SienaVino si può fare? Seconda parte

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Dopo appena una settimana dall’aver contattato l’ Enoteca Italiana, ho ricevuto una risposta da parte di un dirigente dell’Ente.

Dato che lo scambio di battute è avvenuto in forma privata, ritengo giusto non fare il nome della persona e riassumere a grandi linee le parole ricevute.

Si dice che L’Enoteca opera dal lontano 1933 occupandosi della valorizzazione e conoscenza dei vini, sia in Italia che all’estero, che già i Consorzi presenti sul territorio si occupano di organizzare manifestazioni di questo genere e che stanno lavorando ad un’idea più originale di questa considerando anche il livello dei costi che la manifestazione avrebbe.

L’originalità dell’idea stava proprio nel racchiudere in un solo luogo ogni denominazione e vino nato e cresciuto nella provincia e nel limitare i costi per i partecipanti cercando di realizzare una cosa sobria e gestibile per qualsiasi azienda volesse partecipare.

L’originalità sta in un commento lasciato poco fa sul blog da Roberto Giuliani che dice di far vedere, toccare, camminare fra i filari tutto quello che precede l’attimo della degustazione e la bottiglia finita che sarà il culmine di una visita che parte dall’inizio del percorso produttivo.

C’è un luogo, la Fortezza, ci sono delle strutture organizzative già esistenti e funzionanti come l’Enoteca, bastano  dei tavoli, aziende che portano bottiglie e cavatappi, l’ufficio stampa che lavora di megafono per far conoscere l’iniziativa, oltre alle strutture che hanno già i consorzi.

L’originalità sta proprio nel racchiudere in un solo luogo eventi che fanno sbattere in giro per la Toscana addetti ai lavori, che siano stampa, operatori del settore, ma anche semplici e non meno importanti appassionati.

Già racchiudere in un solo evento tutte queste manifestazioni non sarebbe un risparmio di risorse, energie, tempo e sicuramente soldi?

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6 risposte a SienaVino si può fare? Seconda parte

  1. Filippo Cintolesi ha detto:

    Se proprio proprio proprio…. dove sta scritto che una cosa del genere si dovrebbe organizzare solo all’Enoteca Italiana? Tutti utili, indispensabile nessuno, mi dicevano da piccino.

  2. Andrea Gori ha detto:

    qualsiasi cosa serva sono a disposizione ma direi che occorre almeno stabilire se è per operatori o per pubblico finale, e io voterei pubblico finale che mi pare abbia bisogno di acculturarsi un pò

  3. Paolo Marchi ha detto:

    Caro Andrea, mi sebra una bellissima cosa e concordo sul fatto che dovrebbe essere destinata al pubblico finale per insegnare il valore della qualità.

  4. Andrea Pagliantini ha detto:

    Inizio a convincermi anche io che questa cosa cominci ad avere senso se aperta a chiunque nello spirito di far comprendere cosa ci sia a monte di una bottiglia di vino.
    Capisco vi sia voglia da parte di molta gente di approfondire la conoscenza dalle piccole cose di ogni giorno, lo vedo e lo percepisco da varie cose, compreso quando metto una serie di foto con tre righe sulla potatura di una vite o su un travaso di vino.
    SienaVino se nasce, ha senso solo se viene partorita dalla semplicità.

  5. Roberto Giuliani ha detto:

    Non ci sono dubbi Andrea,
    le cose tecniche le lasciamo ai tecnici e agli operatori di settore, che il più delle volte si annoiano ad andar per vigne ecc.
    Invece va coinvolta la gente, non nelle solite ammucchiate dove tutti bevono di tutto senza aver capito nulla, ma “portata per mano” in vigna e cantina. Quanti ad esempio hanno preso in mano una zolla di terra e qualcuno gli ha spiegato cosa contiene e come influisce sul prodotto finale? E perché quel tipo di terra è più adatta al sangiovese piuttosto che al sauvignon?
    quanti hanno visto cosa succede all’uva dopo essere stata raccolta?
    Quanti sanno veramente la differenza fra vinificare in bianco, rosato e rosso, e soprattutto lo hanno visto fare?
    Quanti hanno assaggiato i vinaccioli per sentire se sono maturi o no?
    Il vino viene dopo, molto dopo…
    Ecco, se si deve fare un evento che coinvolge diverse denominazioni, è fondamentale che chi partecipa, alla fine sia in grado di comprendere le differenze fra di esse.
    Si potrebbero prendere a campione alcune aziende, poche ma collocate in punti strategici per far capire i diversi territori. Bastano un paio di giorni, gruppi di 20-30 persone che visitano un’azienda per denominazione, in modo da avere un quadro completo. Il terzo giorno degustazione in presenza dei produttori, con abbinamento di prodotti tipici del senese.
    Poi, a seconda del successo che avrà, si può tarare meglio per gli anni a venire.

  6. Andrea Pagliantini ha detto:

    Roberto, credo proprio che hai centrato il modo e la forma per portare avanti questa idea.
    Conosco belle realtà di piccole medie aziende che sarebbero felicissime di aprire le porte e le vigne per mettere in atto un giro totale fra le vgne e la cantina.
    Un paio di giorni fra aziende nella provincia di Siena con il finale in una di esse dove si possono girare con i bicchieri i terreni calpestati diventa una cosa fattibile e bellissima.
    Inizio a parlarne ad un pò di gente e vedremo cosa viene fuori.
    Sono carente sul Nobie di Montepulciano, ma di certo qualche nome giusto lo puoi proporre tu.
    Sulla Vernaccia ho in mente un’azienda biologica che fa delle belle cose, sul Colli Senesi un’azienda a conduzione familiare alle porte di Siena, sul Classico ho l’imbarazzo della scelta, sul Brunello ho una mezza idea da ampliare.
    E in questo modo non si va a dar fastidio dentro la Fortezza di Siena.

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