Albergo sequestrato nel comune di Gaiole in Chianti

Una struttura in un’area  inedificabile è stata sequestrata nel comune di Gaiole in Chianti dal Corpo Forestale dello Stato su disposizione del Tribunale di Siena.

A poco più di un mese dal sequestro delle 4 villette a Monti in Chianti un altro sigillo in un territorio piuttosto violentato per soliti motivi.

Vi lascio alla lettura dell’articolo pubblicato dal Cittadino delle magnifiche Alessandra e Raffaella.

Il Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale ha sequestrato su ordine del Tribunale Ordinario di Siena alcuni immobili di un complesso ricettivo, dopo averne sgomberati i locali.
Gli atti della pubblica amministrazione che hanno consentito la realizzazione delle opere, infatti, sono risultati illegittimi, in quanto adottati sulla base della presentazione di atti non corrispondenti alla realtà dei luoghi e, con ogni probabilità, frutto di una dolosa connivenza tra i soggetti pubblici preposti al rilascio dei permessi a costruire (i quali dovevano verificare il rispetto della legislazione e della pianificazione territoriale vigente), ed i privati che hanno realizzato il complesso ricettivo.
L’area è assolutamente inedificabile e vi è vietata ogni riduzione dell’estensione dei boschi. Nonostante questa prescrizione di legge vincolante, è stato approvato un Piano di Recupero che ha consentito di raddoppiare abbondantemente i volumi rispetto ai preesistenti e di eliminare una porzione di bosco.
La struttura che è stata realizzata, aprendo un vero e proprio “buco nel bosco”, è stata utilizzata da mesi per accogliere turisti italiani e stranieri ed è fortemente pubblicizzata anche via internet.
Oltre che all’illegalità paesaggistico-ambientale, in una zona prestigiosa e rinomata, l’intervento dell’Autorità Giudiziaria è stato determinato anche da motivi di sicurezza pubblica. Infatti, i locali, in parte totalmente interrati, come una beauty farm, non sono stati né collaudati, né dichiarati agibili.
Proprio per questo ultimo motivo, l’esecuzione del sequestro ha reso necessario l’immediato sgombero dei locali, con interruzione dell’attività ricettiva.
Le ipotesi investigative del personale della Forestale, che hanno consentito di ricostruire questo complicato quadro giuridico-amministrativo, sono state accolte dalla Autorità Giudiziaria di Siena, che ha disposto il sequestro preventivo degli immobili costituenti il complesso ricettivo “Le Corta”, posto nell’omonima località. Questa mattina sono stati apposti i sigilli.
Quattro sono le persone denunciate, tra funzionari pubblici, professionisti ed imprenditori, in concorso tra di loro. I reati ipotizzati sono abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità, lottizzazione abusiva ed esecuzione dei lavori edilizi in totale difformità o assenza del permesso a costruire e di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione.

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21 risposte a Albergo sequestrato nel comune di Gaiole in Chianti

  1. ag ha detto:

    Buongiorno.
    Bene , bravi. Rimane un problema, dopo aver mandato proprietari/amministratori, tecnici delle due parti e anche qualcun’altro a lavorare gratis in vigna per i prossimi 5 o 6 anni in qualche azienda della zona (non voglio sentire parlare di galera per certi reati): cha ci si fa con l’edificio sequestrato che suppongo anche bello e, per una parte, regolare?
    Buona giornata.

  2. Andrea Pagliantini ha detto:

    Intanto è una bella notizia perchè inizia ad aprirsi il muro di gomma e sono certo che ne vedremo delle belle se prossimamente viene sollevato il coperchio di queste cose.
    Intanto questa gente patisce solo se gli tocchi il dinero, quindi mega-multa e avanti con il penale, poi alla fine di tutto demolizione (pagata da loro) dell’abuso e ripristino dell’area come era prima.
    Semplicissimo.

  3. ag ha detto:

    La demolizione è uno sperco di tempo e denaro: lo status quo ante una volta compromesso non può venire ripristinato. Il penale per una stanza o due abusive? ma dai siamo seri…. ci sono tante vigne dove lavorare dalle 8 di mattina alle 17 senza prendere uan lira… ma quallo facciamoglielo fare sul serio.

  4. Andrea Pagliantini ha detto:

    Guarda che qui un segnale di ripristino della legalità va assolutamente dato.
    Dove ti giri e dove si vedono volumetrie schizzare di dimensione.
    Vorrei far ricordare che tutto questo non è dovuto a necessità assoluta per abitarci, ma per alloggiarci villeggianti e tenerli a mollo nelle idromassaggio.
    Un pezzo di bosco là, una quarantina di olivi interrati per far posto a una piscina, forni dell’800 disintegrati per fare portici, capanne che diventano ville.
    Annessi agricoli che neanche esistono da nessuna parte che diventano abitazioni.
    Vorrei anche far notare che fra le altre cose c’è anche un evasione di imposte ai danni dello Stato.
    Prima addirizzare questa situazione, dove nei casi più eclatanti le ruspe devono spianare (mi offro volontario) poi mega-multe, poi tutti per le vigne a raccattare i sassi perchè non c’è da fidarsi di far toccare le piante a certa gente!!!

