Potare ulivi

E’ passata la grande paura sulle conseguenze del gelo che non ha provocato danni alle piante e con marzo e con il caldo è arrivato il momento di mettere mano alle gronde rifacendo un pò d’aria all’interno e restaurando le punte.

Avendo pulito da terra nel mese di settembre tutte le piante dai succhioni il lavoro è più agevole e veloce, mentre le potature saranno presto incendiate a scopi culinari.

Sole prezioso, un gatto socialista circense a fare Tarzan, tortore  in amore, farfalle gialle, Zorrino assonnato, persone in visita, Vertine (quello vero) sullo sfondo, tramonto e daini bercianti nel bosco di fronte.

Rien ne va plus 2012.

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29 risposte a Potare ulivi

  1. Daniela ha detto:

    Le piante si aprono e abbassano dando più luminosità a quello che è diventato un giardino.

  2. Ambra ha detto:

    dietro c’è uno scopo…..fare brace…arrostire….mangiare…..vino…..veri amici…:-)

  3. an ha detto:

    Il più saggio è il canino nero se la gode dormendo in quel giardino 🙂 un posto meraviglioso Pagliantini.

  4. Liz ha detto:

    Brava Ambra,ci hai proprio azzeccato!
    Rien ne va plus, les jeux sont faits 🙂

  5. Silvana Biasutti ha detto:

    Sfrecciavo attraversando uliveti stamattina, scollinando Montalcino, e ho visto qua e là alcuni olivi ingrigiti; spero che facessero finta, ma mi hanno fatto pensar male.

  6. Andrea Pagliantini ha detto:

    Guardate infide donne che gli ulivi si devono potare a prescindere dall’uso se ne farà della frasca, la quale volendo, può anche essere pastura per coniglioli invece che brace per arrosto.
    Silvana è un segnuccio quello che hai visto però a questo punto avrebbero aver già dovuto manifesta quegli ulivi il color foglia di quercia d’autunno da un bel pezzo.

  7. Elisabetta Viti ha detto:

    …”infide donne”?…ma sei proprio birbone…Cmque c’e’ chi dice che non e’ cosi’ necessario potare gli ulivi e le vigne….che la natura “lavora”da sè,e che anzi fa meglio senza l’intervento dell’uomo…che è un gran pasticcione…(..beccati questa “provocazione”,Andrea!…)

  8. Silvana Biasutti ha detto:

    “Infide donne” all’otto di marzo; ma allora vuoi rischiare grosso, Pagliantini!

  9. filippocintolesi ha detto:

    Si’ si’, certo, la natura lavora da se’. Solo che lavora PER se’, questo e’ il piccolo dettaglio che rovina il quadro. Se le olive le vuoi vedere sugli alberi o in bocca agli storni, se l’uva la vuoi vedere sulle viti, o in bocca ai daini.. puo’ essere: meno si fa e meglio e’, se non altro perche’ meno si spende. Ma se quelle cose le vuoi cogliere e metterle in cascina, sara’ il caso di passarci del tempo in mezzo alle viti e agli olivi. E tanto. E non solo a mangiare le salcicce. Per lo meno nello schianti.

  10. Elisabetta Viti ha detto:

    …tutte d’accordo,donne,che domani si fa la “festa” al Pagliantini…!!!..Lo si “ravversa” come ‘dio comanda!,una volta x tutte!!!…(..preparati!)..

  11. Elisabetta Viti ha detto:

    Con la mia “provocazione”,mi riferivo al “grande” MASANOBU FUKUOKA ( 2Febbr.1913-16 Agosto 2008),pioniere dell’agricoltura naturale o del “non fare”,autore di “La rivoluzione del filo di paglia”,etc.Ha iniziato ha coltivare mandarini nella fattoria di famiglia in Giappone,seguendo un sistema di agric.biologica e ecocompatibile.L’obbiettivo della sua ricerca in agricoltura è stato di minimizzare il più possibile gli interventi dell’uomo,che si limita ad accompagnare un processo largamente gestito dalla natura,entrando in competizione con le tecniche di coltivazione tradizionali e moderne…etc.Ho avuto modo poi,di poter parlare a Milano con il Dott.Berrino ,che studia da anni il rapporto tra alimentazione e tumori ,e nell’istituto ha creato “Cascina Rosa”,un luogo dove si cucina e si coltiva ispirandosi alla filosofia agricola di Fukuoka…Ho visto il loro orto,e devo dire che è tutto molto interessante….da approfondire.Parlavano anche di vigne coltivate in Grecia con qu
    esto metodo,con risultati molto soddisfacenti, e anche in Italia ,mi sembra nel pisano …In toscana ,ovviamente,siamo avvezzi ad altro…Elisabetta

  12. Laura ha detto:

    Solo un temerario può arrivare a dire quell'”infide donne” in un blog in cui la maggior parte dei frequentatori, vedendo dai commenti, sono proprio donne… ma il coraggio non gli è mai mancato e quando subisce un torto, una ferita, una mancanza di rispetto per il mondo dove vive sà essere più duro del granito.

