Chianti d’autunno 2011

Una scala appoggiata al fusto dell’albero, una rete distesa a terra pronta ad accogliere l’abbraccio delle olive. Tra la trasparenze delle chiome, si celano mani forti e sicure. Sono quelle degli agricoltori che mentre pettinano i rami già intuiscono il profumo, il colore, il gusto, ansiosi di saggiare gli esiti della raccolta. E’ una dolce nenia per i produttori e le famiglie che abitano nelle terre del Chianti: il fruscio delle fronde risuona tra i campi precedendo di pochi attimi quello delle olive che si staccano dai rami e acquistano forza mentre piovono a terra, una terra che da subito le fa sentire in buone mani”.

Parole odorose di comunicato stampa che SienaFree ha rilanciato per promuovere l’evento: parole sensuali di olive pettinate cascano nei teli, dolci filari di viti in un armamentario di una campagna  poetica e soleggiata fra i colori monumentali di questo autunno fra i più belli mai visti.

Peccato la foto reclamizza l’evento nella prosa di Chianti d’autunno, sia di una sinuosa collina con una in  vigna  nella quale, al piede delle viti, non è stato lesinato un massiccio passaggio con diserbante, e nessuno forse, si è accorto di questo piccolo particolare di Chianti  non eccessivamente poetico, ma nei fatti reale.

Etruscany

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28 risposte a Chianti d’autunno 2011

  1. vita ha detto:

    forse il diserbante lo danno apposta per accentuare i colori dell’autunno!!

  2. Ci ha detto:

    Questa è davvero comica 🙂

  3. mario ha detto:

    …diserbiamo gli organizzatori…

  4. Silvana ha detto:

    Qualche anno fa un austriaco mi ha chiesto “Cosa essere qvella bella erba rossa?”.
    Forse diserbano perché così vogliono “i clienti”. Sangiovese merlottizzato ha fatto scuola, anzi “squola”. E bravi ignorantoni.

  5. Gian Marco ha detto:

    Che roba, diserbante in una vigna e la pubblicità che fa passare per bella una cosa brutta, una forma di inquinamento dei cervelli.
    Roba da chiodi…

  6. silvia brogi ha detto:

    Gli esperti comunicatori tutti teoria e niente pratica, forse una vigna non l’hanno mai nemmeno vista, il male peggiore oggi giorno è che le persone si fermano all’apparenza ! bruttissima pubblicità.

  7. davide bonucci ha detto:

    Andrea, il tuo ruolo insieme di uomo che lavora in campagna e di comuicatore è fondamentale. Di solito queste cose passano inosservate, incomprese a chi si occupa di marketing e a chi fruisce di questo marketing. Che ne sanno i neodiplomati o i neolaureati di oggi di diserbo in vigna? Mica è una loro colpa, non credere… Tu conosci e comunichi, sei un perfetto trait d’union. Continua in questa opera divulgativa, preziosissima!

  8. davide bonucci ha detto:

    Ho scritto “in vigna”, bacchettami 😉

  9. Gielle ha detto:

    Da sganasciarsi dal ridere, fanno passare una pratica pesticida per una cosa bella a vedersi 🙂

  10. Rossano ha detto:

    Il Marketing è questo. che piaccia o no. sono d’accordo con Andrea e con tutti voi che da un punto di vista reale è una pessima pubblicità. ma il marketing è proprio questo far credere piacevole anche le cose abominevole. nel caso specifico possiamo sicuramente notare che i toni cromatici sono senza dubbio più belli ed affascinanti in questa foto piuttosto che in un’altra dove il diserbante non avrebbe fatto il suo compito… lo so’ si tratta di una castroneria… ma tant’è! Capisco i vostri (e i miei)dissensi ma ahimè la massa segue altri canoni… il marketing va dietro quei canoni e non mi meraviglio assolutamente di niente… la gente vuole il “bello” come venga fatto poco importa… l’importante è che a colpo d’occhio (e non solo) sia bello! Vi faccio solo un piccolo esempio visto che da questo lato un po’ di esperienza in materia ce l’ho (e devo dire che all’università era una delle mie materie preferite): sapevate che la panna mukki dieci anni fa veniva venduta in una confezione rossa-gialla e bianca? Sapevate che questa panna, pur avendo una buona qualità registrava delle vendite bassissime? Bè in seguito ad un ritocco sulla confezione, che da gialla-rossa e bianca, dove è stata cambiata l’immagine con predominanza del bianco e un celestino appena accennato (che in fondo è la confezione attuale) le vendite del prodotto sono triplicate nel primo anno per poi aumentare in via del tutto esponenziale negli anni successivi e tutto questo senza cambiare di una virgola il prodotto offerto.
    Questo è solo uno (e uno dei più stupidi) esempi di quello di cui è capace il marketing…