  5. ag ha detto:

    Andrea, scusa se insisto. Tu sai meglio di me che una volta fatte, certe cose, distruggerle è peggio. Soprattutto se non sono troiai (e ce ne sono di cose rifatte belle) a chi giova disturggerle? a nessuno tantomeno all’ambiente. Quindi sì sequestro, sì vendita all’asta, sì a togliere i sassi in vigna. 3 misure pragmatiche che applicate sul serio sarebbero un deterrente estremamente efficace.

  6. Andrea Pagliantini ha detto:

    Nel 2003/2004, un pezzo di bosco non grandissimo, partorì un annesso agricolo.
    Giardino intorno, forno esterno, ammobiliato, catena di ordinanza.
    Piccolo particolare, non esisteva e non esiste in nessuna mappa, se non che al catasto è giunta una domanda di accampionamento nel marzo 2009.
    Nel frattempo la casa ‘ stata svuotata e lasciata perdere come non fosse mai stata usata.
    In una situazione del genere con dietro abili edili, non devo credere nella demolizione?
    Questo è un caso limite, ne convengo, ma nel comune limitrofo prima di fare qualcosa del genere ci pensano e parecchio.
    Tutto non si potrà buttare giù, però sarebbe il caso di spulciare i lavori per capire in che razza di guazzaio siamo.
    Occorre far chiarezza e che i furbetti siano messi in condizione di farla finita.
    Alla fine chi ci rimette , strano a dirsi, ma è l’economia del luogo, che dal paesaggo e dalla tranquilllità, ha tratto grossi benefici.

  7. lallero ha detto:

    LEGGO
    “…i locali…….., non sono stati né collaudati, né dichiarati agibili. Proprio per questo ultimo motivo, l’esecuzione del sequestro ……”

    EHEHEHE
    TRA UN PO’ DARANNO L’AGIBILITA’ E TUTTO ANDRA’ A…..
    DOVREBBERO IMPORRE LA DISTRUZIONE DEL TUTTO A LORO SPESE E CONSEGUENTE RIPRISTINO DELL’AMBIENTE !!
    QUESTO è CIO’ CHE ANDREBBE FATTO
    E NON MI DITE CHE NON SI PUO!
    SE SI PUO’ DISTRUGGERE SI PUO’ RISANARE

  8. Andrea Pagliantini ha detto:

    Nel Corriere di Siena di oggi, un articolo a firma Sonia Maggi, esordiva dicendo che ai poveretti dell’albergo veniva impedita di concludere la stagione turistica anche se siamo verso la fine, con un perdita econimica.
    Si comincia subito male, si inizia già ora a spalare sabbia.
    Dovrebbe essere chiaro che il profitto mancato per il sequestro è dovuto ad abusivismo edilizio, stanze e strutture che non dovevano esserci ed hanno preso il posto del bosco, chiaro?
    I tempi, i ricorsi, i cavilli fanno pensar male e allungare le possibilità di salvezza con qualche nuova legge che va a coprire le pecche.
    Qui le uniche cose da fare adesso è capire fino a dove si espande questo fenomeno e cauterizzarlo….. LEGALITA’, LEGALITA’, LEGALITA’.

  9. Filippo Cintolesi ha detto:

    A chi giova distruggere certe cose fatte abusivamente? Semplice, giova alla legalita’. Reductio in pristino si chiama. Ed e’ piu’ che possibile e fattibile.
    Basta vedere come si riduce qualunque opera dell’uomo se lasciata a se stessa senza manutenzione per pochi anni.
    Circa certi reati, poi, vorrei fosse chiaro che la responsabilita’ di chi e’ in gioco per far denaro non e’ la stessa di chi sarebbe in gioco per amministrare la cosa pubblica e far rispettare le leggi. Gli amministratori corrotti, in societa’ forse piu’ arcaiche della nostra ma non per questo meno civili, subivano pene inenarrabili. Aggiorniamo pure gli strumenti a Beccaria, ma il culo da fare ai guardiani della legge che colludono con chi la viola, ha da essere “medievale”, per dirla a la Tarantino.

  10. ag ha detto:

    Filippo, buonasera.
    Non vedo perchè lasciar deperire un intero immobile (regolarmente censito) per una parte minoritaria edificata abusivamente. Sarebbe una misura, passatemi il termine, Talebana. O, se preferite termini biblici, iconoclastica.
    Quanto alla pena “medioevale” mi sembra che quella da me proposta sia ben più che sufficiente, proprio in termini di filosofia del diritto senza il bisogno evocare e invocare, passatemi il neologismo, inutili dipiatrate.

