Toscana biologica

L’idea di gettare le basi per far diventare biologica l’intera Toscana nasce da un commento di Silvana Biasutti lasciato su questo post.
L’idea è geniale e potrebbe far rialzare la testa ad una regione che sta vendendo da parecchio più immaginario che sostanza, più come si era che come si è veramente e potrebbe rappresentare un nuovo rinascimento per l’immagine di una campagna stremata e stanca di troppi personaggi pirateschi, di troppe cose dette in un modo e fatte in un altro, di troppi fiumiciattoli che non vedono più la presenza di un pesce per le troppe schifezze disperse per l’ambiente.
Il primo passo potrebbe essere bandire l’uso di diserbanti  e iniziare a fare le cose che si fanno come si dicono, ovvero che siano vere.
Ne va oltre della salute di chi ci lavora e si nutre di questi prodotti, anche dell’immagine e del futuro dell’agricoltura in questa regione, che probabilmente visto come siamo messi in questa assurda economia di carta, potrebbe ritornare ad essere una risorsa importante e di sostanza, purchè pulita e vera.

Questa voce è stata pubblicata in Arte e curtura, cose buone dal mondo, Fotografie 2011. Contrassegna il permalink.

22 risposte a Toscana biologica

  1. mario ha detto:

    un pensiero che sembrerà assurdo mi fa dire..personalmente ” no,non ci sto!” perchè ,immagino ,dovrete subito formare un comitato(o qualcosa del genere..)poi indire assemblee pubbliche(le solite confusionate) poi invitare ed interpellare( i ”soliti) politici presidenti e capi di giunta…sul tavolo ”di presidenza siederebbero i ”soliti faccendieri ”che a spada tratta difenderanno il loro amore x la toscana(magari fino ad ieri avevano un piccolo stabilimento inquinante sugli affluenti dell’arno)..e magari si faranno eleggere da voi e da chi ci crede semi-democraticamente..no non ci sto(solo e solamente x quanto occorrer possa) a rivedere un quasi simile copione..anche sindacalizzato magari se siete bravi avrete anche dei fondi europei(tolti ai veri agricoltori custodi del luogo) x farlo e far guadagnare qualcuno.. auguri!

  2. Andrea Pagliantini ha detto:

    Mario, le tue parole le posso sottoscrivere in pieno, ovvero mi piglia immediatamente il prurito quando sento parlare di comitati, chiacchierifici per fare bella figura e produrre visibilità ecc.
    In quel modo si da visibilità a qualcuno e basta, non lo scopo, non l’origine dell’idea che non deve produrre nè beneficio per qualcuno nè meno che meno seggiole da occupare.
    Il punto di partenza è questo, sennò non si va da nessuna parte.

  3. Gian Marco ha detto:

    Non sono né agrocoltore né toscano, quindi non risponderò direttamente perché sembrerebbe un “armiamoci e partite”.
    …certo, però, che l’idea mi piace, eccome se mi piace! 🙂
    Spero che la Toscana possa tornare a voi presto, molto presto.

  4. Silvana ha detto:

    Bravo Mario! Finora le cose sono andate così, e anche peggio.

    Più volte ho buttato lì (perché da “straniera” devo ‘buttare lì’) questa proposta, e ogni volta capivo che l’audience si spaccava in due: una parte che pensava ai propri interessi, magari basati su una delle tante politiche di attenuamento dell’impatto della chimica su suolo e prodotti, ibn pericolo; l’altra parte cominciava a fare i conti dei cantucci caldi, in cui sedere in dolce far niente più o meno burocratico, che questa novità può riservare.

    Da questo punto di vista non è cambiato niente; non è una macchina burocratica da smontare, non c’è l’agricoltura da riconvertire: è la mentalità di un intero paese da scaravoltare. Mission impossible (quasi), ma bisogna farlo, perché è proprio quella mentalità, sono proprio quei posti (talvolta una persona ne occupa più d’uno) che fanno la cresta sul lavoro e sulle idee, sulla buona volontà e sulla fatica quotidiana.