  11. Lorenzo ha detto:

    la massa ignora la gravità della cosa ma il diserbante nei prossimi anni si farà sentire…. per il momento le lepri muoiono lungo i filari delle vigne…

  12. Andrea Pagliantini ha detto:

    Alla fine si tratta di comunicare un territorio con immagini e paesaggio che non stanno in piedi.
    Innanzi tutto il Chianti non è altro che una serie di asperità, a volte anche ruvide e costellate di sassi su colline più o meno alte e gobbe coperte da boschi, da vigneti, da oliveti con piccoli borghi, paesini, castelli case isolate che non erano altro che le vecchie case coloniche ora addomesticate in ville hollivuddiane o periferia brianzola.
    Già la foto quindi indica un paesaggio che non è Chianti, potrebbe essere la Val d’Elsa, addirittura perchè non certi scorci della Val d’Orcia o chissa cosa che non sia Chianti.
    Comunicare i colori dell’autunno, il cui rosso si trova sulle foglie delle piante (che non sono sangiovese)con una striata di erba secca bruciata dal diserbante e riempirlo del solito precipizio di luoghi comuni sulla poesia della in campagna o sulla raccolta delle olive è stucchevole.
    Adesso si stanno raccogliendo (sto) le olive e di poesia quando arriveranno le pioggie, il fango si appiccicherà agli stivali e le cassette da portare al punto di imbarco è fruibile a chiunque la voglia vedere di persona prima di arrivare alla bruschetta davanti al classico camino.
    Non si può far vedere o credere una cosa per un’altra. Non si può dire sia Chianti nella Val di Pesa, nella Val d’Elsa pur facendoci un vino bollato che deve essere ben chiaro come il territorio di produzione non corrisponda al territorio vero e storico.
    L’effetto del diserbante della foto viene da lontano, molto probabilmente da trattamenti d’autunno a ciclo continuo per le varie scadenze che i diserbanti hanno, per via delle varie erbe crescono e devono seccare, dato che le viti sono potate ma non in vegetione, il contesto è verde e lascia credere si tratti almeno di febbraio.
    I giornalisti copiano e incollano i comunicati stampa, non dico debbano verificare ciò divulgano quando si tratta di eventi e spettacoli, semmai dovrebbero starci un pochino più attenti quelli stanno dietro all’ufficio propaganda perchè riassumendo il tutto, una bella immagine di se il Chianti in questo non la trasmette.
    Milioni di persone si occupano di altro nella vita e non hanno approccio visivo e pratico delle cose reali di campagna e magari basandosi sull’immaginario di letture patinate di vario tipo, non possono essere informate a base di antani su antani.
    La comunicazione del vino è un barile ben raschiato e la fantasia difetta, ma in ogni caso meglio stare ai fatti normali e reali che disperdere antani per il mondo.
    E di tutto questo diserbante sparso per le vigne alla fine se ne apgheranno le conseguenze in fatto di salute.
    E nel Chianti non tutti danno diserbante, non tutti fanno trattamenti a calendario, non tutti sono programmatori a taolino della fabbrica del vino.

    x Rossano, vorrei ti rispondesse Silvana sulla questione marcheting che ne sa molto, ma molto più di me, poi magari posso dire la mia.

