Igt Anteprima Chianti Classico

Decisone legittima ma ganziale quella del Consiglio di Amministrazione del Chianti Classico presa su idea dell’ Ufficio Propaganda del medesimo di portare alla festa del Chianti Classico alla Stazione Leopolda il prossimo febbraio una bottiglia di igt per azienda, prodotto nel territorio della denominazione.

Scelta che personalmente lascia perplesso dopo che la noia mortale ha sancito giustamente l’estrema unsione di colori, legni, densità, umori di spezie, vaniglie, visciole, antani e peperoni di fare un passo indietro per ripiantare il vino nei giusti contorni di un territorio e della sua originalità sempre  messa in discussione dall’appiattimento omologante dei vini che, sarà stata anche qualità, ma dipendeva innanzi tutto dalla mano di chi stava dietro al tutto e non alle zolle e ai sassi da cui veniva partorito.

Scelta che non lascia dubbio alcuno su cosa si punti per uscire da una crisi santa su cui si doveva riflettere e far tesoro per un prodotto della terra che da li nasce e con gli eventi atmosferici deve far conto e non con le bacchette magiche e le ricette alchemiche dei vari santoni con le scarpe strette in punta.

Chiara la scelta su cosa si voglia fare: iniettare energie e risorse per salvare una noia assoluta quali sono i migliorativi in abbondanza miscelati al rubino sangiovese se non in sopravvento.

Scelta sulla quale si fa fatica ad essere d’accordo.

“IL VINO RICEVE DAL SANGIOVETO LA DOSE PRINCIPALE DEL SUO PROFUMO ( A CUI IO MIRO PARTICOLARMENTE) E UNA CERTA VIGORIA DI SENSAZIONE, DAL CANAJUOLO L’AMABILITà CHE TEMPERA LA DUREZZA DEL PRIMO, SENZA TOGLIERGLI NULLA DEL SUO PROFUMO PEE ESSERNE PUR ESSO DOTATO, LA MALVAGIA DELLA QUALE SI POTREBBE FARE A MENO NEI VINI DESTINATI ALL’INVECCHIAMENTO, TENDE A DILUIRE IL PRODOTTO DELLE  DUE PRIME  UVE, NE ACCRESCE IL SAPORE, E LO RENDE PIU’ LEGGERO E PIU’ PRONTAMENTE ADOPERABILE ALL’USO DELLA TAVOLA QUOTIDIANA.

7/10 DI UVE DI SANGIOVETO, 2/10 DI CANAIOLO, E 1/10 DI TREBBIANO E MALVASIA.”

BETTINO RICASOLI 1872 DOPO ANNI DI TEST ED ESPERIMENTI ANCHE CON ALTRE UVE, FRANCESI COMPRESE.

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9 risposte a Igt Anteprima Chianti Classico

  1. davidebonucci ha detto:

    Ma non sai che il Barone di Ferro si sbagliava e che persino i suoi eredi in linea genetica diretta lo hanno rinnegato nologicamente?
    Se vuoi la garanzia di riempire i magazzini e svuotare le casse, oggi la strada è l’igt taglio bordolese, bello scuro e carico di legno con doppia mano di coppale. Lo sanno anche i sassi che il Chianti un tempo Classico e oggi forse solo Chianti Indicato come Geograficamente Tipico è popolato di Tafazzi in preda a panico da percuotimento compulsivo 😉

  2. Andrea Pagliantini ha detto:

    Se il Barone Ricasoli ha preso delle cantonate storicamente non lo so, extra-vino ne ho una in particolare ma qui adesso non c’entra e non ha colpa alcuna sull’esito dei discendenti e quello che fanno o non fanno.
    Non assaggio il vino di Brolio da molto tempo.
    In una lettera all’amico Cesare Studiati, professore all’Università di Pisa si lamentava dei colori eccessivamente carichi dei vini di Brolio anche a distanza di anni e anni anche dopo aver provveduto a fare varie chiarifiche.
    Molto probabilmete i colori attuali lo manderebbero in paranoia assoluta che non si perforano molto bene da parte a parte del bicchiere.
    Questo come molti altri che ci sono in giro per il territorio.

  3. davidebonucci ha detto:

    Parlando seriamente… secondo quanto riporta Cernilli, Francesco Ricasoli giustifica i colori scuri con i particolari tipi di clone sangiovese che hanno…

  4. Andrea Pagliantini ha detto:

    Il carteggio fra Bettino Ricasoli e il professor Cesare Studiati no me lo sono inventato esiste, come esistono i tormenti del vecchi barone per avere del vino a suo parere troppo colorato.
    Non so chi sia Cernilli e conosco Francesco Ricasoli di nome, quindi se dice che sono i cloni di Sangiovese a dare il colore scuro al vino, non vedo perchè non credergli.

  5. Paolo Cianferoni ha detto:

    Andrea, ti ringrazio per la solidarietà nel tuo intervento in vinoalvino!
    Comunque vorrei intervenire qui sul colore.
    Nella mia esperienza pochi punti di percentuale di colorino può influenzare notevolmente il colore di un vino. Per cui penso che dovremo giudicare il vino, oltre che dal colore, dall’insieme costituito: sostenibilità ambientale, finezza, godibilità, gusto, salubrità. Il colore è marginale, secondo me e non è una discriminante a priori. Certo se il colore è connesso alla grassezza, alla densità, alla superstruttura di un vino, magari a Sangiovese, questo mi provoca dei dubbi seri.
    :))

  6. Pingback: La Finestra di Stefania » Florence Wine Event: i protagonisti del 2010

  7. Andrea Pagliantini ha detto:

    Paolo, non è solidarietà, il fatto è che sei un saggio che andrebbe ascoltato sempre quando si parla di vino.
    Lo sai meglio di me però che una percentuale di Colorino può influenzare un vino, ma essendo un vitigno neutro lo può fare solo nel colore, non nella beva e nella struttura.
    Il colore che intendo o deriva da pratiche di cantina osmotiche o da vitigni coloranti aggressivi, uno dei quali è l’alicante bouchet iniettato in quantità.
    Il Sangiovese si sà come è, il colore nivuro nivuro dipende da aggreganti caramellosi come il merlot e compagnia o da un’annata estremamente asciutta come il 2003 o in parte il 2007 che però mai arriverà a livello di inchiostro assoluto.
    Il Sangiovese impenetrabile e muscoloso difficile venga ad altezze fra i 400 e i 600, sotto difficile maturazione, facile muffa.
    Ma sei te ad insegnarmi queste cose, te che ci sei dentro ogni giorno fra la vigna prima e la cantina dopo.

  8. Michele Braganti ha detto:

    ….per stavolta gl’avemo fatta………Il chianti e’ salvo…grazie a tutti dell’aiuto e della solidarieta’…!!!!!!!.
    W Il Chianti…!!!!!!!!!

  9. Andrea Pagliantini ha detto:

    Ogni tanto qualche buona notizia arriva, ma merito soprattutto dei produttori che come te sono fortemente legati al territorio di appartenenza.
    C’è speranza.

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