Potatura vigna 2010

Viti vecchie che la sanno lunga nel dare uva, ma non ce nè una uguale all’altra nelle decisioni da prendere su cosa tagliare e cosa lasciare.

Alcune hanno la vigoria di trascinare in fondo una cassetta e vanno domate, altre hanno bisogno di stare corte per rifare capo e recuperare forza, altre vanno buttate via da una parte per usare il lato opposto forte e nuovo.

La potatura decide il vino se l’anno scorre come deve.

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7 risposte a Potatura vigna 2010

  1. gian paolo ha detto:

    Oh Andrea..finalmente andiamo su cose serie(scherzo ovviamente).vedo che glia dai anche di sega,ti volevo chiedere cosa ne pensavi del metodo Simonit-Sirch per la potatura.Certo che le piante vecchie hanno sempre un certo fascino…io nel mio piccolo finisco con le pere sabato-se Dio vuole- e poi capo e razzolo a volontà!!!ciao GP

  2. gian paolo ha detto:

    Dimenticavo quanti anni hanno le tue piante?ciao gp

  3. Andrea Pagliantini ha detto:

    Non mi piace parlare sempre di vino Gian Paolo, anche se spesso diventa il punto di partenza per discorsi più ampi.
    Il metodo Simonit-Sirch, la potatura soffice?
    Ne sò poco o niente, te sai di che si tratta?
    Le viti delle foto sono di inizio anni 70 ma non sono le mie.

  4. Filippo Cintolesi ha detto:

    Le viti degli specializzati sono due impianti del 1972 e ’73. Furono innestate nella vigna e le marze provenivano dalle tante viti gia’ esistenti nei filari promiscui del podere (impianti del 1938 e del 1942, consolante pensare che nel ’42 c’era anche chi pensava a piantare viti, no?), oltre che da poderi vicini. C’era infatti quest’uso di collaborazione collettiva, quindi la condivisione di pressoche’ tutto portava alla creazione di biotipi locali nel vero senso della parola. Le vecchie viti del promiscuo esistono ancora sepolte sotto le macchie e ridotte a serpentoni che qua e la’ fanno spuntare grappolini stiticissimi.
    La sega e’ principalmente dovuta al fatto che precedenti tentativi di cordonare i capi spesso falliscono per mancanza di vigore della vite. A quel punto bisogna tornare al capo e razzolo con la necessita’ di eliminare il vecchio capo diventato comunque un noccolo. Poi c’e’ anche il passaggio di mano potante da tre anni a questa parte, con conseguente inevitabile cambiamento di stile interpretativo della vite. Insomma, di legno se ne fa…e a giudicare da quel che si puo’ vedere anche dalle foto, riguardo il colore di certe sezioni di tronco, male non ci sta qualche amputazione.

  5. gian paolo ha detto:

    Le viti sono veramente belle da quello che si può giudicare dalle foto, e se penso che siano coetanee con me- 71 io- c’è solo da meravigliarsi e da lodare chi le accudisce.
    tornando alla potatura soffice è un sistema che si rifà alla potatura dell’alberello,per avere più longevità nell’impianto;praticamente non si taglia mai – oquasi con pù di due anni di vita. Questo per evitare chiusure di tratti di linfa provocati da tagli su legno vecchio.e quando asporti qualsiasi cosa rispetti le gemme della corona…da noi si dice non tagliare a frutta(anche se ora nussuno più pela le piante).Mi sembra un buon metodo
    e quest’anno anche io provo a portarlo sui miei impianti.
    Quando ci vediamo al Velenitali ne parliamo tra un bicchiere e una fetta di salame.
    Comunque mi sto sempre più convincendo che capo e razzolo sia il meglio..sempre per me.ciao e buona giornata di primavera.

  6. Andrea Pagliantini ha detto:

    Io mi sbaglierò di certo, ma siamo al punto in cui non si inventa niente e chi andava a capo e razzolo, rinnovando la vite ogni anno, credo ce l’avesse parecchio lungo….. il pensiero e qualcos’altro.
    Adesso vanno di moda i santoni ed è meglio mi zitti.

  7. gian paolo ha detto:

    hai ragione Andrea , i santoni è meglio spedirli in india; tornando alla potatura il metodo è bello ,ti dirò meglio tra un po’ d’anni ….ciao GP
    P.S. dai tuoi commenti traspare toscana da tutte le parole GRANDE!!!!

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