  11. ag ha detto:

    Era dipietrate (da Di Pietro) non dipiatrate (da errore di battitura). Scusate.

  12. Andrea Pagliantini ha detto:

    @ ag
    qui un ci si capisce, non credo il Cintolesi voglia demolire uno stabile di chissà quale epoca perchè accanto hanno fraudolentamente costruito delle cose che non ci dovevano essere, poi se ricapita qua sopra, magari sarà lui a articolare il suo credo.
    Però alle cose realmente censite che lievitano a dismisura durante lavori di recupero o restauro occorre porre un freno e mettere argine.
    Come? Mega multe e dove è il caso, demollizioni.
    Una capanna che doveva essere 80 metri e diventa 400 ti pare normale?
    Uso agricolo, ma affittato prima a stranieri e poi a locale di somministrazione, basta come esempio?
    Sui funzionari che dovrebbero controllare e applicare la legge, nessuno chiede il taglio delle mani ci mancherebbe, ma che lascino a vita la pubblica amministrazione mi pare il minimo.

  13. ag ha detto:

    Andrea, ma se sono giorni che auspico per i tecnici di entrambe le parti (una, i committenti, una, l’amministrazione) di andare a lavorare gratis in vigna per svariati anni……..

  14. Andrea Pagliantini ha detto:

    Mi sà che a me piace il rumore del calcinaccio fresco da demolizione, a te un pò meno :-).
    I tecnici: quelli dell’aministrazione a casa, quelli dei committenti davvero nelle vigne, sarebbe uno spasso grandissimo.

  15. ag ha detto:

    Il calcinaccio va bene se serve a fare meglio. Abbattere x non ricostruire e rendere più bello/funzionale è solo un costo su un costo.
    A casa i tecnici dei comuni? ma che scherzi? loro sì a togliere i sassi e spargere letame….. a casa, quelli???? mai e poi mai!!!!
    Guarda che la colpa più grave non è dei committenti ma delle amministrazioni.

  16. Andrea Pagliantini ha detto:

    Abbattere per non far ricostruire in un’area vietata non è un costo, ma una bella forma di legalità.
    Una persona carissima che lavora nella scuola mi ha sempre detto (e sono d’accordo con lei) che gli insegnanti dannosi e svagati, vanno tenuti a casa e pagati per non farli andare a scuola per dare un beneficio alla società.
    In questo fatto però riconosco di vederli bene a spargere cacca dei cuccioli di vacca con il forcone, sia i tecnici pubblici che i grandi professionisti privati, su questo hai ragione, lo meriterebbero proprio.

  17. Filippo Cintolesi ha detto:

    Io ho parlato di reductio in pristino, ossia di riportare alla situazione preesistente. Quanto ai costi della demolizione eventuale, e’ ovvio che debbano essere a carico di chi ha reso necessario l’intervento.
    L’iconoclastia e il talebanismo non c’entrano per niente, si tratta di semplice rispetto del diritto. Il dipietrismo e/o le dipietrate non so cosa sia e neppure m’interessa. Nel caso di funzionari preposti a far rispettare le leggi, mi pare assolutamente evidente (a chi abbia nel curriculum il minimo sindacale di educazione civica, da scuola dell’obbligo) che in caso di reato il vulnus e’ decisamente maggiore che non nel caso di semplici cittadini. Si tratta proprio di reati diversi, su scala ben diversa di gravita’. Non si tratta di mandare proprio nessuno ai lavori forzati (se invocare la demolizione di quanto abusivamente e’ stato edificato, e’ talebanismo, allora invocare i lavori forzati come tipo di pena che cos’e’?), sarebbe piu’ che sufficiente applicare le leggi che gia’ ci sono.
    Soltanto, con rigore.

  18. ag ha detto:

    Ammetto che la mia idea non sia il massimo della modernità, ma volete mettere la gioia di poter sapere che chi ha fatto dell’avidità la propria ragione di vita sta lì a durare vera fatica senza compenso se non il pranzo…… a me piace! Costa poco alla comunita “vulnerata” e rende abbastanza in termini pratici.
    Che ce ne facciamo di una sentenza a fini comunicazionali (come abbattimenti con fanfare, sindaci, majorettes e giornali finti indignati = dipietrate)? Moooolto meglio i lavori socialmente utili (common law nel pieno senso dell’espressione) che mi sembrano perfetti per lo scopo, magari a ripiantare 3000 o 4000 querce o lecci o olivi al posto di quelli spiantati.
    Io avrei anche in mente anche qualche simpatico agronomo quale direttore dei lavori…
    Buona giornata

  19. siena hotel ha detto:

    sono davvordo per la riqualificazione ambientale, la legalità è la legalità

  20. Andrea Pagliantini ha detto:

    Per ora tutto tace, anche la legalità dorme della grossa come la gente……… purtroppo

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