Diraspare

Il fatto che il vino sia espressione di un territorio e di chi ruota intorno all’uva tutto l’anno fino a farlo finire nelle bottiglie è cosa ovvia e risaputa, come è ovvio e risaputo che il vino prodotto da geni della lampada dà risultati monotoni e tendenzialmente omogenei ovunque vengano prodotti anche se vincono premi e sono ovunque osannati, ma alla lunga non trasmettono niente che non rappresenti un’emozione o la voglia di versarne un altro bicchiere.

Sarà sempre meglio un vino prodotto in una vasca di cemento a temperatura non controllata e vendemmiato fra sabato e domenica e diraspato di notte con finale di grigliata generale, che fermentini a temperatura controllata e dieci persone a parlarne vestiti come pavesini illuminati che leccano scrivani più o meno importanti.
L’umiltà sta dietro il vino buono senza tante paste a crema.

Di babo marcava 20 e la passione di chi ruota dietro a questa uva non ha confini.

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9 risposte a Diraspare

  1. Laura ha detto:

    Quel canino sempre nel mezzo è troppo buffo e simpatico.

  2. Rossano ha detto:

    Vedere le vasche di cemento mi fa ricordare il mi’ nonno (che per fortuna ancora è vivo e vegeto) quando vendeva a tantissimi produttori di vino e appassionati le sue vasche in cemento prefabbricate e brevettate… si trattavano di vasche a marchio CO.MA.CE (Castiglion Fiorentino) e devo dire che negli anni ’70/’80 ne ha vendute veramente tante… oggi solo i vecchi appassionati le utilizzano ancora…

  3. Andrea Pagliantini ha detto:

    Non solo i vecchi appassioanti Rossano ma anche le cantine lungimiranti non si sono fatte prendere per le mele da venditori collegati a “grandi consulenti” che prima di loro il vino non lo sapeva fare nessuno.
    Quei contenitori di cemento (o cimento per i locali) una volta vetrificati con vernice epossidica sono dei perfetti contenitori per la fermentazione e la conservazione del vino prima del contatto con il legno e una volta prima dell’imbottigliamento.
    Hanno un ampio spessore cui gli sbalzi termici imprevisti o improvvisi non arrivano a contatto con l’uva e con il vino e non sono quel velo di cipolla dell’acciaio che risente di ogni minimo cambiamento temporale al contenuto.
    Chi ha vasche di cemento non ha temperatura controllata perchè la fermentazione non oltrepassa i 30/32 gradi.
    Ora tutti sono a ricercarle e come sempre avviene i produttori che si sono fidati di scarpe a punta alla fine dovranno mettere di nuovo mano al portafogli per ritornare indietro.
    Le cazzate mascherate per qualità sono anche queste.

  4. Rossano ha detto:

    Hai ragione Andrea… ho scritto volutamente “appassionati” perchè erano gli unici (e lo sono tutt’ora) quelli che facevano (e fanno) il vino con il cuore e non con il portafogli… La conoscevi la CO.MA.CE.?

  5. an ha detto:

    Anche a costo di rimetterci le penne non la smetterai mai di occuparti di uva, campagna, vino, olivi, cantine, campi.
    Sei incorreggibile 🙂

  6. Andrea Pagliantini ha detto:

    No Rossano, ci sono tanti produttori seri che fanno il vino come si deve, ovvero come se fossero appassionati e amanti veri del settore.
    La CO.MA.Ce no, a dire la verità ho avuto spesso a che fare con vasche di provenienza veneta o costruite sul posto.

  7. Rossano ha detto:

    Chiarisco perchè sono stato generalista e poco chiaro… quando ho detto “appassionati” mi rifersco a persone che indipendentemente che facciano il vino per se o lo vendano li ritengo persone che fanno (e facevano) il vino con il cuore… quelli che invece lo facevano con il portafagli (e lo fannno anche adesso) sono quelli che se ne fregano di tutto quello che è il “vino” e gli interessano solamente i ritorni economici… ragion per cui ho fatto questo distinguo solo per dividere queste due macroclassi e distinguere bene da chi il vino l’ha sempre fatto con criterio ed amore senza confondersi con pseudo-espertoni, o come li chiami te gente con le scarpe a punta.

  8. Rossano ha detto:

    generalista (e non generico)…. l’ho scritto volutamente perchè con il mio scrivere ho dato l’idea di voler sentenziare quando in realtà non volevo!

  9. Andrea Pagliantini ha detto:

    Il vino si fa per essere venduto e in parte anche bevuto (mai fidarsi di chi non beve il vino proprio) però c’è modo e modo di farlo e di porsi nel territorio in cui si opera.
    C’è il modo piratesco e c’è il modo di vivere dove si è rispettandolo, non usurpando nomi, rispettando chi c’è e ci vive.
    I secondi, quelli sono in un territorio o da poco o da tanto, ma lo rispettano e non danno stangate, sono i miei preferiti e per fortuna ce ne sono tanti che devono reggere l’urto di un momento non facile e duro, ma resistono e non mollano la cura dei loro terreni e del loro modo di fare vino e intendere le cose.
    Ci vorrà ancora un poco di tempo (speriamo poco) ma chi ha stretto la cinghia e non ha venduto a tre soldi l’anima al diavolo sarà il primo a rialzarsi.
    Sia chiaro non sono un santone con queste previsioni ma il solito bischero di sempre.

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