Il Chianti Classico modifica il disciplinare

gallo nero in via duprè

Non si accenderà un dibattito fra puristi che vogliono mantenere intatta la formula del vino coniata da Bettino Ricasoli e fra innovatori, il disciplinare del Chianti Classico, prevede da tempo l’uso dei soliti noti vitigni “migliorativi”.

Si tratta di un’aggiustata più che altro burocratica, che riguarda la commercializzazione del vino sfuso che “prevede la comunicazione due giorni prima della partenza del vino atto a divenire Chianti Classico”.

E “che le partite di vino sfuso oggetto di commercializzazione devono rispondere alle caratteristiche chimico-fisiche del disciplinare”.

La prima parte può anche avere un senso per avere la conoscenza dei movimenti del vino, la seconda è un pò fumosa, mi pare logico che se un vino venduto in cisterna è atto a divenire chianti Classico, già di per se deve rispondere alle caratteristiche del disciplinare di produzione.

Se questo vuol dire maggiori controlli analitici sui vini, ben vengano, ma bisogna anche rendersi conto di quanto il vino Chianti Classico, per composizione, territorio diverso, modalità di vinificazione non sia molto omogeneo fra se.

Mi spiego ancora meglio, vi sono dei vini che sembrano Supertuscan, altri che stanno nel mezzo, altri più tradizionali e ricchi di sangiovese, quindi adesso, il che fare è cercare di capire più che altro dove si vuole andare.

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6 risposte a Il Chianti Classico modifica il disciplinare

  1. Cristiano Castagno ha detto:

    Buongiorno Andrea,
    Le nuove norme riguardante la vendita dello “sfuso” servono per evitare:
    1-la compravendita di documenti attestanti il trasferimento di partite di vino esistenti solo sulla carta ed in realtà solo virtuali; pare sia stata una consuetudine ben radicata.
    2-Che le partite in oggetto riguardino perlomeno vino “atto a divenire Chianti Classico” dignitose e non delle schiacquature di botti, sempre per il motivo di cui al punto precedente.
    L’eliminazione dei vini “virtuali”ha già di fatto avuto modo di stabilizzare considerevolmente i prezzi dello sfuso, oltre ad aver convinto molti a reimpiantare vecchie vigne ed ormai improduttive (sulla carta..)
    Saluti
    Cristiano

  2. Andrea Pagliantini ha detto:

    ciao Cristiano,
    grazie per chiarire le idee.
    Ma questo presuppone che ispettori del consorzio siano presenti durante le operazioni di carico del vino e ne prelevino campioni?

  3. Cristiano Castagno ha detto:

    Ciao Andrea,
    Deve essere comunicato al Consorzio che la partita di vino verrà venduta (e quindi trasferita).I controllori vengono avvertiti quindi prima della movimentazione ,ma la loro presenza non è strettamente necessaria.Mi pare comunque un bel passo in avanti ed un bel deterrente.Non ti pare ?
    Saluti

  4. Andrea Pagliantini ha detto:

    Non ne sono molto convinto, Cristiano, mi pare un disincentivo al traffico di sola carta, ma gli aggiustamenti vengono fatti in vendemmia e quando il vino si muove, i carichi sono già stati perfezionati da un bel pezzo.

  5. Cristiano Castagno ha detto:

    Ora che il Consorzio del Ch.Cl. da libera associazione di produttori è diventata controllore della denominazione molte storture del passato verranno corrette.Un passo alla volta.Anni e anni di accettazione di “male pratiche”divenute consuetudine hanno fatto sì che il comparto si bilancia su equilibri occulti ed è estremamente complesso poi riportare il tutto in ambiti di legalità e trasparenza,senza rompere i meccanismi di base.La vicenda del Brunello è l’esempio eclatante e negativo dove non si è riusciti, a porre i rimedi a situazioni venutasi a creare nel tempo e sono è talmente intricate e vischiose che non riescono ad essere veramente esternate se non altro attraverso i silenzi imbarazzanti e comportamenti ipocriti di molti produttori, tanto è il vuoto incolmabile e forse inconfessabile tra la realtà e la legalità.La consuetudine omologa situazioni illegali bene o male e per riportare tutto nei binari della legalità non servirebbe la magistratura e la forca, ma una rivoluzione culturale, perchè è tutto un sistema che va riformato, molto oltre un semplice disciplinare.Il Consorzio del Chianti Classico, se gioca bene le sue carte, ha tutte le possibilità di raccordare il passato con il futuro anche se,a me almeno, sembra non cercare, aldilà dei proclami, una collaborazione sufficientemente attiva tra tutti i soci ed il Cda, forse perchè molte situazioni, come quella riguardante le motivazioni del mio primo commento,devono essere affrontati con discrezione senza rischiare autogol clamorosi,visto che vanno salvaguardati capra e cavoli, di tutti,speriamo.
    Saluti

  6. Andrea Pagliantini ha detto:

    La forca assolutamente no, ma la magistratura se delle regole che si sono dati sono infrante, un’occhiata potrebbe anche darcela.
    Ma sott’acqua, ruspando senza far clamore finchè le cose che può avere in mano non siano chiare, altrimenti viene fuori un altro pandemonio che non si sa dove va a finire e intanto ci rimettono tutti, onesti compresi.
    Le rivoluzioni culturali, quando di mezzo ci sono i soldi e tanti, lasciano il tempo che trovano.
    Negli ultimmi anni nel vino si erano affacciati gruppi o persone che vedevano nel bussines vino un guadagno veloce e un prestigio accresciuto dal pregio che questo prodotto ancora detiene.
    Ma il consorzio, (che sono i produttori associati) è lo stesso che controlla i produttori, pare un controsenso.
    Ma qualcosa va fatto. Troppe vigne hanno colori strani per essere tutto sangiovese o nei limiti del 20% del disciplinare.

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