Uva pazza

Anni di vacche grasse che portano dietro di se un carico di improvvisati vinattieri che producono liquidi rossi con le uve consigliate dallo stregone viatico immediato per la vendita, per la recensione giusta, per i punteggi alti in guida.

Anni che trascinano trucioli di legno, il morbido scorrere della gomma arabica, apparecchi di osmosi  su furgoni, camion frigoriferi e cassette di legno, cisterne a tutte le ore, foglie di vite dalle tonalità strane parecchio porpora.

Liquidi rossi tendenti al nero in piccoli contenitori, scelta assoluta per la qualità e per olfatti e lingue legnose che la moda e i prezzi assurdi per 0,750 franco cantina facevano sognare più delle impennate di borsa.

Vampata di qualche anno che dal 2002 con una vendemmia poco piacevole e crisi del giocattolo e del sapore, mostra limiti e difetti di storie passate che erano state messe di corsa in soffitta.

Errore  pensare di voler riscrivere i sacri vangeli credendo che chi c’era prima era solo un bischero mentre invece ci doveva campare con quanto faceva in alimento e sostegno che se andava male in quantità o attenzioni si ripercuoteva sulla propria vita, sul proprio sostentamento.

La crisi del vino, dei prezzi e dei consumi la si avverte tutti perchè mescolata in una crisi più ampia e generale.

Inutile sperare che riporti tutti con i piedi per terra provando a vivere in un modo più sobrio fatto di meno apparenza e più sostanza.

Difficile rinunciare allo star troppo bene e ridurre le pretese non prendendosi a schiaffi con il mondo accanto e cercando un appoggio comune per andare avanti ritrovando un briciolo di sensibile umanità.

Almeno le vacche magre di adesso, consentissero un pò di limpidezza fra le vigne, le cantine e gli alambicchi.

Forse è un sogno ad occhi aperti, o forse ho bevuto troppo Chianti fatto in fretta che mi fa vedere le cose come non sono o saranno.

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Una risposta a Uva pazza

  1. ambra ha detto:

    ” chi porta il paraocchi, si ricordi che del completo fanno parte il morso e la sferzata ”

    Stanislaw Jerzy Lec

    Ambra

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