Chianti Classico San Giusto a Rentennano 2007

Un’ottima interpretazione del Sangiovese.

Agrume candito, uva matura, morbido di riposo in tonneaux.

Manca di nervosismo e ruvidezza, ma sono i terreni ben messi e piuttosto sciolti che scivolano verso il confine sud della denominazione Chianti Classico a donare più grazia.

Il nervosismo c’è, ma in  chi vorrebbe fare un vino come questo e non ha nè posizione nè la capacità di capire che ogni gobba ha il suo clima, ogni collina, la sua storia, ogni vigna un universo di individui (le viti) da conciliare con gli uomini e l’universo ambientale in cui si è inseriti

A San Giusto a Rentennano ci riescono.

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34 risposte a Chianti Classico San Giusto a Rentennano 2007

  1. VignereiManonPosso ha detto:

    e pensare che quando ho avuto modo di assaggiarlo ho avuto l’impressione che fosse “ruvido”, più “rustico” del 2006. L’arancia è vero, quella me la ricordo tutta
    E poi l’azienda è in uno dei posti più belli che abbia mai visto in Toscana
    E vogliamo parlare della parte dove si fa appassire l’uva per il vin santo? magico

  2. Andrea Pagliantini ha detto:

    Francesca, prova a pensare a quel vino tenendo gli occhi chiusi non pensando al contesto, al luogo, alla luce del posto.
    Inganna il contesto molte volte.
    Poi, rifletti, apri gli occhi e ti accorgi che la bellezza del luogo è la stessa riflessa nel bicchiere.
    Le due cose spesso camminano separate, il fiocco più bello del contenuto capita sovente.
    Il vino e chi lo fa sono una cosa.
    Chi lo propone e ne parla sono un’altra.
    I luoghi altra cosa ancora.
    Lì non è così.

  3. Filippo Cintolesi ha detto:

    State parlando di un vino la cui uva e’ stata vendemmiata e pigiata due anni fa, diciamo due anni e due mesi fa, va’. Se entrambi avete avuto modo di assaggiarlo immagino significhi che le bottiglie fatte e finite sono state rilasciate al pubblico almeno qualche mese fa. Calcoliamo un minimo sindacale di affinamento in bottiglia.. diciamo sei mesi? Proprio il minimo minimo. Questo ci porta come epoca dell’imbottigliamento, probabilmente, verso l’inizio di primavera dell’anno che sta per finire. Sto sempre parlando di minimo minimo. Mi domando: basta questo per poter dire “morbido di riposo in tonneau”? E’ tale permanenza di un annetto si’ e no sufficiente per far percepire al gusto un netto ammorbidimento? E’ pur vero, si’, che un tonneau non e’ una botte enorme e che forse il legno era anche almeno in parte nuovo.

  4. Andrea Pagliantini ha detto:

    Si deve partire dal fatto che nella zona che parte dal colle di Cacchiano, scende nell’altipiano di Monti e finisce con San Giusto l’eleganza, la morbidezza e il grado, sono delle caratteristiche da sempre dei vini prodotti.
    Di qua abbiamo un pò più profumi, ma è un discorso relativo, specie adesso.
    Un’uva che nasce in quel contesto, in quel clima che porta a maturazione ottimale quasi sempre porta molta eleganza e morbidezza, se poi metti un anno in tonnò botte piccola e magari tostata di fresco, sei mesi di quiete in bottiglia dopo l’imbottigliamento, il gioco è fatto.
    Nella piana di Lucarelli, nelle chiuse per Vagliagli, nei lungofiumi se riescono a fare del vino così, ci vuole la bacchetta magica.

  5. Michele Braganti ha detto:

    ..dimentichi tutta la piana di castellina scalo….dove si trova un certo cecchi…….

    P.s.
    ..come direbbe Riccardo…ma il frutto e’ croccante o no…????..

    P.p.s.
    grazie…….

  6. Andrea Pagliantini ha detto:

    In quei posti bassi e pianeggianti, ci esce Sangiovese alluvionale, vedrai che alla fine qualcuno ne decanterà le virtù, basta dare tempo al tempo……….. a meno non sia già successo e non me ne sono accorto.
    Il frutto, più che croccante spesso è ricoperto di Scala o di Switch……. sennò diventa poltiglia.
    Ma questo gli appassionati è bene non lo sappiano e si limitino alle solite messe cantate.