  13. Rossano ha detto:

    Andrea come darti contro? Non vorrei che il mio discorso fosse stato interpretato male… Io sono ASSOLUTAMENTE d’accordo con te e con tutti gli altri… io dico però che di tutte queste cose che elenchi purtroppo pochi (per non dire nessuno) sa quello che vai a spiegare. Faccio chiarezza: la maggiorn parte della gente non sa se quello è chianti, non sa se quello è diserbante, non sa che le foglie rosse non sono di sangiovese e non sa tante altre cose… ragion per cui al giornalista o a chi cura l’immagine di un qualcosa preme dare un’immagine che piaccia alla gente… se questa immagine è reale o flasa non ha importanza… l’importante è colpire… attirare l’attenzione… ahimè purtroppo l’andazzo è questo e non di certo solo su queste cose… su tantissime altre cose… questa è la società che “conta”… questa è la società CHE MI FA SCHIFO!

  14. Silvana ha detto:

    Caro Rossano, l’affermazione “il marketing è far credere piacevoli anche le cose abominevoli” è un’affermazione clamorosamente sbagliata.
    Il marketing è un insieme di strumenti – molto ben precisi – che dettano le regole per affermare prodotti, servizi, idee; possiamo usare le stesse regole per affermare noi stessi, e posso garantire che quello che affermo non è casuale. Ma se io sono disonesto, se non ho coscienza sociale, se tarocco i miei prodotti, se uccido l’ambiente, se ho comportamenti iniqui nei confronti dei miei collaboratori o dipendenti, se faccio un prodotto mentendo sulle sue qualità, se …, se io sono questo, io sono una merda; lo sono io e il marketing non c’entra niente.
    Se sulla rete ci sono i siti pedopornografici la colpa non è della rete o del computer , ma di chi ce li mette, di chi li realizza (e nessuno mi venga a dire che c’è richiesta, perché è purtroppo vero, ma sono richieste criminali).
    Invece la vera manchevolezza di tutti quelli che “usano il marketing”a capocchia è proprio quella di non sapere che cosa sia e di andare ad orecchio. Non se ne può più di quelli che spendono parole ma non hanno in mano né mestiere né professione.
    Se quelli che hanno fatto quella porcata sapessero qualcosa di mrktng, saprebbero (perché avrebbero letto ricerche di mercato vere – non come quelle che ho visto fare proprio in queste zone, dandosi la zappa sui piedi)che il ‘consumatore’ non è più così boccalone e ignorante; non il consumatore di medio alto livello. Quelle cose rossastre possono incantare solo chi non ha un briciolo di cultura né di informazione, cioè gente che venendo a Siena, nel Chianti o dintorni, con quelle premesse, non fa altro che abbassare ulteriormente il livello di questi che sarebbero luoghi d’oro, i cui prodotti dovrebbero essere fatti magistralmente e costare in relazione diretta con il loro valore.
    Sono davvero stufa di vedere gente che si dà la zappa sui piedi solo perché orecchia cose di cui non sa nulla o quasi”
    Scusi (scusa) lo sfogo, ma vi state facendo del male, da soli. Altro che marketing.

  15. Filippo Cintolesi ha detto:

    Sottoscrivo quasi ogni parola dello sfogo di Silvana: finiamola con questo idolo polemico del marketing, cioe’ con il caricare di significati negativi un’attivita’ sacrosanta. Forse scontiamo il fatto che di questa disciplina si e’ cominciato a parlare in pubblico in anni di reaganismo e crassismo rampanti. Gli anni del nonno Everardo Dalla Noce, quando gli italiani “scoprirono l’economia” (espressione che testimonia una demenza sconfortante).
    A parte questa precisazione per me doverosa, lasciatemi fare anche a me il mio sfogo, anzi il mio anti-sfogo. E’ vero, fa abbastanza ridere il fatto che venga esaltata una immagine che se fosse correttamente decifrata da chi ha orchestrato tale campagna, probabilmente verrebbe non ostentata ma nascosta con imbarazzo. Esattamente come i rossi vigneti di alicante d’autunno: molto fotogenici ma anche molto sputtananti, soprattutto in anni in cui la contro moda ora spara sui vitigni a suo tempo esaltati come riscatto dal grossolano sangiovese. Detto questo, pero’, e’ opportuno evitare di stracciarsi troppo le vesti: non esagererei la negativita’ di questa cosa. Cosa si crede? Che il filare bello pulito, sia mantenuto tale a suon di zappa e di ubbidiente? Non siamo ipocriti. Se un’azienda deve stare in piedi e pure sul mercato, tende a ridurre al minimo le lavorazioni e gli interventi labour-intensive. E ovviamente ricorre al diserbo. A meno di non voler fare come un tale che conosco io che lascia crescere ginestre e pruni nella invigna. Ma lo vedo molto poco vendibile, soprattutto poco “presentabile”.

