Muretto a secco

La certificazione di bischero  è assicurata mostrando queste cose.

Dentro questa nicchia, scavata negli anni ’70 per pigliare roccia era stato infilato materiale di ogni genere che, con un pò di pazienza, è stato riesumato e poi smaltito grazie alla locale amministrazione comunale.

Ripulito e lustrato questo spazio rimane una ferita che lascia la sensazione di qualcosa di incompiuto che necessita di altro oltre la pulizia, il tenerlo libero e tagliarci l’erba.

Da qui l’idea di ridarlo pazientemente, iniziando a costruirci una linea  di sassi sul davanti e un altro muro appoggiato alla parete sempre da riempire a sassi, ma con il piano superiore fatto per contenere  terra dove andranno bulbi di giaggioli e tulipani, istrici permettendo.

Il primo muro adesso è una realtà, il secondo sta venedo su lentamente per una ricerca a raggio sempre più largo delle pietre giuste da mettere a vista e per altre cose da fare, mentre  i sassi da riempimento si trovano ad occhi chiusi ovunque camminando fra gli ulivi.

Faticoso, ma divertente, con l’emozione  di lasciare qualcosa di resistente al tempo in un luogo molto caro.

Un grazie all’ Elena per la merenda sul muro appena fatto a base di torta al cioccolato.

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Questa voce è stata pubblicata in Arte e curtura, campino e olio, Chianti Storico, Fotografie 2011. Contrassegna il permalink.

15 risposte a Muretto a secco

  1. Daniela ha detto:

    Voler bene a un luogo e rispettarlo non vuole dire essere bischero ma cosciente della fortuna di viverlo, esserci e difenderlo quando ce nè bisogno.

  2. Silvana ha detto:

    SE posso dare un suggerimento al “bischero”: accanto ai giaggioli e ai tulipani – i cui tuberi sono amatissimi dagli istrici – per evitare che siano mangiati, pianta dei gigli (quelli bianchi, profumati e velenosi o comunque schifati dagli istrici) -: ho imparato il trucchetto dai miei vicini di podere, famiglia di raffinatissimi contadini, il cui garbo nell’intrattenere la terra è ineguagliabile.

  3. Silvana ha detto:

    Dimenticavo di commentare il bel lavoro ‘a secco’. Ho fatto brevemente l’amministratore in queste zone e avevo proposto di creare una ‘scuola’ per i muri a secco che sono patrimonio di questa (non solo di questa) terra. MI hanno guardato come fossi (ero) una citrulla, perché a quei tempi (non molto tempo fa) il lavoro manuale non s’addiceva agli abitanti di cotanta terra.
    Come se il lavoro manuale non fosse la realizzazione di un pensiero!
    Allora chiedo: chi è il bischero?

  4. Ric ha detto:

    In quella carriola hai la ruota di un blindato? :-)Impressionante!!!!!

  5. riccardo ha detto:

    dalle mie parti, alcuni anni fa, il comune ha effettivamente fatto un corso di “restauro del paesaggio” che appunto consisteva nell’apprendere la tecnica costruttiva per il riprisino dei muri a secco. Ho partecipato al corso e imparato come si fa, ma purtoppo devo dire che una applicazione pratica esiste solo per le proprie necessità e difficilmente esistono sbocchi lavorativi a causa degli altissimi costi.
    Il lavoro di Andrea, dalle poche foto che vedo, mi sembra buono, ma gli suggerisco di non alzarsi troppo, perchè allora forse dovrebbe adottare alcuni accorgimenti. Comunque molto più BRAVO che bischero.

  6. Liz ha detto:

    Casualmente oggi ho letto in giro:
    “Cercasi costruttore di muri a secco, contratto a progetto da 3 a 6 mesi con la finalità di assunzione a tempo indeterminato”.
    Se t’interessa…….

  7. Rossano ha detto:

    Eh bravo bischerio allora! Ma io bischeri cosme te intorno a casa ne vorrei diversi vai!

  8. riccardo ha detto:

    A me direttamente non interessa perchè per me è solo un hobby domenicale, ma se mi dici in che zona è l’offerta potrebbe interessare a qualche mio compagno di corso

  9. mario ha detto:

    …magari ”pagano o compensano con…uno sconto sulle tasse ..non pagate… 🙂

  10. Andrea Pagliantini ha detto:

    Avevo pensato di metterci sopra una rete a maglia sciolta e poi coprirla con un poca di terra in modo da fare intimorire sia istrice e cinghiale nel caso arrivassero a fare danni… ma anche il suggerimento del giglio è cosa molto gradita.
    Ppoi per quanto riguarda la fattura di questi muri a secco (che ormai ne ho alzato anche un altro molto più alto e corposo) è una cosa abbastanza facile, o almeno mi viene naturale pur non avendone mai fatto prima uno.
    Non posso dire di usare una tecnica vera e propria di costruzione in quanto come detto mi viene naturale farli e incastrare sassi fra di loro, ma sicuramente ci sono tante cose da sapere i imparare su questa arte da chi ne sa e ne ha rifatti…
    Il costo è irrisorio avendo il materiale qui tutto sparso e considerando il tempo si parla di una decina di ore per fare il muro delle foto, ovvero una lunghezza di otto metri largo 80 centimetri e alto sulla cinquantina.
    Sbocchi economici non credo ne porti, non credo siano tante le persone che vogliono restaurare terrazze o creare giardini con questa tecnica, però per me era una necessità dover far sparire diversi sassi dai piedi e fare, perchè no, anche qualcosa di bellino e duraturo, un gesto di affetto per il luogo.

