Cinghiale alla panna

Fino alla metà degli anni ’90 recintare le vigne con filo elettrico tondini di ferro ed isolatori non era prassi comune come lo è adesso per salvare le ciocche  dal pasto quotidiano di daini e cinghiali.

A dirla tutta non c’erano neanche i cinghiali finchè non furono portati neanche tanto tempo fa e i daini pochissimi.

Per venti anni la convivenza cinghiale, vigna, uomo ha retto, qualche boccata nell’uva era prassi, il tributo all’equilibrio e alla vita di quei pelosi senza nessuno si lagnasse.

Poi le cose cambiano, il loro numero, insieme a quello dei daini diviene insostenibile e i danni all’uva gravi, inizia la palificazione elettrica per salvare le ciocche e il raccolto.

Vengono create le zone di caccia per ogni squadra di cacciatori con i boschi che vengono riempiti di pane e granturco.

Negli ultimi anni con il motivo di  proteggere le culture, il Chianti è diventato un bunker  avvolto come un guanto da rete elettrosaldata alta due metri o da palificazioni fisse impenetrabili e oscenamente brutte.

Gli animali sono troppi, orribili recinti fissi di rete elettro saldata compaiono ovunque senza nessun permesso e regola prendendo per scusa o motivo il salvataggio delle culture.

Occorre buon senso e rispetto del territorio, i cinghiali sono troppi, le recinsioni fisse per non farli entrare fanno schifo, gli animali non debono essere riempiti di cibo nei boschi, il vino è una delle poche risorse che abbiamo.

Il vino e l’uva allo stato attuale hanno prezzi irrisori, il paesaggio è una risorsa.

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7 risposte a Cinghiale alla panna

  1. angelica ha detto:

    Ma ci sarebbe da chiedersi perché sia stato incrementata in maniera esponenziale la presenza di questi animali nel tempo.Ci sono i metodi per contenerla, ci sono i metodi per impedire la prevaricazione degli animali sul coltivato e quindi c’è da chiedersi se sia incuria comunale o comunque incuria di chi dovrebbe avere la tutela sia del coltivato che degli animali: Non mi piace la scelta basata su valutazioni di resa economica, scelgo quella del rispetto dei beni.Ad una errata politica economica che non è riuscita a dare giusta collocazione di meriti e costi ai prodotti agricoli non bisogna preparare una strada in discesa………!Angelica

  2. filippo cintolesi ha detto:

    Il cinghiale nel Chianti non c’era, o se c’era era secoli e secoli fa. Punto. Il cinghiale, animale timido, ha (aveva) bisogno della macchia impenetrabile della Maremma o di zone simili. Il Chianti era ultra umanizzato, o campi o boschi tenuti super puliti, con le pecore a pascolarci sotto. Non era ambiente da cinghiale. Lo hanno voluto rendere tale colonizzandolo con questi maialacci importati dall’Europa orientale negli anni settanta, per l’unica libidine dei cacciatori che poi potessero andare a sparargli. Anziche’ il cinghialotto o due dell’autoctono (ormai imbastardito o sparito ovunque, tranne forse dai monti dell’Uccellina) questi troiai figliano anche una dozzina di maialetti. E trovano i figli di puttana che inondano illegalmente i boschi di tonnellate (letterali tonnellate) di mais. Questo si chiama pascolo abusivo su fondo altrui, non caccia, cazzo! Io spero che il lupo prenda talmente piede da dargliela lui una bella pettinata a questo merdaio fatto a uso e consumo del solito serbatoietto di clientela elettorale.

  3. filippo cintolesi ha detto:

    Per precisione vorrei aggiungere che non ho assolutamente nulla contro la caccia. Soltanto ritengo che sarebbe assolutamente opportuno reimpostarne lo spirito e l’organizzazione. Da attivita’ principalmente ludica andrebbe considerata in primis attivita’ di governo del territorio, e in secundis attivita’ produttiva. E il suo esercizio lasciato prioritariamente a chi sul territorio in questione ci opera e ci lavora.

  4. Michele Braganti ha detto:

    ….ti quoto in tutto caro filippo,….e nonostante sia cacciatore hai dannatamente ragione….i cacciatori sono una razzaccia…..l’unica cosa non far affidamento sul lupo…..purtroppo….non raggiungera’ mai numeri in grado di mantenere le popolazioni di ungulati a numeri accettabili…….
    i recinti sono brutti in chianti non c’erano….il territorio del chianti e’ patrimonio dell’umanita’ e deve essere fruibile da tutti……ma non vedo ahime’ altra soluzione all’orizzonte……

  5. Andrea Pagliantini ha detto:

    Da una parte quelli che campano e non sentono altro che la caccia al cinghiale, dall’altra quelli che a chiacchiere difendono gli animali, nel mezzo si spera un pò di gente di bonsenso che non è contenta della situazione e dei due opposti fanatismi che si alimentano fra loro.
    Per me due le cause di questo troiaio: la divisione del territorio in settori di competenza e il riempire i boschi di tonnellate di pane e granturco.
    Le prime ci si scontra con le cliente elettorali, il secondo se mi confermate la pasturazione non si possa fare è solo questione di tenere gli occhi aperti e smettere di far finta di niente e solo lamentarsi.
    La questione è si economica e si di paesaggio, le due cose vanno di pari passo, io non ci sto a vedere un Chianti ridotto come un lager nè ci staranno visitatori che dovranno assistere a questo ultimo scempio fra le nostre colline.
    Le aziende agrarie tutte insieme possono puntare i piedi per far si che le zone siano eliminate, possono far si che i danni all’uva siano caramente pagati, possono far si che sul loro terreno non si pasturino gli animali.
    Io non sono contro la caccia intesa come rispetto dei luoghi e passione degli spazi aperti, non sopporto i fanatismi e chi piglia per il culo il lavoro di un anno.

  6. anna maria ha detto:

    Purtroppo questi “cari animali” non si sono riprodotti solo qui nel Chianti ma anche in tante altre zone dell’Italia…io li ho visti di persona in Liguria (Sestri Levante, Santa Margherita, intorno all’ospedale di Genova, etc) dove al momento, che io sappia, non ci sono squadre di cacciatori ma non ci sono neanche recinzioni elettriche … forse perchè i vigneti sono molto pochi? o ancora non si sono organizzati in squadre di cacciatori?

  7. Andrea Pagliantini ha detto:

    Anna Maria, la sola cosa di cui sono certo in una realtà che non conosco come quella ligure è che gli animali stanno bene e questo li fa felicemente riprodurre.

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