    Il dettaglio assolutamente scandaloso di quella immagine, invece, almeno a giudizio mio, e’ il gabolare per Chianti un territorio come quello raffigurato, dolci declivi e filze di cipressini. Il Chianti e’ duro e aspro, non evoca scenari di armonia classica alla Gladiator, per quelli c’e’ appunto la val d’Orcia o ambienti vicini. Il Chianti evoca semmai asprezza e “sporco” altomedievali. A vederlo d’autunno viene freddo, umido nelle ossa e voglia di accendere il foco e girarci sopra un cinghiale alla obelix, non di farsi corse nei campi di grano.

    Questo e’ solo l’ennesimo episodio di una Toscana che continuamente maciulla la sua stessa immagine per rigurgitarla in qualcosa di non piu’ autentico, di altro, di opposto, di filologicamente e storicamente incompatibile. Anzi, peggio: banalmente qualcosa piu’ facile, accettabile e digeribile da menti ignoranti, da animi insipienti. Questa e’ la cosa piu’ triste, altro che mostrare il diserbo, che almeno e’ autentico.

  16. Michele Braganti ha detto:

    beh visto che Silvana e’ un’esperta nel settore….ti faccio una domanda nel campo dove ci capisco un pochino…..
    quindi fa marketing….chi si e’ svegliato biologico del’ultim’ora che ora a spron battuto parla , o peggio blatera di autoctono inerbimenti biodinamica lieviti indigeni,no solfiti….ecosostenibilita’…..no co2…..ecc….ecc……e poi costruisce una cantina nuova nuova di sanapianta,invece di usare un edificio in abbandono gia’ in pieidi limitrofo…??…..o quello che fa un vino in tutto e per tutto naturale….bio qua e bio la….ma puzza di cignale…..e lui candidamente ti risponde….che e’ normale….perche’ i vini naturali son cosi’ e nn fanno male perche’ nn ci sono porcherie ne solfiti….questo cos’e’ marcheting o presa pe’ i’culo…??…innoqua,un fanno male a nessuno… ma e’ l’e’ una bella presa pe’i culo secondo me…….

  17. Rossano ha detto:

    Cara Silvana… faccio mea-culpa sulla mia affermazione frettolosa e assolutamente generica… confermando che quello che dici è assolutamente la verità… io però per fare un discorso molto semplice avevo ridotto (sbagliando) a poche parole offensive quello che te invece hai spiegato molto bene, cioè: “Invece la vera manchevolezza di tutti quelli che “usano il marketing”a capocchia è proprio quella di non sapere che cosa sia e di andare ad orecchio. Non se ne può più di quelli che spendono parole ma non hanno in mano né mestiere né professione”
    Questo era il senso della mia affermazione… spiegato in malo modo… e che tu hai saputo esprimere nei dettagli… sta di fatto che purtroppo esistono situazioni in cui chi fa marketing non conosce le realtà e comunque si limita alle apparenza che servono, come giustamente hai ricordato te, ad incantare americani & c. che di realtà territoriale conoscono ben poco. Spero di essermi spiegato… e allo stesso tempo dico a filippo che la mia non era un’accusa al marketing ma a chi lo fa in modo del tutto sbagliato… io sono stato e lo sono tutt’ora affascinato dal marketing… perchè secondo me quando uno “lo sa fare” è una delle cose più interessanti che ci siano…

