La Libera Repubblica delle Arti

Partenza alla stazione di dove mi pare alle 9,25, due ore di scomparsa e ritorno di un Azzurro Mare appena sotto i binari fino a Scalea.

Scogli, strapiombi, piccole spiagge nascoste raggiungibili solo via acqua, macchia e nostalgia.

Alle spalle il sole, l’odore di fichi nei forni, u sciauru del pesce appena pescato e fritto, la ricerca di una vecchia filanda rimasta solo nei ricordi, scomparsa fra villette più o meno abusive.

Giusto, il sole alle spalle e una pioggerella fina e fredda che la bellezza lasciata, rendeva ancor più fredda e bagnata, lì, la sera alla stazione di Campo di Marte, piena di gente senza sguardo desiderosa solo di andare a casa e chiudersi in qualche casermone, mettersi ciabatte e sbottonare un telecomando.

Il giorno dopo di nuovo Firenze, di nuovo dalle parti di Campo di Marte, in quel covo di matti sani che ha in cura i locali dell’ex ospedale psichiatrico di San Salvi, La Repubblica delle Arti.

Prima di arrivarci, ad un semaforo, l’incrocio con una panda bianca della Polizia Idraulica, non manca neanche chi arresta le acque .

E poi una serata a San Salvi, fra Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza, le menti e le corde di un circo di pittori, musicisti, cantastorie, teatranti, attori improvvisatori, bariste dell’autogrill che danzavano e di li a breve avrebbero fatto il servizio di notte appunto all’autogrill, e poi Piero Pelù, che invece di cantare, da organizzatore dell’estate fiorentina, passava da un banchino all’altro, ascoltava i cantastorie, passava al banchino del Salvino.

Amedeo Lanci a riempire di inchiostro un lenzuolo di 63 metri quadri.

Tema della serata “Il bianco e nero fanno il rosso?”.

Una delle variabili risposte era l’uva nera,con una puntina di uva bianca fà il rosso del Salvino.

Un altra variabile era il bianco e nero fanno l’azzurro.

Per me quella sera, altre molte sere, molte sempre altre.

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