Vigne del Pelato

“Lunghe macerazioni di quasi tre mesi  del Sangiovese, atte ad estrarre in un connubio armonico e ridotto, tutta l’eleganza del vitigno autoctono dinamico che s’illumina d’immenso”.

Bravo!!!

Però guardando le immagini non si capisce se il vino viene fatto con l’uva o la gramigna!!!

(le foto sono opera  di amico con la passione del motocross che me le ha gentilmente inoltrate)

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17 risposte a Vigne del Pelato

  1. Ric ha detto:

    Fra imbecillità, mangiate dei cinghiali e abbandono quanto pensi abbiano fatto di uva ad ettaro?
    E poi se la produzione è parecchio bassa, credi verrà rimpolpata in qualche modo con arrivi esterni e magari notturni?

  2. ag ha detto:

    Buongiorno.
    Ah beh il carico è il carico…… c’è modo di prenderle in affitto?

  3. Andrea Pagliantini ha detto:

    @ Ric
    escludendo questa vigna che si vede non fa testo perchè non c’è niente e abbasserebbe di brutto la media diciamo che 20 q/ha dovrebbe esser la resa possibile.
    Però sono bravi davvero: al proprietario le bischerate le mascherano per scelte qualitative, non per quello che sono.
    Sei maligno con gli arrivi esterni, ma non ne so niente e francamente non me ne interessa, provo solo un pò di pena e basta.

    @ ag
    ma scherzi?
    Dare quella vigna in affitto?
    Ma è quella dove ci ricavano il vino migliore, non la vedi? 🙂

  4. Ambra ha detto:

    invidiabili vigne…
    sì dovrebbe uscirne il “vino dell’anno”

  5. piergiovanni ha detto:

    Ma no,la vigna è stupenda, si pratica l’inerbimento verticale, una nuova pratica biodinamica! 🙂

  6. vita ha detto:

    Faranno un nuovo vino il “SECCATICCIO”…….

  7. Michele Braganti ha detto:

    ha ragione ag….il carico e’ sempre il carico….poi per il vino ci s’organizza……;-)

  8. Cristiano Castagno ha detto:

    Ad occhio e croce la vigna manco è stata potata.Facci capire ma quello che scrivi delle lunghe (lunghissime) macerazioni è uno scherzo o davvero viene fatto vino da qui…
    Saluti

  9. Andrea Pagliantini ha detto:

    E’ il secondo anno che queste vigne sono nelle condizioni che si vede.
    Lo scorso anno furono potate per non prenderci niente causa malattie ecc. quest’anno sono lasciate allo stato brado e non potate, ma ci sono sempre.
    La lunghissima macerazione è un vanto, pensare che l’uva provenga da queste vigne non è ipotizzabile in quanto sia lo scorso anno che questo sono state improduttive.
    La cosa strana e allo stesso tempo preoccupante, per allargare la visione a quanto si sente e a quanto si vede, è che in questo momento vigne vecchie, marginali, improduttive, piccole o grandi che siano, ma iscritte alla docg, sono ricercate come il pane e non si capisce il perchè.
    Il periodo delle vacche grasse è finito da un pezzo e una vigna piccola, vecchia e improduttiva, che appetibilità può mai avere?

  10. Michele Braganti ha detto:

    il certificato…con l’uva la sud che costa 20 25 euro il quintale………!!!

  11. Cristiano Castagno ha detto:

    Andare a caricare produzione “virtuale”su vigne praticamente improduttive è un esercizio che oggi come oggi potrebbe costare molto caro.Eppoi non so se il gioco valga la candela da ogni punto di vista.Certo che nel 1997 quando la gelata falcidiò davvero la produzione su tutto il Chianti Classico…ma erano altri tempi sia per i prezzi dell’uva che per la nonchalance che venivano fatte certe operazioni…

  12. Andrea Pagliantini ha detto:

    Non credo si tratti di caricare con uve del sud a poco prezzo la produzione di vigne improduttive.
    Stavolta i margini di guadagno sono ridotti e non credo che il gioco valga la candela.
    Ci ho pensato e forse sono arrivato a comprendere il perchè della ricerca di vigne esauste e marginali….. però non mi spiego adesso, questo è materiale per un post.

  13. Cristiano Castagno ha detto:

    Gianni Zonin dice che le dimensioni delle aziende vitivinicole devono crescere per essere concorrenziali…opps

  14. Andrea Pagliantini ha detto:

    No, no, sei fuori strada Cristiano.
    Non intendo parlare dei grandi imbottigliatori, dei grandi numeri, dei prezzi che oscillano e che i grandi decidono.
    I pensieri che mi sono venuti sulle vigne marginali e stanche, sono uno scalino più alto del livello della pirateria di riempire la carta con uva di fuori.
    Siamo al livello in cui l’uva in un’azienda che produrrà vino non c’entra più niente.
    Metterò il post nei primi giorni della prossima settimana, appena riesco a comporlo.

  15. Filippo Cintolesi ha detto:

    La ricerca di vigne marginali e’ la ragione d’essere dell’azienda in questione. Non sto dicendo che veramente facciano il vino con vigne marginali. Mi spiego meglio: non sto dicendo che il vino che sta nelle bottiglie che portano l’etichetta di quella azienda, provenga da vigne marginali (ecco, detto meglio).
    Pero’ e’ quello che dichiarano, meglio: si vantano, di fare. Tengono basse le rese, e quindi alta la qualita’ (equazione tracciata da loro, non da me), non ricorrendo a castrazioni verdi, potature talebane, o altro, bensi’ semplicemente usando vecchie viti sull’orlo del collasso. Logico quindi che siano alla ricerca di vigne che sbandierano all’occhio del pubblico il loro mission statement.
    Oh, e poi non sarei cosi’ severo contro le vigne tenute “male”. Staranno forse lanciando il primo esperimento di viticoltura secondo le idee di Fukuoka. The one grape revolution….

  16. Cristiano Castagno ha detto:

    Da me c’è un filaio di vigneto promiscuo impiantato nel 1929, secondo le carte catastali e non potato da 50anni: gli aceri sono tornati alberi altissimi e le viti ancora vive, sono tornate ad essere liane, lassù.Incredibilmente ogni vite ogni anno emette tralci verdi di nuova vegetazione di non più di 7-8cm ognuno che a loro volta producono grappolini di uva (sangiovese)il più delle volte sanissimi: (non)agricoltura biologica!

  17. Andrea Pagliantini ha detto:

    Queste Cristiano, sono viti vecchie che la sanno lunga.

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