  7. ag ha detto:

    Auguri a tutti.
    Parole degne di poesia…. più prosaicamente, vogliamo chiedere ai Martini quante bottiglie hanno in cantina di 2007 (ma anche di 2006, 2005, 2004….)a due mesi dalla nuova annata? Sono davvero dei grandi! Complimenti.
    Auguri di nuovo a tutti.

  8. ANDREA ha detto:

    L’ho bevuto ieri per la seconda volta e ho appena telefonato all’azienda per ordinarne ancora…Il colore rubino brillante con quelle trasparenze che il sangiovese dovrebbe avere. Il profumo intenso ed inebriante. quell’amarena fragrante accompagnata da note floreali e poi di terra, minerali e spezie dolci date dal rovere che e’ pero’ perfettamente integrato. non prevarica, non e’ protagonista bensi’ comprimario. In bocca si rivela dotato di un bell’equilibrio perche’ la nota alcolica e’ perfettamente bilanciata dalla freschezza e dai tannini gentili che sfumano su una bella sapidita’leggermente amarognola,per poi finire con note intatte di frutta dolce. Quello che mi ha molto colpito e’ la sua grande bevibilita’. Dimostrazione che il chianti classico si puo’ fare e bene senza cedimenti ai filoni eccessivamente modaioli.
    Complimenti ancora

  9. Andrea Pagliantini ha detto:

    Complimenti al tuo palato e soprattutto a chi questo vino lo fa con dedizione, passione e competenza.

  10. ANDREA ha detto:

    Ti ringrazio per i complimenti e mi associo ai tuoi. Sono appena tornato dal Chianti e tra i vari assaggi devo proprio dire che qui siamo ad alti livelli. Inoltre devo dire che alcuni tra i vini degustati erano buoni ma… avrei detto che era chianti?

  11. Andrea Pagliantini ha detto:

    Posso capirti………… sarebbe interessante sapere in quali calici hai messo il naso….

  12. andrea ha detto:

    Beh sai i nomi e’ meglio non farli. Anche se alcuni erano ottimi vini…

  13. Andrea Pagliantini ha detto:

    Infatti, non è elegante fare nomi e pubblicità anche se erano ottimi vini.
    Io uno me lo immagino fra quelli che hai assaggiato…………….scommetto che era parecchio nero.

  14. andrea ha detto:

    Bravo come fai a saperlo? Diciamo rubino cupo e impenetrabile tipo lagrein?

  15. Andrea Pagliantini ha detto:

    Potrei dirti che sono un pò mago, invece non è vero.
    Conosco solo i luoghi e i modi di fare…. il Chianti è molto variegato nei sapori e nei colori.
    Scommetto anche che quel nero cupo, era buono, ben fatto, ma dietro di se non lascia alcuna emozione.

  16. andrea ha detto:

    Si sostanzialmente e’ cosi. Ne ho bevuto un altro che nel colore e nella tipologia si avvicinava un poco a San Giusto. Ma vorrei chiederti un paio di delucidazioni, visto che mi sembra che tu conosca bene la tipologia ed il territorio. In quel bicchiere nero cupo avrei giurato ci fossero cabernet o merlot sia per il colore che per i profumi. Invece vado a vedere e leggo sangiovese 100%.Ora mi chiedo allora dipende dal terroir nel senso che in determinate condizioni il sangiovese chiantigiano assume determinate colorazioni oppure da concentrazioni o da tempi e temperature di macerazione ?

  17. Andrea Pagliantini ha detto:

    Molto probabile ci sia stato dentro del merlot, la vedo dura sia Sangiovese 100%.
    Il Sangiovese chiantigiano può essere scuro in determinate annate e condizioni, nero impenetrabile la vedo dura, a meno che accanto al Sangiovese non ci sia qualche vite di alicante.
    E’ anche vero però che i nuovi cloni di Sangiovese sono molto diversi e corposi rispetto alle vecchie viti di una volta.
    Temperature e macerazioni per conto mio c’entrano poco, a meno che non entrino in gioco maceratori o concentratori che estraggono l’acqua dal mosto o dal vino.