  13. filippocintolesi ha detto:

    Conosco bene Masanobu Fukuoka e il suo One Straw Revolution. Se c’e’ qualcuno di tutti i guru del famolo strano in agricoltura che io amo e rispetto, e’ proprio lui. Pero’, visto che ricordi, giustamente, che inizio’ a coltivare agrumi nell’agrumeto paterno, ricordiamola tutta: per sua stessa ammissione, inizio’ _distruggendo_ l’agrumeto paterno. Non se ne vergognava certo di ammetterlo. Ha impiegato piu’ di quarant’anni per mettere a punto un sistema per coltivare il riso senza lavorazioni ne’ nulla. Molte sue idee mi piacciono, ma vanno contestualizzate. Per il contesto in cui operiamo, mi fido piu’ del sapere e saper fare di uno come John Seymour.

  14. Elisabetta Viti ha detto:

    …unisciti a noi,Laura,che tanto s’è detto di fargli la “festa”,al Pagliantini,…granitico o no,non importa….

  15. Elisabetta Viti ha detto:

    …Filippo.non volevo fare la storia di Fukuoka,…e poi,nessuno nasce imparato.Ben vengano gl’insuccessi,se portano poi a grandi intuizioni…che aprono nuovi orizzonti…da cui uno può o no attingere o ispirarsi liberamente.Molte sue idee sono state “contestualizzate”,come dici tu,nel territorio italiano,e anche al “Cascina Rosa”,con ottimi risultati.E non riguardano necessariamente la coltivazione del riso.Ben venga anche John Seymour,che molti certamente sentiranno più “vicino”come visione occidentale..

  16. Silvana Biasutti ha detto:

    Quoto la Elisabetta Viti! (certo c’è chi ha montato leggende sui diversi ‘profeti’ dell’agricoltura al naturale, ma il problema di non nuocere al suolo è molto vivo).

    Trovo invece buffa la coicidenza della “Cascina Rosa”; luogo milanese sulla strada che porta sull’Adda, dove si approvvigionava il mitico vecchino delle uova fresche.

  17. filippocintolesi ha detto:

    Ok, ma sono state contestualizzate alla coltura della vite in un terreno come quello dello Schianti? Ti parla uno che comincio’, otto anni fa, proprio con le idee di Fukuoka. Basta lavorare la vigna, basta dare concimi di nessun genere… A essere fukuokiani seri niente di qualsiasi cosa che non sia seminare o raccogliere. Quindi nulla neppure di potature. E infatti non mi sono fatto mancare nulla, e’ bastato attendere. Non per motivi ideologici stavolta, ma di pura necessita’, ho smesso anche di potare. Mi sono accorto che se andavo avanti in quel modo (vedi foto a corredo di altro post del Pagliantini, verticale di macchie, …anyone?) poi avrei smesso anche di raccogliere. Come si fa a ridurre una vigna nel modo che quelle foto mostrano? Anche, per esempio, essendo fukuokiani. Mica ho detto che non funziona per viti e olivi. Probabilmente funziona, essendo di nervi saldi (not for the fainthearted, direbbero gli anglosassoni). Dico solo che, almeno dalle nostre parti, semb
    ra piu’ pratico far funzionare la vigna e l’oliveto in altri modi, piu’ tradizionali.

  18. Andrea Pagliantini ha detto:

    Che Fukuoka non avesse viti e ulivi nel campo?
    La vite se lasciata a se stessa diventa un serpaio, l’ulivo ad un cero punto si copre di talli e poi si addormenta.

  19. Elisabetta Viti ha detto:

    ..Non credo che si possa ridurre la filosofia agricola di Fukuoka al solo seminare e raccogliere.Nè si può cambiar di netto o sospendere una pratica in agricoltura come la potatura e aspettarsi risultati soddisfacenti da piante che sono state sollecitate x anni a certe manipolazioni…Non è questa l’idea che mi son fatta di Fukuoka,anche visitando il Cascina Rosa,all’interno della Fondazione IRCCS Ist.Naz.dei Tumori di Milano,dov’è l’orto “sinergico”,ispirato a lui…Un’orto che solo apparentemente sembrava trascurato,abituati come siamo a quelli iper lavorati che si vedono ovunque..e che c’insegnano a tenere..Un’orto che mi ha colpito x la sua semplicità e armonia,dove ogni cosa e pianta aveva la sua ragion d’essere,in relazione alle altre,con assenza di aratura o di qlsiasi disturbo del suolo,(che si lavora e aerea da solo,se ne evitiamo il compattamento),con siepe tagliavento e arbusti con azione insetticida,con piante che non vengono estirpate dal terreno in modo che
    il suolo si nutra delle radici in decomposizione,etc…Non è un non far nulla…Per praticare questo tipo di agricoltura è NECESSARIO SENTIRE PRIMA DI TUTTO UN’EMPATIA MOLTO FORTE CON L’ORGANISMO TERRA/SUOLO…il discorso è lungo…ma riguardava anche le viti,come gli alberi da frutto,e appezzamenti più estesi di un’orticello….Posso inf.se qlcuno desidera chiarimenti.Elisabetta

  20. Andrea Pagliantini ha detto:

    Già sentirlo chiamare “orto sinergico” fa venire il bruciaculo.
    Se poi firmano anche qualche protocollo d’intesa si arriva al massimo degli antani.

