Nel canto del fuoco

Tre giorni di spifferi ventosi gelidi che fanno rinserrare le fila e le idee di mettere il culo a scaldare vicino al fuoco, meglio se con accanto, a giusta distanza di fiamma, quel meccanismo di ingegneria meccanica a carica manuale si chiama girarrosto.

Alternarsi sullo spiedo di salsiccia, pane, salvia, fegatello, alloro, pane, capocollo, pane e assistere al lento girare e brunire spennellando ogni tanto ad olio per non fare indurire e intanto scaldarsi accanto al metronomo scandire del girarrosto, mentre il brodo della minestra di pane spande per aria il primo profumo di cavolo nero cotto dal gelo.

Gelo, che per capirsi meglio, si chiama diaccio.

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9 risposte a Nel canto del fuoco

  1. Liz ha detto:

    Ben vengano i giorni gelidi!!!! ummmmmmm quante cosine buone.

  2. Dario ha detto:

    Qualche concessione al Montecucco allora la fate.

    La ribollita a rovescio non l’avevo mai vista. È un’idea.

    In tutto ciò il mio lider politico di riferimento che faceva?

  3. Rossano ha detto:

    Già… il montecucco (meglio se montecucco sangiovese e per questo consiglio se mi è concesso di provare l’az. agr. Amiata) merita tantissima considerazione…e mi fa piacere vedere accompagnare uno dei piatti che sono nel mio olimpo di preferenze: lo spiedone!

  4. francesca ciancio ha detto:

    ma quando si può venirti a rompere le scatole?

  5. riccardo ha detto:

    Ma il panettone l’hai fatto te?
    Se si, mi puoi dire come fai?

  6. Silvana ha detto:

    Ora ho capito che i frequenti viaggi a Milano erano motivati da altrettante lezioni di ‘panetun’…
    A proposito di ‘Montecucco’, segnalo anche un soggetto che sta entrando in punta di piedi, con modestissimo numero di bottiglie, ma notevole per qualità e cura. “Cuccuvaia”, un’etichetta che non si fregia della DOC (DOCG?), che offre un sangiovese puro e naturale: da assaggiare (e vediamo se si presenterà l’occasione).
    Proprietario è un greco olivicoltore (e cultore), personaggio appassionato e tra le righe. La sua competenza enologica limitata è controbilanciata dalla grande passione per la terra, dalla sua cultura della semplicità e dalla mano vigile e implacabile di un collaboratore – Stefano – che sul Sangiovese ha molto da dire e (anche lui in sordina e con umiltà) molto sta facendo

  7. Andrea Pagliantini ha detto:

    Nel Montecucco ci escono spesso vini da spalmare, specie quando il Sangiovese è intriso a interazionali e alcol in abbondanza, anche se all’epoca d’oro diventava ottimo Brunello.
    Potentino, per posizione e clima è un gioiello di vino che non si scopre certo ora e ne parlerò a giorni, mentre l’azienda Amiata segnalata da Rossano la segno e la Cuccovaia la assaggeremo con la Silvana alla prima occasione.
    Poi in ordine sparso per rispondere a Dario, il gatto Gighen sta rintanato fino a mezzogiorno al calduccio e poi si metti al primo ulivo esposto sud dove batte il sole pacioso come un onorevole vitalizio.
    Il panettone grazie al cielo di chi lo ha mangiato non l’ho fatto io, ma ho una cara persona che ci si diletta e ne sforna un paio la settimana e ne parlerò a breve sul blog, e per la Franceschina segnalo che ora si entra nel periodo di magro delle feste (non scherzo) e poi dopo la befana si riaccendono le fiamme per festeggiare la fine delle feste… l’inverno sarà lungo.

  8. Claudio ha detto:

    Che meraviglia di roba …. che foto delizione … che atmosfera … !

  9. Filippo Cintolesi ha detto:

    La ribollita non e’ “a rovescio”, e’ dritta. Semmai la ribollita e’ una zuppa coi fagioli rovesciata e messa in forno. Come, a mio modesto ma fermo parere, deve essere. In questo senso e’ dritta. La novita’ (del piffero) puo’ essere nel rovesciare tutta la zuppa anziche’ prelevarne tocchi facendo finta che siano avanzati. Tanto quando mai avanza? E d’inverno la zuppa tiepida o fredda incontra poco. Quindi tanto vale “ribollirla” tutta, e nel modo piu’ religioso, cioe’ in forno.

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