  18. andrea ha detto:

    Ma che senso avrebbe dichiarare 100 Sangiovese quando invece ci metti del merlot? Voglio dire nel Chianti Classico e’ concesso, non siamo mica a Montalcino. Se invece si tratta di cloni allora e’ un altro discorso. Se poi c’e’ un uso di concentratori o di osmosi allora e’ un altro pianeta. Pero’ di Chianti cosi’ scuri ce ne sono tanti e quindi non credo che facciano uso cosi’ in tanti di queste tecniche.

  19. Andrea Pagliantini ha detto:

    Ha senso, ha senso, specie adesso che c’è un risveglio del tradizionale, dell’autoctono e del naturale.
    In Chianti c’è piantato di tutto e si faceva il supertuscan con il meglio e nel Chianti Classico il resto, gli avanzi.
    Ci sono nuovi cloni, producono meno, sono più resistenti, maturano prima, sono più scuri ecc.
    Ci sono diversi concentratori in giro, ora vengono usati un pò meno per il costo e per un ritorno al passato nei colori e nella beva………… ma sono fermi soprattutto per il costo……. vedrai che ci sarà meno alcol e colore nei vini di prossima uscita.

  20. andrea ha detto:

    Direi che hai proprio ragione. Condivido in toto. Quindi il nostro San Giusto non avrebbe piantati questi nuovi cloni vorresti dirmi?

  21. Andrea Pagliantini ha detto:

    San Giusto nello specifico non saprei dirti, però così ad occhio credo che i loro vigneti abbiano anni.
    E poi, sia chiaro che questi nuovi cloni se tenuti fitti come il cipollino, con un grappolino stento a pianta, nell’erba e con le stagioni calde e siccitose come negli ultimi anni, si concentrano già da soli.
    Quest’anno c’erano dei pesi leggeri e delle gradazioni altissime, ci sarebbe un capitolo interessante da affrontare e non è detto non lo faccia in un nuovo post.

  22. andrea ha detto:

    Insomma suggeriscimi qualche altra etichetta di Classico che risponda alle caratteristiche che ci piacciono cosi’ me la vado a comprare

  23. Andrea Pagliantini ha detto:

    Monteraponi, Montevertine, Caparsa, Salvino, Badia a Coltibuono, Campacci,Borgo Scopeto, Susanna Grassi di Lamole (il Classico)…….

  24. Hulk ha detto:

    A me il Chianti piace frizzante, così come dovrebbe essere. E smettetela di fare prosopopea.

    Se è bono frizza!

    At majora

  25. Andrea ha detto:

    Coltibuono e’ l’altro che ti dicevo che mi e’ piaciuto. E cosa mi dici di Bibbiano?

  26. Andrea Pagliantini ha detto:

    @ Hulk
    parli forbito e dovrò cercare il significato di prosopopea sul vocabolario.
    Ricordo però che citava spesso questa parola il Testa Pelata infilandola frequente nei suoi discorsi, ora mi hai uncuriosito.
    E’ proprio bono il Frizzantino, a me garba parecchio.

    @ Andrea
    Me n’ero scordato, anche Bibbiano, come qualcun altro, ottimo e abbondante.

  27. Filippo Cintolesi ha detto:

    Sara’ anche forbito, ma il latino forse e’ meglio se lo lascia stare. Non per fare commenti @ personam, ma…

  28. ag ha detto:

    Ah proposito, venerdì scorso a cena Monteraponi 2004 e Ricolma 2004 (molto buono il primo, eccellente il secondo), per rimanere in tema…..

  29. andrea ha detto:

    san giusto !

  30. Andrea Pagliantini ha detto:

    Un me lo ricordo veramente.

  31. Pingback: Notizie dai blog su Chianti Classico DOCG 2007 San Giusto a Rentennano

  32. andrea ha detto:

    Giusto per riprendere il discorso. Avete avuto modo di assaggiare il 2008? E’ agli stessi livelli dell’anno precedente?

  33. Andrea Pagliantini ha detto:

    Per quanto mi riguarda no, non l’ho assaggiato.
    Ma si sta parlando di San Giusto a Rentennano, quindi qualità nella diversità delle annate.
    Comunque stai pur certo che appena mi capita fra le mani ne parlo.

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