Vinsanto 2011

Uva appassita a diacere, sana, dolce e grinzosa al punto giusto per essere rotta da una pigiatrice manuale rotante fra due rulli e poi pressata per ottenere un mosto zuccherino quasi denso al tatto, che riempirà all’80% della capacità dei caratelli di castagno dai quali ha appena traslocato quella delizia per il palato del 2007.
Il mosto è stato lasciato a riposare alcune ore, nelle quali ha prodotto un deposito da cui è stato separato, in modo da mettere nei caratelli solo il chiaro.
Il tappo del contenitore, sigillato a cera lacca, non salterà prima dei prossimi tre anni.

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10 risposte a Vinsanto 2011

  1. mario ha detto:

    …saranno pochi tre anni…e sarà presto x farlo..(secondo me)..???

  2. Rossano ha detto:

    Questo processo me lo ricordo molto bene… visto che il mi’ nonno l’ha sempre fatto il vin santo… però i periodi di affinamento non me li ricordo… bisogna gleli richieda… una cosa invece ti voglio chiedere andrea… da noi si fa un vin santo “dolce” nel Chianti ho sentito spesso un vin santo “secco” (che amo molto di più non essendo un amante del dolce in generale) da che cosa deriva questa differenza?

  3. Dario ha detto:

    Difatti. A me lo davano fatto sopra S.Gusmé ed era asciutto. Ne berrei litri, ora.

  4. Andrea Pagliantini ha detto:

    Tre anni minimo in attesa di un’annata d’uva meriti di sostituire i liquido del caratello, sai, qui non siamo a Montalcino dove tutte le annate riescono cinque stelle.
    Secco o dolce dipende da quanti zuccheri ha addosso il mosto e riesce a svolgere e dal legno in cui si fa il vinsanto, rovere e castagno sono una cosa, ginepro e ciliegio sono per amanti del secco allo stato puro….
    Conosco bene il Vinsanto della zona di San Gusmè, ce l’ho anche fatto, e ricordo bene come volasse quello di Pagliarese venduto un pò ovunque, ma qui si va sull’amarcord.

  5. mario ha detto:

    …io lo lascio fare e svolgere ..al destino ….

  6. filippo cintolesi ha detto:

    Legno di ginepro e’ per masochisti e amanti dell’amaro… Di ginepro bastano poche doghe per caratelli dove stagionare l’aceto!

  7. Rossano ha detto:

    Grazie delle delucidazioni!

  8. mario ha detto:

    …o poche coccole di ginepro messe dentro…:-)

  9. Andrea Pagliantini ha detto:

    O anche cubetti di legno come infusione.
    A tal proposito un ragazzo appena diplomato all’istituto agrario in vena di stupire il su’ nonno che “di vino non ne capiva nulla ed era rimasto indietro” fece staccare il Sangiovese lasciandolo sui fili di ferro dei filari una decina di giorni ad appassire o infradiciare a seconda dei casi.
    Durante la fermentazione aggiunse dei tocchetti di vari legni, ma in special modo di cipresso.
    Alla svinatura il nonno non ci fece caso e non assaggiò, pur sentendo strani profumi di sconosciuta provenienza, ma quando a primavera iniziò a bere il vino il nonnodiceva che ogni volta pisciava seminava cipressini tralasciando pareri su quanto a scuola avevano insegnato a quel bischero del su’ nipote.

  10. Rossano ha detto:

    Sto’ sciantando dal ridere!

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