    Senza odio, né revanscismi inutili, come postavo sul mio blog un paio di settimane orsono: qui è pieno di buone cose e bei paesaggi, accuditi da metà (forse un po’ meno) degli agricoltori e dei lavoratori. L’altra metà abbondante delle persone hanno occupazioni di tipo burocratico. E la burocrazia è sacrosanta, ma un tasso di burocrazia che serva ad adempiere correttamente i doveri e le pratiche necessarie; non una burocrazia che INVENTA balzelli e percorsi per auto alimentarsi.

    In fondo (è solo un esempio), l’INPS svedese ha (mi dicono) una cinquantina di dipendenti, per amministrare quel sistema pensionistico; ora, è vero che gli svedesi sono molti meno di noi italiani (e forse gli impiegati della loro inps sono novanta e non quaranta, come mi hanno assicurato), ma quanti sono gli impiegati dell’INPS nostrana, quante migliaia, quante decine di migliaia?
    Mi accontento di fornire il dato relativo ai dipendenti della provincia di Siena: poco più di quattrocento!

    Come vedi Mario, come vediamo tutti, la macchina è parecchio accrocchiata, e non si vuole organizzare lo sterminio degli impuegati pubblici, ci mancherebbe.

    Bisognerebbe SOLO cominciare a fare operazioni di limatura RAGIONEVOLE, riconvertendo e creando occupazioni che siano più produttive, anche nell’ambito della burocrazia.
    E’ un discorso lungo e complesso di cui io non vedrò il compimento; tuttavia, la Toscana bio sarebbe una buona idea. Peccato che qualcun’altro ce la soffierà.

    Anche la Toscana, come l’occidente è stato il centro del mondo ‘civilizzato’ e non lo è più, forse subirà una perdita di smalto (già in corso da parecchio tempo) nell’immaginario che ha sospinto e attirato personalità, intelligenze, poeti, artisti e giù giù fino alle persone normali (ma di buon gusto), come la sottoscritta, che come una citrulla, continua a spingere affinché le tanto evocate “buone pratiche” non si limitino ad essere cambiali, ma diventino qualcosa di concreto. Finora invano, e il mondo non obbedisce ai politici e alle loro intenzioni, scivola e gira, e svicola via; qui si è quasi finito di consumare una rendita di immagine e di reputazione che non hanno più consistenza, ma chissà se qualcuno lo capisce, anzi, lo vede?

  5. Deborah ha detto:

    Ho letto tutto e non posso che concordare, d’altra parte, essendo in questo caso una “politica”, è con dispiacere che vorrei parlarvi della mia esperienza in questo periglioso settore: l’idea di fare “biologico” l’intero territorio di Gaiole in Chianti è sempre stato uno dei miei sogni e come amministratrice circa un anno fa, in collaborazione con un gruppo di Radda e un agronomo che già opera sul territorio comunale, abbiamo organizzato un incontro invitando tutta la popolazione (perchè il progetto era quello di bandire l’uso di eventuali pesticidi anche nell’orto di casa!!!) e singolarmente tutti i produttori. Risultato: all’incontro erano presenti solo i produttori che già fanno biologico e altri due piccolissimi che volevano saperne di più! Un fiasco totale! Oltretutto sono sempre in attesa di organizzare un nuovo evento di questo tipo ma gli agronomi contattati per adesso non di sono più fatti vivi!!! Sicuramente avremo sbagliato in qualcosa ma la buona volontà c’era e c’è tutta..io sono sempre disponibile per tentere di muovere qualcosa (per quello che posso!)

  6. Filippo Cintolesi ha detto:

    Purtroppo, signori miei (e signore, eh) mi sa che si sta confondendo il capo con la coda. Una Toscana tutta biologica, e aggiungo io tutta a denominazione d’origine protetta, puo’ derivare da una Toscana culturalmente convinta di cio’ che e’, di cio’ che non puo’ non essere, di cio’ che sta per perdere irrimediabilmente se tale modo di essere non conquista e difende. Una Toscana che faccia sistema, per dirla in orrido tecnologismo contemporaneo. Se ne vedono i segni intorno? Non mi pare proprio. In attesa di quello che ancora non e’, ogni altro modo di cercar di fare quello che concordiamo tutti essere una bellissima idea,
    sarebbe solo un modo di calarla dall’alto. Come al solito. Credo di essere piu’ pessimistico di Mario, e al tempo stesso di esserlo di meno, insomma per differenti ragioni.