  21. filippocintolesi ha detto:

    Io l’idea di Fukuoka me la sono fatta leggendo un paio di suoi libri, One Straw Revolution in particolare. Appena l’ho sotto mano, infilo un paio di citazioni che ritengo siano particolarmente chiare. Il motivo per cui mi e’ piaciuto a differenza di altri antanisti e’ che tiene il discorso molto terra terra e non fa voli pindarici.

  22. Elisabetta Viti ha detto:

    …suvvia,Andrea,.. “tu ‘ti turbi x poco”…posso dirti che oltre il nome trovi anche tanta “sostanza”,…e gente molto alla mano,che lavora sodo e mette in pratica davvero partendo dalla terra…x inf.potete chiedere a Alessio Mancin,agricoltore esperto e anche docente,responsabile dell’orto al Cascina Rosa: alessio64@libero.it

  23. mario ha detto:

    …che”il maestro” c’insegni!…tutti ,ripeto tutti(anche loro credo)abbiamo da imparare…se qualcuno lo contatta ci faccia sapere di più ,x favore..

  24. filippocintolesi ha detto:

    L’agricoltura naturale di Fukuoka non e’ un non far nulla?
    Sicuramente lui stesso e’ problematico, ma non sembra aver problemi a definirla proprio cosi’:
    “…For thirty years I lived only in my farming and had little contact with people outside my own community. During those years I was heading in a straight line towards a “do-nothing” agricultural method.” …
    e piu’ sotto nella stessa pagina 15
    …”I ultimately reached the conclusion that there was no need to plow, no need to apply fertilizer, no need to make compost, no need to use insecticide. When you get right down to it, there are few agricultural practices that are really necessary.”
    A p. 40:
    ..”These four principles of natural farming (no cultivation, no chemical fertilizer or prepared compost, no weeding by tillage or herbicides, and no dependence on chemicals) comply with the natural order and lead to the replenishment of nature’s richness. All my fumblings have run along this line of thought. It is the heart of my method of growing vegetables, grain and citrus”.

    M. Fukuoka, che ha l’onesta’ intellettuale di specificare sempre il contesto, precisa bene che questo e’ il suo metodo di crescere ortaggi, cereali e agrumi. Da vedere se e quanto il sistema si adatti a crescere uva e olive.
    Altra cosa che M. Fukuoka ha l’onesta’ di dichiarare (p.13) e’:

    My conviction was that crops grow themselves and should not have to be grown. I had acted in the belief that everything should be left to take its natural course, but I found that if you apply this way of thinking all at once, before long things do not go so well. This is abandonment, not ‘natural farming.’

    (citazioni testuali da
    Masanobu Fukuoka,
    “The One-Straw Revolution
    – An Introduction to Natural Farming”,
    Other India Press 1992)

  25. Elisabetta Viti ha detto:

    …Si,dici bene Mario,tutti abbiamo da imparare..e questo Alessio Mancin,che non definirei un “maestro”, ha raccontato la sua esperienza con molta umiltà,durante la visita a cui ho partecipato,a Milano.Le domande erano tante,anche da parte degli altri componenti del gruppo.E il discorso tanto ampio e complesso.Io l’ho “assediato”x avere un parere sull’albicocco lasciatomi da mio nonno,una pianta di circa 60anni che tutti mi dicono di tagliare xkè ormai ha concluso il suo ciclo vitale…e che io ,invece,mi rifiuto di fare,certamente x uno “stupido”discorso affettivo,ma anche xkè nutro la speranza che riprenda vigore…Quella pianta mi ha dato delle albicocche cosi’ succose ,grandi e saporite,mai mangiate di simili altrove…da Lei ho “imparato”il sapore dell’albicocca,…che mi è restato nel palato,nel cuore e nel sangue.Lui mi ha detto ,x es.che son piante che possono vivere anche ben oltre i cent’anni..Certamente lo ricontatterò e saprò dirvi gli sviluppi…Elisabetta

  26. Elisabetta Viti ha detto:

    …e poi un’applauso fragoroso e un’inchino al Cintolesi, che con piglio accademico “sciorina”il testo in inglese di Fukuoka,(..io ve lo risparmio in giapponese!)…Che tu possa tanta energia intellettuale anche nella pratica agricola.E i risultati certamente non mancheranno.

  27. mario ha detto:

    però poteva anche mettere una ”breve versione in lingua originale giapponese” x semplificare ..il nostro apprendimento..

  28. filippocintolesi ha detto:

    Chiedo scusa ma Fukuoka appartiene alle mie letture di quando ancora ero di la’ dalla Manica, quindi ho solo l’edizione in lingua inglese.

    Elisabetta, la cosa migliore che puoi fare al/col tuo albicocco, e’ di ricavarne delle marze e innestarci qualcosa. Non ricordo su cosa alligna bene l’albicocco. Puoi sempre provare a fare dei semenzali franchi (con il seme delle sue albicocche) da usare come portainnesti di se stesso.

  29. mario ha detto:

    …può essere anche sul mandorlo?

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