari di campagna. Continuando così, avremo sempre più inquinamento, danni alle falde acquifere, insufficiente assorbimento delle piogge da parte del suolo; ma soprattutto: in futuro dove troveremo il suolo, se e quando ne avremo bisogno per la produzione degli alimenti necessari per il nostro sostentamento?

Eppure, continuano a piovere concessioni edilizie su qualsiasi fazzoletto di terra, su qualsiasi pezzo di campagna; nessuno scrupolo a costruire villette a schiera e condomini in zone fino a ieri rurali , al posto di uliveti, in mezzo ai boschi. Voglio ancora citare Salvatore Settis: “Sarebbe ora di affrontare organicamente la strepitosa anomalia di un Paese, il nostro, che ha il più basso incremento demografico d’Europa e insieme il più alto tasso di consumo del territorio, per giunta con architetture quasi sempre di infima qualità. L’alleanza della rendita fondiaria con la politica ha generato, a sinistra come a destra , mostruose periferie (invano ribattezzate “centralità” da una furbesca neolingua), colate di cemento, devastazioni. La tutela del paesaggio non è né di destra né di sinistra, ma un rigoroso rispetto delle regole (che ci sono) richiede una seria e concorde azione politica, al Ministero come nelle Regioni”.

Noi osserviamo che le leggi sulla tutela esistono, ma che i vincoli stabiliti dalle leggi sono stati finora assoggettati alle decisioni discrezionali di un’autorità pubblica. “Questa discrezionalità, negli ultimi cinquanta anni non ha dato complessivamente buona prova, e gli scempi autorizzati dal potere pubblico sono stati, e sono, laceranti e frequenti “: queste parole sono dell’avvocato ambientalista Gianluigi Ceruti., che aggiunge: “ attendo con speranza che al permissivismo selvaggio e incontrollato di questo momento subentri un periodo di ben più diffusa e ben più acuta sensibilità etico-politica”. Ceruti è l’avvocato dei ricorsi contro l’ampliamento dell’aeroprto di Ampugnano, inoltrati fra Aprile e Luglio scorsi dall’Associazione Ampugnano per la Salvaguardia del Territorio: tre accompagnati da Atti ad Adiuvandum di Italia Nostra Nazionale, quello al Capo dello Stato firmato dalle due Associazioni congiunte.

Italia Nostra Sezione di Siena

La presidente Lucilla Tozzi

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2 risposte a Italia Nostra

  1. Franco BORGHI ha detto:

    …anche se con molto ritardo desidero fare una piccola postilla all’ introduzione di Lucilla. Ero prsente a quel comvegno e l’ ho apprezzato.
    Il problema secondo me è che manca in Italia alle varie associazioni ambientaliste nazionali la volontà e la capacità di fare un fronte comune davanti a problematiche gravi che concernono tutto il territorio italiano. Sarebbe bello che tutte le associazioni ambientaliste si ritrovassero per stabilire una Carta comune (di regole e finalità )in baae alla quale fare interventi unitari per i pià grossi problemi ambientali. Utopia ? Forse…ma se non si prova non lo si saprà mai.
    Ora purtroppo tutte le associazioni avanzano in ordine sparso, con grande soddisfazione di chi ci governa, di destra o di sinistra.

    Franco

  2. Andrea Pagliantini ha detto:

    Sono della stessa idea anche io.
    L’ambiente e il suo rispetto e salvaguardia accomuna tutti, quindi è inutile disperdersi in mille torrenti quando un fiume grande li raccoglie tutti.

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