Vigna antica fa buon brodo

Quando si passano  quaranta anni di attività, una in vigna non è vecchia ma scivola coerentemente nell’antico.
Una vigna piantata a vite americana e successivamente innestata ad occhio nel mese di luglio con varietà nostrali ricavate dalle viti dei vicini come soleva farsi ai tempi in cui la cordialità partiva dalle viti nel condividere il luogo.
Nessun filare regolare monovarietale, ma un’estrazione a sorte delle viti, in percentuale rigida ma priva di logica dove Sangiovese, Colorino, Malvasia, Canaiolo, Trebbiano si dislocavano come su una scacchiera.

Una vite una storia, un taglio da fare, una direzione da dare, un ragionamento da fare su come riuscire a prendere il meglio pensando poi all’anno successivo.
Vini asciutti, di profumo ed eleganza, grande beva, viti che la sanno lunga su come comportarsi e portare a maturazione i frutti a seconda della stagione, viti che se ben potate si autoregolano da sole da marzo ad ottobre.
Patrimonio genetico da non sotterrare con le ruspe, ma da preservare e moltiplicare…. che il vino buono lo sanno da sole come fare.

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18 risposte a Vigna antica fa buon brodo

  1. bante ha detto:

    Io sto potando la vigna vecchia, quarantadue anni portati bene. Ho selezionato i tralci i e li ho dati al vivaio per far innestare le barbatelle con cui coprire poi i buchi, che non sono neanche tanti. Faccio la guerra con un intero paese che scuote il capo e vorrebbe buttarla giù per rifarla nuova. Vinco io.

  2. Michele Braganti ha detto:

    e hai ragione Bante….vinci tu..!!!….Bravo….che palle sta’ smania di eliminare il vecchio ovunque….sopratutto le vigne…e si vuol scimmiottare sempre la francia x il vino…e poi invece siamo i primi a buttar giu’ i vecchi vigneti la’ i nostri cuginetti con sto’ cazzo le fanno..

  3. Silvana Biasutti ha detto:

    Bravo Bante (che non conosco). Possibile che i cugini (francesi) si coccolano le vecchie vigne, sbandierandole come glorie, e che invece qui una logica strana (a me pare fatta su misura per far spendere) spinge a ‘rinnovare’ le vigne proprio quando danno il meglio?
    Naturalmente ne ho anche viste ‘rinnovare’ un tot per altre ragioni. Ben altre.

  4. Elisabetta Viti ha detto:

    …siam con te,Bante!non demordere!Segui il tuo istinto e osa dove gli altri si arrendono x il poco carattere…Io non ho una vigna ma solo un piccolo orto che era di mio nonno,incastrato fra 3 palazzi.Anche con me i vicini d’orto,”sapientoni”,scuotevano il capo…ancor piu’ convinti del mio poco valore in campo agricolo,in quanto donna!Ho avuto l’ardire di recuperare la mia mimosa di 5 anni con il tronco spaccato in 2 dalla base fino a 2 metri d’altezza,dopo la nevicata di anno….che aveva seccato le altre mimose piu’ vecchie del quartiere.Ci tenevo a quella pianta e con l’aiuto di un’amico,ho ricongiunto le due parti e l’ho legate con anelli distanziati di spago,mettendo poi la mastice nella spaccatura,dopo averla potata x alleggerire la chioma.E con grande soddisfazione la pianta ha ripreso,e ha anche fiorito!E ho zittato il mio vicino “tuttologo”(che sa tutto lui), pettegolo e ciaccione!!Non so ancora valutare i danni di quest’ultima nevicata.Un ramo spezzato ha fiorito
    cmque.Vedremo.Un saluto Elisabetta

  5. Andrea Pagliantini ha detto:

    I Francesi non si sognerebbero mai di buttare via una vigna del genere ben sapendo che la qualità del prodotto ne deriva non è neanche lontanamente paragonabile con quanto uscirebbe da una vigna nuova.
    E allora con pazienza rimuovono le viti secche, le sostituiscono con altre riprodotte dalle viti antiche e vanno qualitativamente avanti, esattamente come fa Bante.
    C’è bisogno di più tempo e attenzione, ma il prodotto finale è migliore, cosa che a molti non importa…………… basta far ciccia.
    Infatti si vede come siamo messi.

