Beppe di San Sano

L’ultima volta ci eravamo visti davanti un vassoio di petunie per cambiare le panzè che il caldo estivo stava sfigurando.

Quelle piantine punto di inizio di un discorso ampio che spaziava dagli orizzonti di cura e amore per il nostro Chianti nei nostri rispettivi spicchi di mondo fino alla difficoltà di orizzontarsi in un presente in cui la gente ha solo un unico obbiettivo e non importa mai come ci arriva.

Sempre con la cordialità educata e sorridente di fine battutista può avere un arguto genio artigiano del legno e un fine facitore di vinsanto, segno di cortesia e riguardo da offrire a chi viene a trovarti.

Si, se ne è andata con lui anche la tradizione e l’arte, perchè poi alla fine di arte si tratta usare il legno, restaurare mobili antichi o fare il vinsanto con una batteria di caratelli dai legni diversi ognuno con un suo scopo, un suo motivo ed un suo perchè come la sapiente cura dedicava all’uva.

Il tempo, il sempre maledetto tempo che passa e si porta via le annate migliori.

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4 risposte a Beppe di San Sano

  1. Stefania ha detto:

    L’ultimo “Vinsantio” di una volta…speriamo che quella batteria di caratelli non vada perduta…
    Ciao Beppe,
    grazie dei tuoi caffè, del tuo bicchierino di Vin Santo, del tuo sorriso…

  2. Andrea Pagliantini ha detto:

    Persone fatte con uno stampo non se ne trova più in circolazione.
    Fratello di un altro gran bel personaggio.
    http://andreapagliantini.simplicissimus.it/2008/02/08/ferdinando-anichini-maestro-elementare/

  3. Nadia ha detto:

    Grazie Andrea
    io che ho avuto l’onore di averlo come babbo non avrei saputo come descrivere meglio un personaggio così straordinario.

  4. Andrea Pagliantini ha detto:

    Il semplice fatto di poter dire Beppe di San Sano e capire senza bisogno di allungamenti descrittivi chi fosse, la dice lunga sulla mole del personaggio.
    Una volta gli fu chiesto di restaurare una vetrina antica tenuta in una cantina mentre in casa veniva tenuto un mobilone di formica bianco e rosso e scherzando a modo suo non mancava di far notare quanto fosse da vispi barattare il legno con i trucioli.
    La vetrina, base di castagno e sopra di ciliegio tornò bellissima e funzionale, ai complimenti girò intorno dicendo che tutto era dovuto al fatto che alle pareti vi fosse stata messa della carta adesiva impreziosita di giglio fiorentino senza che vi fosse neanche un minimo di piega o grinza e gli scintillavano gli occhi di emozione per questo tocco d’artista che aveva impreziosito il suo lavoro.
    Era il 1982 e la carta con il giglio fiorentino l’avevi messa te.
    Un abbraccione Nadia.

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