La porta del Già


Nello stesso giorno in cui Franco Ziliani da’ notizia del sequestro di settantamila bottiglie del celeberrimo Già per motivi di sintassi e rispetto delle diciture del disciplinare sull’etichetta, su uno scaffale ben esposto all’interno di un supermercato le stesse bottiglie, la stessa annata, la stessa dicitura era ben evidenziata al prezzo di euro 9,50.

Sequestrato in Piemonte, in vendita in Toscana, probabile siamo arrivati al federalismo, anche se, come ha notato un lettore di Vino al Vino, la convenienza a lasciare il vino sugli scaffali deriva dal fatto sia troppo costoso recuperarle tutte in un caso in cui, sia ben chiaro, non vi sono rischi  per la salute.

Questione pruriginosa quella delle etichette, specie quando si tratta di vini inventati più dal marcheting che da altro e quindi bisognosi di una  concimatura di bischerate per essere resi appetibili e comprabili.

Per rimanere in zona toscaneggiante  noto che molto spesso sulle etichette compare la dicitura “Sangiovese ed altre uve a bacca rossa” il che sottintende il tutto e il contrario di tutto quando una bottiglia marcata magari come Chianti o Chianti Classico escluderebbe la presenza di Nebbiolo, Gaglioppo, Aleatico, Nero d’Avola o Montepulciano d’Abruzzo ecc, essendo conforme come si spera al disciplinare di produzione.
Anche in questo caso l’arrampicata sugli specchi è notevole e non si fornisce alcuna notizia sul vino contenuto nella bottiglia, il che farebbe supporre che una cassata della frase dalle etichette sarebbe cosa buona e giusta onde evitare nuove nebbie nel consumatore…

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10 risposte a La porta del Già

  1. Gian Marco ha detto:

    Hai ragione. Ti scrivo da consumatore: se vedessi scritte cose tipo “Sangiovese ma che contiene anche altre uve ma non si sa quali e in quali percentuali”, allora lascerei perdere l’acquisto.
    Purtroppo chi ci va di mezzo sono i produttori seri, perché poi, per sicurezza, eviterei anche di comprare le altre bottiglie nel raggio di 100 metri da quel Sangiovesoide.

  2. ag ha detto:

    E te ovviamente ne hai fatto incetta…….

  3. Rossano ha detto:

    Andrea… hai toccato un tasto molto interessante… e ti voglio fare una domanda… nella tua analisi citi “Chianti” (da non confondersi giustamente come sottolinei te con Chianti Classico)… ecco io vorrei sapere che cosa ne pensi di questa denominazione che tra l’altro è DOCG… perchè se io inizio a farne un’analisi in merito dovrei scrivere un libro… ma siccome ritengo che tu ne sappia molto più di me mi piacerebbe avere una tua opinione…

  4. Andrea Pagliantini ha detto:

    @ Gian Marco
    mio consiglio è cercare e conoscere o mettersi in contatto direttamente con chi produce tralasciando di farsi condizionare da guide, guru e cazzate varie.
    Un consiglio.. dove c’è quella bella frase nella controetichetta rimetti la bottiglia nello scaffale.

    @ ag
    Non ci penso nemmeno, troiai eccelsi per puro sadismo ne ho comprati parecchi ma stavolta sono spiazzato dalla bottiglia da 1 litro che non so bene come posizionare nella rastrelliera delle bottiglie… tradotto vuole dire non ci penso nemmeno lontanamente a comprarla.

    @ Rossano
    Chianti è una presa per il culo.
    Ormai la denominazione è estesa a tutta la Toscana e comprende cose eccelse e cose abominevoli vendute a un euro o di poco sopra assemblate e imbottigliate alla come viene.
    Chianti purtroppo è sinonimo di vino dozzinale in questo momento.
    Il Chianti Classico nonostante la sua pomposità non se la passa meglio.
    I prezzi dello sfuso parlano chiaro, Brunello in ampia risalita, Morellino oltre i 170 € ad hl, Vernaccia di San Gimignano in ottima salute, Chianti Classico lustrini a parte in bell’affanno e grassa se arriva ai cento euro.
    In mezzo sia chiaro realtà e numeri diversi.
    Produzione industriale che fa dei numeri il proprio incasso e piccole o medie realtà che curano le vigne come giardini nonostante i tempi grami e difficoltà del momento.
    Basta avere occhio e avere la pazienza di cercare che di cose buone a prezzi accessibili a chiunque ce ne sono tanti.
    Mai farsi condizionare da guide, pubblicazioni di recensioni che sono pubblicità occulta mascherata da divulgazione, carta fosforescente e patinata….
    Ultimamente mi sono capitate fra lòe mani diverse pubblicazioni riportanti dati e recensioni di realtà conosco bene vedendo come lavorano, cosa fanno, come agiscono, cosa producono, come trattano l’ambiente ed il contesto in cui si trovano… ecco, lasciamo perdere…
    La terra è bassa ma tanti farebbero bene ad andarci.

  5. Silvana Biasutti ha detto:

    Già, le diciture sulle etichette del vino mi pare siano un inno alla vaghezza.
    Sarà voluto?

  6. Rossano ha detto:

    Ecco Andrea… immaginavo che tu mi avresti dato una risposta del genere… anzi ne ero convinto… ed io sono assolutamente d’accordo con quello che scrivi… inoltre avrei cento cose da dire sullo “sfruttamento” della dicitura “Chianti” che a suo tempo è stata permessa in modo indecoroso… il Chianti Classico non se la passerà bene… ma di sicuro (e chiaramente parlo di produttori seri) non può essere paragonato ad un Chianti con una disciplinare che fa veramente ribrezzo… non si può chiamare chianti un vino prodotto in garfagnana (per fare un esempio) solo perchè rispetta la DOCG del Chianti (non Chianti Classico… lo specifico per non fare confusione)… e di questo, sinceramente me ne rattristo… perchè non riesco a capire come possiamo NOI STESSI farci del male con le nostre stesse mani!

  7. Laura ha detto:

    Sarà anche un caso, ma il vino lo produce una società del Monte dei Paschi, il presidente della banca si chiama Mussari, il cavallo vincitore di due pali di Siena si chiama Già del Menhir ed è di Mussari presidente della banca… coincidenze?

    http://it.wikipedia.org/wiki/Gi%C3%A0_del_Menhir

  8. ag ha detto:

    e io che pensavo che avessi buttato fuori quel troiaio di 40 anni fa per far posto a quei bottiglioni da un litro freschi freschi di cisterna……

  9. Andrea Pagliantini ha detto:

    Penso siano coincidenze il nome del vino e del cavallo, come si fa a chiamare un vino con il nome di un cavallo di un impiegato di banca?
    Non ci penso nemmeno ag a fare fuori le vecchie annate per fare scorta di quei bottiglioni da litro, il Già non l’ho assaggiato e mi sa che se non volo al supermercato e ne piglio una bottiglia sarà difficile possa sperare nell’annata successiva…

  10. ag ha detto:

    LASCIALO LI’ PER CARITA’…..
    un abbraccio e buona Pasqua

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