  18. Silvana ha detto:

    Quale mea culpa, caro Rossano! Questi discorsi servono a chiarire un po’ di cose, incluso che se esiste uno strumento ma non so da che parte si comincia ad usare, pretendendo di farlo al buio non posso che combinare frittate, invece il Braganti Michele merita una risposta più articolata, che non ho il tempo di dare ora, perché vado di fretta.
    Ma lancio lì propostina. Dato che io ho un bagaglio di conoscenza abbastanza corposo, perché il Pagliantini non organizza una ‘session’, in cui mi metto a vostra disposizione?
    In cambio voglio essere invitata a cena (possibilmente dietetica).

  19. mario ha detto:

    …vorrei ripetermi..”DISERBIAMO GLI ORGANIZZATORI”…E NON LASCIAMOGLI IN MANO IL POTERE DI FAR ”immaginare il chianti”(per tutte le 4 stagioni!!)..

  20. Michele Braganti ha detto:

    filippo…..
    che il marchetin sia un’attivita’ sacrosanta non ci piove….e’ che siamo italiani…un popolo furbino e tirainculo….spesso, ora con queste lune poi…e si vende quello che nn e’…..mi viene in mente frescobladi che dice di sentirsi agricoltore….o nn e’ marchetin questo..??…..o quello che vendemmia anche quando piove perche’ glelo dice il calendario biodinamico…e poi lo racconta pure…!!!ti faccio un esempio io ho in vendita diretta varie annate,nn tutte sono sempre aperte per la degustazione libera,….quando un turista vien da me per assaggiare un vino…. e compra solo le annate che ha assaggiato..le altre nonostante ci sia io che gli spiego che per motivi di costo nn posso averle aperte tutte…nn si fida e un c’e’ verso….se vai in francia a bordo’ o borgogna raramente c’e’ piu’ di un vino aperto….e la gente compra lo stesso, fidandosi…..siamo italiani ahime’ e questo e’ un triste dato di fatto….
    anche un fucile di per se’ e’ innocquo….se uno e’ appassionato di tiro al piattello va al poligono e nn rompe i coglioni a nessuno….discorso diverso se va a caccia e ti spara sotto casa…….

  21. Silvana ha detto:

    Ma insomma, perché continuate a chiamare marketing, con o senza kappa, le cazzate che fanno – in generale, nel mondo del vino (dove non c’è un pisello che sappia come funziona la comunicazione: sì, confermo, manco i giornalisti che non hanno MAI saputo cosa fosse, in nessun settore, perché non ci hanno mai fatto i conti! E perché fanno un altro mestiere) – tutti i peggio accattoni della comunicazione che si siano mai visti sulla faccia della terra?!

    Marketing è un sistema di regole che consente di guardare al proprio oggetto (prodotto, servizio o altro) e capire se ha una ragione di esistere, se sì in quali spazi, per quale pubblico. Solo dopo questa prima fase, per far conoscere il prodotto (il servizio, l’idea) a fronte di un conto economico, si mettono a punto gli obiettivi e una strategia per raggiungerli.

    Che cosa c’entri tutto questo con gli sciagurati esempi che evocate, con il fatto che in questo paese ci sia un fottìo di gente che dice che dentro c’è l’elisir e invece c’è la merda (ma siccome l’abbiamo chiamata elisir questo è), che pensa che chi compra è fesso, che (ad es) Toscana è quindi arriveranno a frotte a farsi fottere …

    Quel tempo, il tempo della laurea in comunicazione dei miei stivali, per intenderci, è finito. Purtroppo dopo aver laureato una serie di giovani che sono stati illusi e spremuti economicamente.