  6. Elisabetta Viti ha detto:

    Spero che questa crisi ci riporti a noi stessi,a riflettere e a valorizzare cio’ che abbiamo ricevuto dal passato…i nostri nonni,nella loro semplicita’,facevano tesoro di quel poco che avevano,dai modesti mobili ai vestiti riadattati all’inverosimile…Mio babbo,che ama la campagna e un po’ci capisce,soffre,nel vero senso della parola,a vedere le vigne sciattate dai nuovi proprietari,o da gestioni disinvolte…Buondi’ a tutti Eli

  7. mario ha detto:

    cosa siamo qua? un gruppo di nostalgici..? via non dovete dire così ..non vi ricordate tutta la fatica che hanno fatto x ”chianti 2000” ?allora sì’ che s’impegnavano x selezionare e come fare ”il brodo’! 🙂

  8. Andrea Pagliantini ha detto:

    Mario, non crederai mica al fatto che chi c’era prima di noi ad occuparsi di campagna erano una massa di bischeri?
    No, non lo credo, è una provocazione.
    Quelle stesse viti potate un poco più corte danno vita a dei monumenti ineguagliabili che bisogna avere il coraggio di preservare e dannarcisi un poco, ma la meta finale di tutti non credo sia di fare vino buono ma che non dice nulla o tavernello (con il rispetto vero nutro per quel prodotto).

  9. mario ha detto:

    quelle viti davano e x chi le ha ancora danno un sapore unico nel mondo…quello di non essere globale!

  10. Silvana Biasutti ha detto:

    Un applauso per mario@ che farebbe saltare l’applausometro!
    Oggi ero a Roma e parlavo con un amico olandese (volante e giramondo); di solito scettico, mi raccontava che numerosi sono i piccoli segni di un’attenzione inedita non al vino nello specifico, ma proprio come ‘ariachetira’, un’aria di consapevolezza rispetto a certi valori che fin qui – sull’onda per prurito al portafogli – venivano sbrigativamente catalogati come “resistenza al cambiamento”.
    Un modo di dire e di pensare, quest’ultimo, probabilmente sponsorizzato dalle banche.

  11. Filippo Cintolesi ha detto:

    Ovvia, ci siete riusciti. Siete riusciti a farmi sentire meno bischero di quello che mi par d’essere, ogni volta che ci vado in mezzo a quelle in viti, per perdere un quarto d’ora a ceppo per pulirle, per ammazzare il serpaio di americani, vitarbe, macchie, ginestre, quercioli e macchie gazzine che il filare e’ diventato, con sopra quei vitorcoli nerboruti e impresciuttiti che ogni volta bisogna scaparsi a capire se meglio capare, razzolare, cordonare o di tutto un po’ basdrogare.

  12. bante ha detto:

    Ogni tanto ci trovi incastonata anche una ghianda (ce la mise la ghiandaia), e coccinelle a iosa.

  13. mario ha detto:

    io ci ho raccolto qualche mora ,mentre vendemmiavo

  14. Andrea Pagliantini ha detto:

    Va bene la vigna naturale, va bene un aspetto rupestre e non rileccato che sà tanto di finto, ma le more nel mezzo alla vigna non ci stanno bene.
    Diciamo ai margini.

  15. mario ha detto:

    …no no le more cerano perchè con il vino chiamato o denominato chianti classico ”che a da’ venire”,a 1 euro/litro al lordo dei certificatori di brodini..ci stanno bene..e credo che se ne ”raccoglieranno ”..sempre di più!

  16. Andrea Pagliantini ha detto:

    E nonostante questo calo di prezzo e di vino buono a buon mercato, continuano a girare sempre carte e vino a due (2) euro a grado per diluire e aumentare ancora a dismisura i guadagni con certi brodini.

  17. Filippo Cintolesi ha detto:

    Sarei molto molto curioso di sapere a quale vivaista si rivolge bante per questo lavoro di salvataggio delle sue marze.

  18. Elisabetta Viti ha detto:

    …non avrei mai pensato che ci si potesse sentir “bischeri”a potar le viti,e a “perdere” del tempo fra i filari…Ora capisco il loro abbandono…Io,invece,lo vivrei quasi come un atto “sacro”.Stati d’animo lontani anni luce. Elisabetta

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