  7. Elena ha detto:

    Penso che quello che oggi sembra utopia domani sarà l’unica via possibile …se si vuol sopravvivere!

  8. Stefano Gronchi ha detto:

    Bravi Andrea e Silvana per la bella proposta e Deborah che spero non abbandoni l’idea nonostante l’iniziale difficoltà. Vorrei solo aggiungere che siamo in un periodo in cui le cose corrono e nel mondo si sta ragionando a come fare agricoltura quando il petrolio sarà molto meno accessibile di ora. Vi allego l’indirizzo dove potete vedere un filmato trasmesso dalla BBC qualche tempo fa, credo che la visione sia utile per riflettere su come prepararci per il futuro. Faccio una proposta: organizziamo una serata a Gaiole per vederlo insieme e poi scambiarci le nostre riflessioni…

  9. Rossano ha detto:

    L’idea mi piace tantissimo e sono convinto che può essere un modo per non perdere la “toscanità”…ma come poter ignorare i pensieri di Filippo, Mario e sull’altro post successivo a quello di silvana (di cui l’autore non ricordo il nome e spero mi voglia perdonare)..-. è meglio che stia zitto ho bisogno di saperne di più di ascoltare di più, di imparare di più… state pur certi però che il mio supporto per cercare o intraprendere una buona soluzione c’è e ci sarà sempre… perchè ritengo che VOI abbiate i metodi ed i mezzi per poter non perdere o forse sarebbe meglio dire recuperare la nostra Toscana… e magari da cosa nasce cosa… chissà… e scusate se riapro la ferita, questa cosa però va fatta con chi conosce la realtà nostra e non quelli che si mettono a sedere a bruxelles… quelli ‘un devono proprio apri’ bocca! altrimenti siamo segati già prima di iniziare..

  10. Gregorio Galli ha detto:

    Caro Andrea, sono senz’altro d’accordo sul fatto che urge trovare un modo per rilanciare la nostra agricoltura che è, non secondariamente, cura del territorio. Non posso però non dirmi scettico di fronte all’idea di risolvere qualcosa mettendo tutta la Toscana sotto un unico cappello, per quanto possa apparire un’ipoteticamente desiderabile copertura.
    La cosa che mi puzza non è tanto la certa, inutile e odiosissima ultra-burocratizzazione, tanto tipica dei poteri del tosco-centralismo e inevitabilmente implicata da una simile iniziativa; altro non sarebbe infatti che una scusa per la fondazione di un ennesimo ENTE del tipo toscana cereali, ARSIA, ARTEA, Toscana promozione, Fondazione Toscana insostenibile, ecc. O, ancor peggio, l’istituzione di un consorzio regionale di pubblica inutilità. Burocrazia, burocrazia…
    No, non è questo: non concordo con l’idea di una monolitica svolta biologica di tutto un sistema agricolo perché ritengo che dove avremmo bisogno di flessibilità ciò creerebbe rigidità, dove ci vorrebbero approcci innovativi ci legheremmo a criteri vecchi, nati in epoche di grande abuso della chimica.
    In realtà per la mia esperienza (vengo da una realtà agricola dove cereali se ne facevano veramente tanti), chi ancor oggi usa e abusa di concimi chimici, diserbanti e antiparassitari è chi ha imparato da quelli che lo facevano negli anni ’70-’80. Oggi chiunque abbia un po’ di consapevolezza è tornato spontaneamente alle rotazioni e a un uso moderato della (costosa) chimica. Chi in vigna combatte l’erba con disseccanti e simili non ha bisogno che ciò venga vietato, ma dovrebbe essere aiutato a comprendere perché una simile pratica semplicemente non ha senso. I grandi o i medio-grandi che fanno della chimica invece che fare dell’agricoltura dove stanno andando? Fare vini imbevibili paga ancora?
    Volermi dire: – Te! Biologico! Forza! – è come dirmi che non sono libero di rappresentare nel mio lavoro liberamente le mie idee, le mie immaginazioni o la loro mancanza.
    Io non credo che i buglioni ultra-burocratici risolvano mai niente (vedi la situazione di puro delirio delle DOP e della IGP Toscana nell’olio): vorremmo forse una DOC Toscana (come quella proposta per la Sicilia)? C’è forse qualcosa di diverso e migliore nell’idea di una Bio-Toscana TM?
    Piuttosto, incentivare la formazione degli agricoltori, fargli capire cosa c’è di buono da prendere nell’approccio biologico, come esistano altre leve oltre a quelle imparate negli anni della chimica vittoriosa, per governare le colture.
    La soluzione per la Toscana non è d’essere tutta bio, ma d’essere un po’ più seria, smetterla di vendere fumo e tornare a riflettere sul fatto che siamo una regione di bellezza, ma anche d’impresa, che dobbiamo tutelare i nostri marchi e la nostra storia non solo a chiacchiere, ma facendo leva su libertà d’impresa e formazione.
    Il disinteresse che fa andar deserte le riunioni e la pessima agricoltura che vediamo intorno a noi, l’incapacità di “fare sistema” e l’insensibilità sulla questione dei metodi alternativi alla chimica non possono essere aboliti per legge, perché sono prodotti della pura ignoranza quando non di un miope, errato calcolo affaristico, il che è anche peggio.

