Al lume di salsiccia

A destra una palla di luna intera bella nel  fisico ma non tanto giusta di testa, a sinistra un tramonto oro, arancio turchino.

In mezzo lumini accesi nei vasetti di sottaceti per attenuare la luce lunare si rifletteva nella panzanella stellare del Salvino, nella zuppa di fagioli e qualcosa messo a cuocere sulla brace della in griglia.

Bambini dopo aver piastrellato il corpo di salsicce hanno edificato un castello di sassi in miniatura prendendo a modello il castello all’orizzonte.

Schiacciata di una vita accesa, Vernaccia della Castellaccia, gallo nero di San Giusto a Rentennano, Salvino di poco lontano, cocomerone dell’orto no ogm ma alimentato a letame (che può chiamarsi anche in altro modo), lo spunto  di defecazio per farlo crescere bene.

Acqua fresca della fonte.

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12 risposte a Al lume di salsiccia

  1. Stefania ha detto:

    Si necessita di foto di panzanella stellare 😉

  2. Silvana ha detto:

    Ho assaggiato tante panzanelle e vorrei sapere se esistono ricette (classiche, ortodosse, legate a luoghi) diverse, scuole diverse, etcetera.

  3. Andrea Pagliantini ha detto:

    La foto della panzanella è un poco sfocatina, poi per le versioni lascio il passo ai maestri.
    La versione Salvino è ridere una settimana per la preparazione, ma soprattutto per le scene sul pane secco da trovare o sul pane che non vuole seccare che non si adatta a fare la panzanella….

  4. filippocintolesi ha detto:

    Scherzaci… non c’e’ piu’ verso di trovare pane a garbo. Poi i fornai! Gli chiedi pane duro, dico duro, come il sasso.. Si’ si’, ci s’ha. Glielo vo a prendere. Aspetti mezzora e ti portano una balla di pani che quando li apri, due giorni dopo, sono come il pane che mangi a tavola.
    Silvana, di panzanelle c’e’ una versione che va piu’ in zona fiorentino-pistoiese, con il cetriolo. E una che va piu’ da questo lato dello spartiacque, senza. Per il resto non c’e’ da sbagliarsi: pan bagnato, cipolla, pomodoro e basilico. E aceto. Poi sale olio pepe.
    Altre aggiunte a mio avviso comportano il non chiamarla piu’ panzanella. In zona versiliese c’e’ la zuppa del carcerato che e’ una specie di panzanella arricchita (tonno, ova sode…).

    Mi permetto un corrige: non “zuppa di fagioli” ma “zuppa coi fagioli”. La zuppa di fagioli, cioe’ soltanto di fagioli, in Toscana non ha questo nome ma il piu’ strano “zuppa lombarda”.

  5. Silvana ha detto:

    Grazie per le info – graditissime -: a me la panzanella piace in (quasi) tutte le stagioni.
    Se mi è consentito, la paragono per freschezza e appetibilità al gazpacho andaluso, col quale ha alcune affinità.
    L’affinità più attuale di tutte consiste nell’esser contrabbandati entrambi per “fini sofisticherie”, essendo invece delle espressioni di genuinità (e di tempi magri)!
    Que viva la Panzanella!!!

  6. filippocintolesi ha detto:

    Sofisticheria la panzanella? Ce ne vuole per cercar di compiere questo contrabbando. Pane duro ammollato nell’acqua, aceto e cipolla a vagoni. Poi, come di piu’, pomodoro e basilico. Difficile immaginare cibo piu’ da carrettieri di questo.

    Sulla ribollita e sulle sue relazioni con la zuppa ci vorrebbe non dico un thread apposta, ma un blog apposta. E probabilmente non basterebbe. Eppure la questione sarebbe anche banale. Ma tant’e’, il danno fatto dalla “ristorazione” mainstream in questo caso e’ rilevante.

  7. Andrea Pagliantini ha detto:

    La Panzanella è cosa parecchio bona ma terrena e i vecchi vertinesi quando ero piccino erano soliti uso farci colazione con quella avanzata dal giorno prima che non era altro che pane secco ammollato e strizzato condito con pomodoro, foglia di basilico, sale, poco pepe, aceto e cipolla con qualche gocciola d’olio.
    Pane molle in abbondanza, il resto tutto pacatamente sobrio.
    Sulla ribollita si potrebbe aprire una vertenza senza fine, ma conta non perdere mai di vista si tratta di cibi popolano e popolare senza tanti esoterismi antaneschi e risaliti di chi perde di vista il fatto le cose buone sono di chi si arrangiava con ciò aveva.

  8. Silvana ha detto:

    Che continuino pure a banalizzare questi piatti – ristoratori tarocchi & c – poi non vengano a piagnucolare di crisi.
    La Toscana (che dico, l’Italia quasi tutta) avrebbe da vender cara la pelle su queste cose e dintorni. Ma c’è chi si è inventato di tutto in nome del fatturato e basta.
    E se è vero (ed è vero) che il fatturato è importante (e sennò come campi?), lo è ancor di più che lo si deve fare facendo cose giuste; altrimenti i danni si sommano ai danni!

  9. Andrea Pagliantini ha detto:

    Ora calo l’asso di briscola tirandomi improperi addosso, ma credo qualcosa di simile a quanto dice Silvana è accaduta anche nell’agricoltura, almeno nella zona vinaria.
    L’agricoltura facevano i nostri vecchi, sia pur faticosa, sia pur difficle, sia pur priva di mezzi meccanici fino ad un certo momento… le loro fatiche, adesso non sono altro che le stesse cose dice l’agricoltura bio favica messe nero su bianco da qualche osservatore vispo e ben vestito.

  10. filippocintolesi ha detto:

    La Toscana come marchio vende e acchiappa da sempre. Millenni di viaggiatori stranieri se la sono goduta e raccontata. Ovvio che ogni tempio abbia i suoi mercanti. Autoctoni e alloctoni. Perche’ non ci vuole molto a prendere armi e bagagli e spostarsi la dove c’e’ il passo, come per le anguille. E se le anguille cercano cucina tipika toscana, gli si rifila cucinatipikatoscana, what is the problem? Se si e’ letto da qualche parte che il tarocco assomiglia al tipiko, oppure banalmente se non si hanno le conoscenze perche’ mancano i legami e pure l’affinita’ affettiva e quindi quel che si puo’ fornire e’ solo il tarocco, dai pure e sbologna tarocco. Di qui a far si’ che si affermi l’idea che il simulacro sia the real thing il passo e’ nullo.

    Del resto (forse mi ripeto come un rincoglionito e l’ho gia’ detto, o forse l’ho detto in altro contesto, comunque repetita iuvant) col paesaggio e’ avvenuta esattamente questa cosa: si e’ affermata come idea di “paesaggiotoscano” esattamente la rappresentazione dell’opposto di cio’ che era stato divulgato come mitico paesaggio toscano (intendo dire divulgato dai primi che inventarono l’idea del “bel paesaggio” di Toscana e ne cantarono le lodi per generazioni di viaggiatori, scrittori, artisti). Attenzione, non qualcosa di simile, di quasi quasi, di pallidamente rassomigliante, bensi’ proprio l’esatto contrario.
    Quindi tutto e’ possibile.

  11. Silvana ha detto:

    NO. Questa no, la rifiuto. Odio la trippa e tu mi inquini l’idea di panzanella compromettendola con la trippa?!

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