    Signori, il lavoro vero, quello per cui devi fare roba buonissima e venderla al prezzo giusto, e saperla comunicare adeguatamente rivolgendoti con il giusto linguaggio al suo pubblico ‘naturale’, è un’altra cosa. E non si diventa ricchi facendolo; si lavora molto e si campa, magari benino, ma guai abbassare la guardia (scendere di qualità, perdere di vista la concorrenza e così via).
    Scusate la tirata ma non se ne può più di sentir tirare in ballo il marketing a proposito di disonestà. Il marketing non è buono o disonesto, è naturale.
    Se vuoi piacere a qualcuno, prima di tutto ti domandi se ci sono probabilità che ciò accada, poi ti dai da fare affinché accada, ma non cerchi di farti passare per quello che non sei, altrimenti il tuo approccio è destinato a fallire….

  22. mario ha detto:

    ..ma avete visto il volantino degli eventi..?intanto so che ”per loro praticità e comodità l’hanno distribuito a qli solo agi ”arruffianati”…poi sembra un brutto menù da ristorante ..anzi un menù ”di” ristoranti ..che centellinano il vino …olio appena accennato ..eventi che non attirano…ed una sfilza di ”enti da dismettere” con il loro logo..il copione è sempre uguale…”IL FIASCO DELL’INSUCCESSO..,mi sa tanto che è garantito(almeno quello)…

  23. Filippo Cintolesi ha detto:

    Michele, ti rispondo ma devo dire che ha gia’ risposto piu’ che egregiamente Silvana, e non poteva essere che cosi’ ovviamente. Identificare il “marketing” con le attivita’ che citi e’ come identificare il sesso con la prostituzione.
    Il marketing e’ un’attivita’ sacrosanta esattamente per come lo descrive Silvana Biasutti: quello che a me piace riassumere nella battuta “il marketing si occupa della domanda (impegnandosi a trovarle risposta): per quale motivo il mondo dovrebbe mai interessarsi a me [al mio prodotto, servizio ecc]? per quale motivo, ossia quale parte del mondo if any, a quali condizioni, quando, dove come ecc.. Tutte domandine sacrosante. A meno di non voler pensare che il mondo dovrebbe “amarci per noi stessi”. Vedi Mr Verloc di conradiana memoria, l’uomo che pretendeva di essere amato per se stesso. Ossia senza doversi sbattere in qualche modo per far si’ che il mondo trovasse un senso per amarlo.
    Quella parte che viene comunemente intesa come marketing e che invece nella migliore delle ipotesi e’ solo una sua piccola sottosezione, quando non rientra banalmente sotto il titolo “tecniche di vendita”. Marketing vero sono cose come l’analisi SWOT, ossia strenghts-weaknesses-opportunities-threats, detto in taliano punti di forza-di debolezza-opportunita’-minacce. Sono cose alle quali lo spirito italico e’ costituzionalmente alieno. Perche’ sono l’essenza della laica modernita’ contro il vieto medievalismo corporativo nostrale.
    Quando studiavo “science” mi sono trovato piu’ e piu’ volte a pensare che quella roba (ossia la scienza, in particolare la scienza fisica, mi riferisco in particolare alla scienza che viene fatta ora, ossia a quella in fieri, o se si vuole in progress: la ricerca viva e sanguinante insomma) e’ davvero una creazione del mondo soprattutto anglosassone. E’ fatta a loro immagine e somiglianza. Ricalca la loro forma mentis. Bene, anche per il marketing e per la cultura d’impresa devo dire quasi lo stesso, per il poco che ne so e ne ho studiato. Sono cose che esprimono al massimo lo spirito anglosassone. Nessuna sorpresa, quindi, che da noi provochino ancora oggi, 2011, tali e tanti maldipancia.