  11. Liz ha detto:

    Sì sarebbe un’idea geniale e secondo me il ritorno del biologico comporta anche l’essere consapevoli del territorio dove viviamo e soprattutto non cercare inverosimili giustificazioni per continuare la cementificazione.

  12. mario ha detto:

    …un piccolo puerile consiglio…non chiamatelo ”biologico/a”..è un nome talmente sfruttato dal potere centrale di bruxelles…e anche … dai supermercati multinazionali…dategli un nome più vero , più toscano …

  13. Andrea Pagliantini ha detto:

    La provincia di Siena pulisce i bordi delle strade con il diserbante o disseccante che suona meglio, rendendo l’erba rossa come se fosse perenne autunno.
    Si tratta di una rivoluzione culturale, mentale e interiore molto personale quella porta coscientemente a praticare l’agricoltura e a produrre cibi con un occhio di riguardo al prodotto e al contorno dove nasce.
    Un’ evoluzione che non può scatenarsi dall’alto ma nella singola persona prendendo atto che la terra vuole vedere in faccia e da questo dipende la qualità del lavoro e di ciò si produce.
    Tanti consulenti o agronomi riescono ancora a spacciare qualità per cazzate fino a far produrre venti quintali uva ad ettaro a forza di vendemmie verdi, sfogliature, terreni sodi e ali e cosce sul grappolo da levare.
    Questa non è qualità, ma cazzate pagate caramente come consulenze dalle aziende.
    Ora la prima cosa si dice quando si entra in una cantina o una bottega è immediatamente “è biologico” come se questa parolina magica da sola colmasse lacune di sapori e qualità dei prodotti.
    Ci sono dei vini sanno di fogna per non essere mai travasati e hanno nella bottiglia tre dita di fondata……….. ma sono “veri, sani e biologici”, in sintesi una presa per il culo pagata a caro prezzo.
    Un approccio pulito implicherebbe anche non arrivare in un luogo, spianarlo, ampliarlo e aprire colline per farci piscine olimpiche fra i cipressini e costruire a piacimento……….. dichiarandosi biologici….
    Uno scatto di reni per risollevare l’agricoltura e il buon nome di questa regione può arrivare solo da una consapevolezza di pulizia e verità in ciò viene fatto e verrà fatto, questo è certo.
    Convegni e salatini, noti e soliti noti a spargere antani non se ne può più e non so quanto servano se non a crearsi nuovi spazi e apparati di resistenza burocratica.
    Ci si arriva per convinzione e rivoluzione mentale culturale ad un tipo di agricoltura ma anche di sviluppo diverso e cura del territorio….. anche iniziando a rispettare le regole ci sono e dire la verità sulle cose si fanno.
    La sensibilità dimostrano molte amministrazioni comunali al tema e la volontà anche di iniziare un percorso di diminuzione progressiva dell’uso di certe pratiche agricole è importante, come è importante vedere quante sono le aziende agricole vere e quelle che esistono solo sulla carta o per prendere contributi o per costruire “annessi” che diventano case o vere e proprie attività recettive.
    Conoscendo l’animo umano sono pessimista su tante cose, ovvero che l’avidità e il sotterfugio sono all’ordine del giorno……… però bisognerà vedere quanto alla lunga pagano.
    Concordo con te Mario il fatto che il termine Biologico è un pò inflazionato, ma anche verde, naturale e chissà quanti altri non sono da meno, usati troppo spesso a sproposito.

