Katrin, Willy, Vertine

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Sono arrivati durante una bufera di nevischio e vento.

Cercavano tracce di un agriturismo poco lontano e invece di andarci di corsa dopo avergli spiegato dove era, Katrin si è messa in mezzo ad Alessandra ed i suoi cuccioli e non sentiva più le bizze del tempo che le scorrevano sul volto pieno di felicità.

La mattina dopo, sotto un sole stupendo io e Filippo vedevamo due ombre camminare fra gli arbusti e le macchie.

Poi ci hanno detto che cercavano bacche di rosa canina e mentre si assaggiava un pò di vino hanno preparato un infuso con quelle bacche (buonissimo) ed io avevo in mente quanti ne avevo buttati giù mentre ripulivo l’oliveta della Cappella.

Si sono portati in visita alla sedia del “Partigiano del paesaggio”, fra gli ulivi e a uno sperone di pietra da cui si domina Vertine.

Una delle poche nicchie rimaste intatte e sempre lo rimarrà.

Chiacchiere, chitarra, quel tubo che si credeva tirolese, invece è australiano e sopra di noi l’elicottero della Forestale a ronzare.

Una bella mattina con gente sana…………… mancava solo una culona, gli sarebbe piaciuto.

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5 risposte a Katrin, Willy, Vertine

  1. Filippo Cintolesi ha detto:

    Mi e’ appena arrivato un email da Kathrin e Willi, freschi di ritorno nel loro Tirolo. Proprio due belle personcine come si deve. Mi hanno ricordato tempi in cui i piu’ che venivano dalle nostre parti, lo facevano in semplicita’ e amore come in un pellegrinaggio. Di strade di grande comunicazione, di varianti, di circonvallazioni addrizzacurve, ne esistevano poche o punte, eppure c’erano quelli che si facevano qualche migliaio di chilometri per finire in mezzo a curve, a strade polverose, o semplicemente strette e disagiate, con l’unico programma in mente quello di scoprire la trama e il senso del nostro territorio, scoprendolo anche a/per noi stessi. Non e’ mai bene rimpiangere quanto si stesse meglio quando si stava peggio… pero’… io preferivo quella Toscana la’ a quella odierna. Ecco, mo’ l’ho detto e mi cheto.

  2. Ci.... ha detto:

    C’è una certa invidia da parte mia vedere come vengono vissuti quei luoghi e purtroppo immagino anche chi sia la culona a cui ti riferisci.

  3. Maicol ha detto:

    è una bella storia, e sono molto belle le fotografie. Quella della sedia del Partigiano del paesaggio mi ha commosso: mi ha ricordato un libro, uno dei più belli e più straorinari, secondo il mio piccolissimo parere. Si chiama “Metafore” e l’autore è Ettore Sottsass, architetto sui generis: è un libro di fotografie, per me una delle riflessioni più alte sul significato dell’esistere e dell’abitare. Quando passo da Vertine te lo lascio sulla sedia del Partigiano del paesaggio, sempre che non mi perda in qualche balza mentre la cerco! ciao

  4. Filippo Cintolesi ha detto:

    Ci…, invidia per come vengono vissuti questi luoghi? Mai sia! Chi t’impedisce di viverli anche tu per come piu’ ti aggrada? Terre aperte sono, e quand’anche verranno recintate per tener dentro animali, sempre aperte resteranno.

    Sull’invidia di non essere culona, invece, passo perche’ non ti conosco.

  5. Andrea Pagliantini ha detto:

    Cuolona o non culona, non è cosa che riguarda il volume di mele e non è certo per tutte. Capitolo chiuso.

    @ Maicol
    Se passi, è difficile trovi la sedia, è ben mimetizzata.
    Ti ringrazio molto del commento.

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