  24. Andrea Pagliantini ha detto:

    Alla fine facile tutto si riassuma nel fatto che ogni persona svolge un’attività quale che sia, dal vino, alla comunicazione, al girare pulenda ecc. se non svolge le cose con passione e capacità ma anche un briciolo di onestà,c’è il rischio di fare come un cane da penna dentro una voliera incapace di trovare un fagiano.
    L’approccio alla comunicazione del vino è cosa difficile perchè la fantasia latita e il barile è raschiato, oltre ad esserci dietro molte persone che con la semplicità del prodotto hanno poco in comune.
    Per questo il meccanismo vino parte dal momento stesso in cui si stappano bottiglie con eventi ad essi collegati come serate, degustazioni, party e festicciole e spesso tutto questo non basta se non si ha una cifra piuttosto consistente da spendere non in marketing, che alla luce di quanto letto sopra, da chi lo fa seriamente non sarebbe un male, ma in propaganda di chi in un modo o nell’altro può condizionare lo sviluppo di un nome o di un prodotto attraverso recensioni che spesso risultano essere consigli per gli acquisti.
    Nel caso in cui si costruisca con le fondamenta poggiate su frasche intrecciate di bischerate, non è difficile prima o poi i nodi vengano a galla e si vada poco lontano.
    Forse è anche arrivato il momento di guardare oltre le cose poco belle sono collegate al vino, non nel senso fare finta di niente sia chiaro, ma nel senso di concentrarsi su cose fatte e da fare in modo limpido e schietto, che oltre a dare una grandissima soddisfazione, alla lunga, ma non tanto, pagano di ogni sacrificio.
    Michele Braganti, con la sua azienda è un esempio di come si possa essere se stessi facendo un prodotto eccellente che parla da solo, tanti arriveranno meno lontano a forza di proporre antani al prossimo, ma che vadano per la loro strada…

  25. Rossano ha detto:

    Maremma lupa avevo scritto un post chilometrico dove avevo esternato alcuni mie pensiere che comunque sono riassunti da Filippo e Silvana dando un senso anche alle affermazioni di Michele… scusate ma ‘un lo posso’ riscrivere… mi ci vuole un’ora e sono sicuro che ‘un riscriverei le stesse cose… tanto è lo stesso… ‘unn’è che quello che scrivo dev’esse per forza letto… dico solo che mi piacerebbe prlarne a voce con voi popichè ritengo che su questo plog trovo sempre più materiale per crescere e non capita tutti i giorni di avere la disponibilità di “conoscere” certe persone che mi insegnano tante cose… qualcuno si potrebbe domandare come mai chiacchiero se ancora c’ho tanto da imparare… bè mi garba troppo capire… e allora per capire devo parlare per essere smentito, contraddetto o avere conferme sui miei credi…
    P.S.= Andrea sei stato molto sintetico e secondo me hai detto delle cose vere…reali…proprio come te.

  26. Silvana ha detto:

    Buongiorno. Non latita la fantasia, caro Pagliantini@, latita la verità eccetera.
    Rossano@, qui sopra ho proposto un incontro, se serve, sono disponibile, trovando tempi e luoghi.

  27. Filippo Cintolesi ha detto:

    Infatti. Non soltanto raccontare fandonie non va identificato col marketing, ma direi che e’ esattamente contrario alle finalita’ del marketing: se si comunica cio’ che non si e’, non si puo’ incontrare il proprio vero mercato, e si va incontro a equivoci, delusioni reciproche. Una dilapidazione di risorse, insomma.

  28. Andrea Pagliantini ha detto:

    Mi sono espresso male come spesso accade. Intendevo la scarsa fantasia di chi sembra fatto con lo stampino, usa un linguaggio scarno e sempre identico, modi melliflui gentileschi e tirainculo di chi a pelle mi comunica che ha poco da dire ma vuole stupire il mondo.
    Tanti preferiscono il marcheting o la comunicazione alla terra, invece dovrebbe essere il contrario, ma controllando bene non facciano danni.
    L’uso della verità latita, su questo ci capiamo al volo e sono un fervente sostenitore del fate come vi pare purchè sia dichiarato.
    Al vino apprlicato in modo che chi ha monovitigni come Brunello e BArolo quelli deve avere senza sotterfugi, gli altri, ci mettano ognuno che gli pare purchè lo dichiarino.
    Dopo la terza cazzata a seconda della gravità, salta per sempre la partita iva e la possibilità di fare, commercializzare, annusare, girare intorno una cantina anche per una degustazione.

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