  14. Filippo Cintolesi ha detto:

    Una moratoria all’uso dei diserbanti e’ una cosa. L’intera regione biologizzata (e secondo quale decalogo, poi?) e’ tutta un’altra. Io mi accontenterei di una regione TRASPARENTE, ma veramente. Ossia una regione in cui ogni fascicolo aziendale fosse interamente pubblicato on line. In modo che chiunque possa sapere cosa sarebbe supposto esserci nel tale o tal altro appezzamento di terreno, solo per fare un esempio. Oppure in modo da poter fare anche da soli ricerche tematiche sulla distribuzione territoriale di questo o quel parametro, caratteristica, coltivazione, varieta’, eccetera. Ma questo credo che farebbe venire parecchi mal di pancia a parecchie persone. Perche’ significherebbe snellimento, possibilita’ ridotte a zero di prendere per i fondelli, panni (spesso non proprio candidi) sciorinati in piazza.

  15. Roberto ha detto:

    Condivido quanto scrivono Andrea e Silvana ma condivido anche i pensieri di Filippo… e allora rifletto…

    “Torno a dire, monsignore,” rispose dunque, “che avrò torto io… Il coraggio, uno non se lo può dare.”
    Don Abbondio, I Promessi Sposi Capitolo XXV

    Quanti Don Abbondio hanno amministrato e amministrano questa regione? Quanti “cittadini” sono disponibili a modificare il proprio stile di vita e di consumo? Quanti, di quelli che legiferano, hanno mai provato a vangare la terra o a infilare un braccio in un culo di vacca? E in una società coem questa, dove tutto ha un valore, quale valore ( economico, al di là di quello etico e morale) ha la cura e la memoria del territorio, la coltivazione naturale, la conservazione della diversità territoriale in fatto di fauna e flora, coltivazioni e persone che vi abitano e ci lavorano?

    Dalla finestra della mia camera vedo, di notte, le luci del rigassificatore offshore che stanno costruendo davanti a Livorno operativo dal 2012 ( qualcuno ha idea di cosa significhi in termini di sicurezza, inquinamento ecc.ecc.) …leggo le polemiche ( politiche) e gli appetiti privati sui vari Ato in Toscana… e mi domando se siamo noi fuori dalla realtà oppure se è una questione di coraggio…quello che servirebbe per prendere a calci nel culo, e non metaforicamente, chi ha, impunemente, in questa regione, nella Toscana rossa, così come su tutto il territorio nazionale, distrutto territorio e qualità della vita in nome del profitto e che continua a farlo senza ritegno.

  16. mario ha detto:

    caro filippo …per rimanere in argomento di panni..ma nel fascicolo aziendale vogliono sapere anche quante volte fai il bucato a casa tua ?…forse ancora no …ma presto vedrai…in generale e solo x esempio dico che non gli basta più proibirti di bere vino durante la tua vita quotidiana o di raccontargli come usi ”IL TUO ” denaro contante…vuoi fare il tuo biologico nella tua azienda ..? bene! fallo! e lo garantisci con il tuo nome ,la tua faccia e la tua firma e basta altro non occorre !(magari utile e fondamentale sarebbe utile che il ministero preposto sconsigli la produzione e l’uso alla fonte dei tanti prodotti irrorati dannosi alla salute e alla natura)

  17. Andrea Pagliantini ha detto:

    Il titolo è imponente, realizzarlo chissà se possibile, in ogni caso un sasso nel’acqua va lanciato perchèè produce cerchi e consapevolezze che qualcosa in questo modi di fare demente va cambiato.
    La burocrazia è il male dell’agricoltura, mentre uno bagna un cesto d’insalata dieci eprsone sono dietro o a insegnargli come fare o a contargli le gocce d’acqua o a cronometrare quanto ci mette. E’ assurdo.
    Abbassare un poco le pretese tutti e far capire alla gente che per forza dic ose biologico non è più caro ma più certo e garantito da persone ci mettono la faccia e sono sempre rintracciabili.
    Il biologico produce mostri come seggiole, caravan di convegni e di gente ti spiega cose che il più smemorato dei vecchi contadini faceva ogni giorno senza tante spiegazioni e patemi.
    Basta,basta, basta. Fare le cose dicendole, ecco la verità e la svolta.

