Smurare il vinsanto

I termini potrebbero essere appunto smurare o zipolare i caratelli del Vinsanto per sentire a distanza di anni  cosa le congiunzioni temporali di lieviti, zuccheri e temperature hanno tirato fuori dalla Malvasia tenuta ad appassire.

Smurare perchè molti erano usi sigillare la chiusura dei caratelli con un tappo di sughero coperto di cemento, zipolare dal foro prodotto nel davanti del contenitore e chiuso con un bastone di legno appunto detto zipolo, fatto se si pretende che tenga e non gema, con legno secco di scopa.
In questo caso i caratelli erano sigillati con cera lacca rossa e non avevano fori sul davanti chiusi da zipoli, per cui dopo quasi quattro anni di silenzio e riposo, tanta era la curiosità e l’apprensione per arrivare a portare alle labbra un mosto di malvasia dentro un involucro di legno di castagno.

E questo Vinsanto dalle note caratteriali di brendi e frutta candita avrà un bel successo.

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9 risposte a Smurare il vinsanto

  1. Michele Braganti ha detto:

    che meraviglia……ecco la vera essenza la vera arte del vino…..perche’ se il vino rosso o bianco si fa……il vinsanto viene…….ogni anno diverso…..come se assorbisse le gioie e i dolori di quell’anno…..pochi pochissimi i maestri di quest’arte…ormai scomparsa….!!!!!

  2. Andrea Pagliantini ha detto:

    Il bisbigliare appena percettibile fra loro di tanti grossi calibri del vinsanto con le malizie sull’uva, quando coglierla, come metterla, quando pressarla, quando e come infilarla nel caratello e quando rilevarla… ne sono state perse tante di cose sul vinsanto per via che nessuno perdeva il tempo ad ascoltare i capelli bianchi.

  3. Filippo Cintolesi ha detto:

    Eppure qualcosa viene anche se non soltanto non li ascolti i capelli bianchi, ma addirittura fai l’opposto… Magari qualcosa di strano, che sa di brendi, ma qualcosa viene..

  4. pando ha detto:

    Andrea.. ti devo correggere..
    Usavani il CIMENTO!

    Me lo hai insegnato te! eh!

  5. Andrea Pagliantini ha detto:

    IL Cintolesi mi ha colto in fallo dato che la produzione di questo vinsanto è stata fuori dai soliti canoni tradizionali e a dirla tutta non ne ero tanto convinto della riuscita.
    Poi il cimento è chiaro funziona meglio del cemento per sigillare i caratelli, ma fuori da queste zone il cimento non si trova, per cui si deve consigliare un materiale standard: il cemento.

  6. riccardo ha detto:

    io lo muro ancora, un sapevo neanche che ci fosse un altro sistema.
    E poi ho una curosità da risolvere. Durante uno dei quattro anni di rotazione, anzichè avere un unico caratello, ne ho due piu’ piccoli. Risultato, da uno esce un vin santo dolce da l’altro uno secco quasi asprino e mai nessuno direbbe che è stato fatto con la solita uva. Non so di che legno siano i caratelli e ho sempre sospettato che la diversità di risultato dipendesse da questo ma il fatto che non sembrano nemmeno fratelli mi lascia questo interrogativo. Qualcuno saprebbe spiegarmi da cosa potrebbe dipendere?

  7. Andrea Pagliantini ha detto:

    E’ sicuro i tuoi due caratelli siano di legni diversi Riccardo, uno probabile di rovere o castagno, l’altro (il secco) o di ciliegio o di ginepro o può anche darsi con doghe di questi due legni messe nel mezzo ad altre più dolci.
    Però se esce secco, secco molto facile siano uno di questi due legni in purezza.

  8. mario ha detto:

    dipenderà anche dalla ”madre” se è stata lasciata-messa? comunque basta la malvasia o ci vuole anche il sancolombano??

  9. Andrea Pagliantini ha detto:

    Io di solito la madre la levo completamente ogni volta, il vaso è pieno di sentori e lieviti e riempio di mosto nuovo.
    Il san colombano qui si è un pò perso, conosco invece zone del Valdarno dove ancora è molto rinomato per il vinsanto e viene usato, l’ho assaggiato, è buono, ma mi pare venga più liscio in bocca rispetto alla malvasia.

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