    @ Liz
    inutile insisti, non ci vengo a farteli nel giardino

    @Mario
    le tasse non pagate sono un triste argomento, grazie a quel demente pelato di commercialista disonesto ci sono ancora anni in cui i rischi di sanzioni sono forti… e la cosa mi fa intorbidire perchè è solo frutto della sua demenza e incapacità.. ma ci rimetto io, come tanti, tanti altri hanno avuto a che fare con lui.

  11. riccardo ha detto:

    Le pietre non andrebbero montate con il lato lungo a faccia vista come mi sembra tu abbia fatto. Questo per conferire una maggiore stabilità e una certa durata nel tempo. Per farli a regola d’arte la larghezza del muro almeno per le parti piu’ basse varia da un minimo di 50 cm fino anche superare 1 mt. Questo dipende da quanto alto deve essere il muro. Da questo si puo’ intuire la quantità di sassi necessari. Da noi fare un muro a secco puo costare dai 90 ai 120 euro al mq solo per il montaggio, ma il vero costo proibitivo sono le pietre che non si trovano e devono essere comprate in cava.

  12. Andrea Pagliantini ha detto:

    I sassi li ho messi a faccia vista o di lato a seconda delle dimensioni e dietro sono venuto su incastrando e facedno sempre dei piani al livello del davanti.
    Non so se possa essere una tecnica sopraffina questa, però l’ho fatto con quello che ho trovato senza uso di martello e senza terra dentro al muro.
    Il sasso nel Chianti ti garantisco è materia prima che non manca e te lo trovi sempre fra i piedi ogni volta che hai da fare qualcosa.
    A quei prezzi mi sa che diventa proibitivo farsi fare dei muri a secco o anche restaurare delle terrazze, l’unica è che ci sia qualche passionista che per levarsi di mezzo dei sassi si metta a costruirne di nuovi per esigenza, altrimenti tutto ha fine.

  13. filippo cintolesi ha detto:

    Riccardo ha messo il dito nella piaga. Questa delle pietre che dovrebbero andare tutte di punta e’ una cosa di cui si ragionava col Pagliantini proprio poco tempo fa. Il punto e’ che moltissimi muretti anche molto vecchi qua in zona non sembrano rispettare questa regola. E’ pure vero che spanciano e crollano in molti punti. Sarebbe interessante vedere un confronto fra un muro fatto tutto di punta (incluse le pietre di riempimento! questa sarebbe la regola) e un muro che non rispetta questa regola, in termini dei decenni di durata senza interventi di restauro.

    Il discorso dei costi che fa Andrea e’ drammatico. Pero’ dovrebbe essere un incentivo a non lasciar perdere quest’arte il fatto che in altri paesi il sapere e il saper fare relativi sono un patrimonio relativamente molto piu’ diffusi che nel nostro. Penso alla Francia (dove mi risulta esistano diverse istituzioni a tutela di questo tipo di retaggio, ad esempio Maisons Paysannes de France), o il Regno Unito, ma anche gli Stati Uniti (per quanto il nostra arrogante presunzione possa esserne sorpresa: “gli US non hanno tradizioni…” un cazzo non hanno tradizioni! noi con tutta la nostra boria post-romana e post-rinascimentale ci sogniamo la tutela vera delle tradizioni e del retaggio che esiste la’).
    Nulla di lontanamente paragonabile esiste da noi, salvo errori da parte mia che sarei felicissimo di riconoscere.

    Forse il Pagliantini ha proprio trovato IL gesto. Quello da cui ripartire. IL gesto simbolo di una rinascita da zero, in silenzio e con umilta’, dalle ceneri di un circo di nani e ballerine di cui non si trovano piu’ nemmeno le buche di palo che sostenevano il tendone.
    Raccattare pietre e metterle una sull’altra, con pazienza, coscienza. Con amore per se stessi e per cio’ che ci circonda.

  14. Silvana ha detto:

    Sì, caro Filippo@, teniamoci da conto e passiamo parola.

  15. Andrea Pagliantini ha detto:

    Si riparte da zero dallo stesso luogo con umiltà e pazienza mettendo sasso sopra sasso ripartendo dal semplice fare amando i luoghi.
    Una cara amica mi diceva la stessa cosa riguardo alla Francia e alla cura, al rispetto e alla manutenzione fanno e hanno del loro paesaggio e del rispetto per chi ci opera.
    Ripartire dal basso senza fronzoli sasso dopo sasso messo a faccia o a lato corto, a seconda di come il sasso è, come fosse una specie di metafora della vita.

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