  18. Silvana ha detto:

    FARE è il verbo che cambia tutto, a tutti i livelli e contesti.
    Mentre siamo qui a DIRE (o scrivere, ma è lo stesso) bisogna cominciare a FARE un pezzeto, quello che si può; facendo anche cultura, giorno dopo giorno, per incamminarci verso una contrazione definitiva della burocrazia e delle creature similari (mi è giunto un invito per un patetico convegno in cui discttano sulla crisi e come fare per affrontarla: i nomi sono sempre gli stessi e le balle che raccontano sono sempre le stesse). FARE e dopo che si è fatto, dire a qualcuno della banda di furbacchioni che sminestrano (altro che ENA!, ce la sogniamo): “ho fatto, abbiamo fatto, ora cominciamo a dirlo”.
    Inoltre, io non demonizzerei quelli che fanno bio; certo ce ne sono di tre tipi:
    – i bio che lo fanno in coscienza, ci credono.
    – i bio che lo fanno per vendere (un po’ meglio) i prodotti.
    – i bio che dicono di farlo (ma non si sa se lo fanno).
    Insomma, anche i bio (come le donne, gli ebrei, i neri, i preti, i giudici, eccetera)possono essere fantastici o pessimi.

  19. Andrea Pagliantini ha detto:

    Silvana sono ripetitivo a dire hai ragione, ma come sempre te le devo dare.
    Il FARE è nemico dei convegni e delle solite antanate vi si respirano e per le passerelle di chi parla di agricoltura pulita, biologico ecc, ma quando vede un gocciolino di fango da pestare diventa un vulcano.
    Sto costruendo due muri a secco per togliere i sassi da un’oliveta e infilarceli tutti dentro.
    Un industriale, un gerarca del biologocio pensa ai numeri e al numero dei pezzi, la poesia la lascia ai bischeri come me.
    Gente aprite gli occhi, guardate bene dove andate…….. diffidate di chi dice di essere biologico, spiana colline e ci mette piscine, vi inventa cazzate per farvi spendere di più e vi offre prodotti nè buoni, nè cattivi ma di economicamente eccelsi per chi li vende.
    Ripeto che la DOP è il muso della persona che vi fa conoscere e vedere i posti e cosa fa……… diffidare sempre da quelli precisini con la scarpa a punta o i falsi contadini che vestono zingarato perchè è di moda.
    Occhio, occhio, occhio. Le inculate sono all’ordine del giorno.

  20. Roberto ha detto:

    Come scrive Andrea è la faccia che certifica non i cartellini…

    Sul mercato 700mila tonnellate di falsi cibi bio
    Maxioperazione della Finanza: sei arresti

    http://www.repubblica.it/cronaca/2011/12/06/news/frode_cibi_bio-26156104/

  21. Andrea Pagliantini ha detto:

    Ho letto l’articolo Roberto e non me ne sono meravigliato del contenuto, felice invece per leggervi per una volta i nomi delle persone coinvolte invece di tutelarne la privaci, come non fosse un diritto e un dovere tutelare la salute delle persone.
    Io resto sempre della mia idea, ovvero che la dop ppiù espressiva e funzionale è il volto di chi le cose le fa e che ci mette, certo che solo quello ha da salvaguradare o perdere.

  22. mario ha detto:

    gentilissima Silvana…ci sono anche ”i bio” che non lo dicono …ma lo fanno.. con il cuore ed il buon senso giornalero..senza ne scrivelo e dirlo ai quattro venti e senza nessun contributo regionalizzato…ma lo fanno perchè l’hanno sempre fatto..ecco chi dovete presentare e promuovere x ”la toscana biologica” coloro che non prenderanno neanche un centesimo x farlo…ma solo fatica sudore dal più lavoro ”per far vero biologico”…chissà ,però,quanti lo faranno?

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