Massaggi all’uva che borbotta piano

L’uva è fresca ma la fermentazione è iniziata regolare al secondo giorno e nessuno le mette fretta  di perdere  profumi.

Niente di particolare, si tengono bagnate le bucce massaggiando 3/4 volte al giorno l’uva nel barile e controllando soprattutto non vi siano arresti di fermentazione e che il bimbo cresca sano e senza fretta.

Il colore promette bene, ma non sarà nero come l’inchiostro: è Sangiovese.

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10 risposte a Massaggi all’uva che borbotta piano

  1. Michele Braganti ha detto:

    tu e filippo….il sangiovese di vertine……fermentazioni a vasca aperta…….chissa’ che profumi in quella cantina…..sanno na’ sega chi blatera di lieviti,fermentazioni chiuse,controllo della temepratura…..ecc…..ecc……devo venire assolutamente a trovarvi.!!!!!!

  2. an ha detto:

    si, pare di sentirne i profumi che si espandono ovunque impastati con le mani e con il modo semplice di chi le cose le fa e poi le racconta con le poche parole che bastano.
    Ho capito che il vino è cosa semplice grazie a qualcuno……

  3. Paolo Cianferoni ha detto:

    Si comincia a respirare e a capire quel che succede dopo un’annata non certo semplice. L’ottimismo è nell’aria, si sente, penso che questo 2010 potrebbe essere un’anno di svolta per produzioni autentiche, piccole, finalmente premiate dall’interesse generale. Chi sta cercando di fare le cose taroccate, potrebbe vedersela non bene…
    Auguri di cuore.

  4. Davide Bonucci ha detto:

    Che gusto, soddisfazione solo a vedere le mani sparire nel mosto!!! 🙂 Andrea, me lo fai fare anche a me questo massaggio prima o poi?! Sono convinto che funziona anche come cura medica, tipo fanghi alle terme.. ;-))

  5. Andrea Pagliantini ha detto:

    Non voglio passare per santarellino, mio malgrado di cose da pozzo nero nel vino ne ho viste parecchie, voglio essere chiaro e non ne vado per niente fiero.
    E se credevo che piccolo era bello negli anni del boom del vino, ho avuto tutto il tempo per ricredermi.
    Però sento, è solo una sensazione, che alla lunga chi è onesto non finisce mai di passare per bischero e gli tocca tribolare, ma la sua nicchia di spazio se la trova, insieme alla considerazione e riesce meglio dei maghetti a passare il momento.
    Ho i miei dubbi che chi annaspa se la veda male qui in Italia, ma se un pochina di pollina in granuli nel panino gli tocca a questa gente, di certo non mi ci metto a piangere.

    Michele, a dire il vero sopra i barili c’è appoggiato il coperchio dello sculamento.
    Per carità, niente a che fare con una chiusura ermetica, ma almeno si evita il caderci dentro di corpi estranei……… lieviti selezionati,tannini ed enzimi di varia foggia, azoto prontamente assimilabile, alicante,antani di macerazioni in ambiente riduttivo lunghe mesi, fra un poco anni, gente ci si vuol tuffare.
    C’è un controllo temperatura, poi se passa Filipppo lo dirà anche lui, non c’è nulla da nascondere.
    Fra la notte e il giorno c’è un abisso di temperatura e nella stanza onde evitare arresti di fermetazione, nelle ore buie c’è una stufa a gas accesa.
    Ovviamente alla zitta…. qui lo posso dire, dalla bombola c’è un tubino che entra in ogni barile a serpentina e serve per la microssigenazione del Sangiovese con gpl per farlo sapere di cureggia al caviale e porcino con sfondo di ovo fradicio e di calzoni di fantino che monta a pelo ovviamente sudati.
    Basta antani, basta, mi contenterei di trovare sempre vino che sa di vino e a RADDA capitale del Chianti Storico, ce n’è parecchio.
    IO mi tuffo in apnea fra le ulive e altre cosette, senti il Cintolesi se vuoi annusare.

  6. Andrea Pagliantini ha detto:

    @ Davide
    la soddisfazione te la posso riassumere con un esempio.
    Fai conto di avere un orto, fai conto che dopo un pò di mesi di cure ti porti a casa un bel pomodorone da strofinare nel pane con granelli di sale e olio bono.
    E’ la stessa cosa.
    Il massaggio al vino, ma la campagna in generale per chi ci sta fa bene alla mente e alla circolazione…
    Poi chi ci lavora e produce cibo o vino o agrumi viene considerato meno di Fabrizio Corona, ma io quando sono a tagliare le macchie, potare indegnamente un olivo o una vite,rimettere in sesto un pezzo di terra mi sento più grande di Carlo e Camilla messi insieme.

  7. riccardo ha detto:

    Andrea, beato te che puoi lavorare senza fretta…Io, moderno schiavo di Ortega, proprio ieri lamentandomi del troppo carico di lavoro, mi sono sentito dire che per svolgerlo interamente c’è anche la notte e la domenica e mi è toccato pure ingollare il rospo.

  8. davidebonucci ha detto:

    Scendiamo in campo anche noi, tutti in campagna e fanculo la modernità! 😀

  9. davidebonucci ha detto:

    @Andrea, con Filippo siamo rimasti di venire ad Erbolo dopo le olive. Mi raccomando, fanfara e tappeto rosso che il Braganti ci tiene… 😉

  10. Andrea Pagliantini ha detto:

    @ Riccardo
    la fretta e la lentezza sono due faccie della stessa medaglia.
    Spesso devi essere veloce e sul pezzo esattamente in quel momento per non fare andare tutto in malora, non si possono fare le cose quando si ha voglia, ma quando vanno fatte.
    Una volta messa l’uva a fermentare e messa nelle condizioni di farlo, sta a lei muoversi e a chi le è accanto a non far cazzate.
    Ecco il vino bono.

    @ Davide
    tappeti rossi non ci sono, ma si possono usare teli verdi da ulive a tale scopo e non siete gente si formalizza troppo.
    Anche con la fanfara si ha qualche problema.
    Però valutando il luogo un coro che strilla tanto di voci per nulla bianche si potrebbe adattare all’occasione e istruirlo in canti gregoriani e di Giuseppe Verdi… bella figlia dell’amore dal Rigoletto sarebbe perfetta.

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