Verticale di macchie

Non sono le macchie di sugo nella camicia e non c’è niente da stappare, assaggiare e verticalizzare di centesimi in quei punteggi vengono dati al vino fanno scoppiare dal ridere anche le damigiane di vino fermo. E’ di rovi che si sta dicendo.

Una vigna antica e gloriosa piantata da gente non c’è più che viveva e credeva in un mondo un pochino diverso dall’attuale in cui ci si dava una mano reciproca al posto di una solenne palata nel gropppone.
Qui ci sono esemplari di ginestre, quercioli, macchie, pruni, rosa canina e vitalbe che con pazienza seghetto e forbici sono rimossi, stesi nel mezzo al filare insieme ai tralci di vite potata e recuperata quindi trinciati sul posto a dare polpa alla terra.

E tornerà uva e tornerà un vino poco avvezzo ai muscoli moderni di scaricatore di porto.
La spalla appesa al chiodo impepata di spezie del panforte è li che asciuga  e aspetta la fine dei lavori.

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16 risposte a Verticale di macchie

  1. an ha detto:

    Restaurare questa vigna è una corona di spine da folli o inguaribili amatori.

  2. Elisabetta Viti ha detto:

    ..o “passionari” pazienti,che amano le sfide,certi che la natura,la vigna, restituirà loro ,prima o poi,doni preziosi…Certe volte,con il nostro fare, si “attivano” meccanismi ed energie sotterranee insospettabili…Auguri!

  3. Ambra ha detto:

    perchè ridotta così ? dà i brividi !
    nuova vita a queste viti !
    chapeau Andrea…………
    Ambra

  4. ag ha detto:

    Andrea, sei un vero talent scout. Quando vengo su mi ci porti.

  5. mario ha detto:

    …se vuoi ce ne’ una del ’73 da me …ma lì i cloni cominciarono ad essere ”siciliani..era il tempo di una ”prima corsetta” all’oro

  6. filippocintolesi ha detto:

    Perche’ ridotta cosi’, Ambra?
    Bella domanda.
    Temo che la risposta non sia altrettanto bella:
    perche’ ultimamente soprattutto di trippa per i gatti ce n’era poca, e di tempo per sostituire la trippa non ce n’era molto di piu’. Traduco.
    Ho fatto quello che ho potuto. E quello che non ho potuto non l’ho fatto, sperando che venisse il tempo di potere.
    Ora sembrerebbe essere venuto, forse, il tempo di potere un pochinino. Sembrerebbe. Sembrava.
    Ma e’ da quando sono ridisceso in terra di Toscana, con l’idea di mettere in atto i folli propositi, e’ dal 2007 che quando non e’ una discopatia di qualcuno, e’ un ricovero in rianimazione di qualcun altro; quando non e’ la mancanza del trattore, e’ la sua messa fuori uso; quando non e’ una serie interminabile di viaggi verso l’ufficio stranieri della questura e l’inps per ripianare i danni fatti da un mascalzone di cui per troppo tempo chi non ha avuto altre scelte si e’ fidato, o non sono le corse a due ore di macchina da qui a parare le follie di chi si ha il dovere di tutelare, infine e’ la bega di uno sgombero da fare di una casa ormai vuota degli affetti, prima infermi poi totalmente inetti ora defunti o trasferiti.
    E in tutto questo c’e’ anche da campare. Perche’ soltanto di una vigna cosi’ non ci si campa nemmeno fra vent’anni, neanche fossero pergole torte.

  7. mario ha detto:

    forse era meglio ..aspettare ”il 27” x tutti?(così vogliono )..io non ci sto!

  8. Elisabetta Viti ha detto:

    …Non x camparci,dovresti metter mano a quella vigna antica e gloriosa…,ma x ONORARE la memoria e la figura di tuo padre ,che la piantò a suo tempo…E dedicare a lui il vino che verrà,con un’etichetta che lo ricordi.Il da fare non ti è mancato,certo.Ma permettimi di dirti che non hai brillato x organizzazione…Puoi farcela ancora,Filippo,con una rigorosa e concreta pianificazione dell’agire ,e con il sostegno di Andrea e di una compagna che ti vuole bene..E ricorderai questo periodo come quello in cui hai ritrovato te stesso e il senso delle cose,e una rinnovata armonia.In bocca al lupo! E.

  9. filippocintolesi ha detto:

    E’ da mo’ che ci sto “mettendo mano” a quella vigna. Del resto vino ha sempre continuato a farne, mi pare, anche se sempre meno. Per lo meno uva ha sempre continuato a farne. Chiedere ai cignali e ai daini per credere.
    Sto solo andando avanti. Piano. Ma avanti. Cambia poco o nulla.
    Non avro’ brillato per organizzazione. Ma a parte che di brillare non me n’e’ mai fregato nulla, s’e’ fatto quel che s’e’ potuto, mi ripeto. Anche e soprattutto quanto a pianificazioni dell’agire.
    No, voglio essere sincero, perche’ la retorica non mi piace mai: di amore e di passione io credo che ce ne sia poca, almeno da parte mia, nel fare quel che faccio con quel che faccio. C’e’ testardaggine. E rabbia. A giudicare dalla quantita’ di moccoli che tiro quando lo faccio. Non e’ certo un modello, ne’ vuole esserlo. E si vede, anche dal poco che le foto mostrano.

  10. Ambra ha detto:

    @Cintolesi…….il piacere che ci procuri bevendo il Salvino ti invogli a tenere duro !!!
    bravi tutti e due…non c’è che dire !!
    …lo riberrò ne sono certa

  11. Elisabetta Viti ha detto:

    …puoi “nutrire” la tua testardaggine e la tua rabbia rancorosa…ma ti porterà ,temo,poco lontano…con gravi conseguenza x te stesso,e x chi ti sta intorno. Piangi,se puoi,e se ti riesce.Piangi a cuore aperto,senza vergognartene. Serve anche questo a volte,x riflettere sulle proprie “miserie”..e far tesoro dei propri sbagli e limiti.Lavorar la terra,coltivare le piante ,alla fin fine è anche un discorso con se stessi,un confronto che ci aiuta a conoscere la parte più nascosta e fragile del nostro carattere.Non a caso grandi pittori come anche illustri scrittori ,erano appassionati agricoltori…Non hai da render conto a nessuno,se non a te stesso.

  12. Andrea Pagliantini ha detto:

    Andare avanti facendo si tesoro degli errori del passato ma senza farcisi travolgere, per la parte restante, che non riguarda direttamente una vigna vecchia da rimettere che sarà presto di nuovo pulita e funzionante, rivolgersi a MAria De Filippi.
    I motivi per i quali non è perfettamente in forma possono essere uno, nessuno o centomila e contano il giusto quando a breve sarà di nuovo a posto e infittita.
    Lavoraccio, uno dei tanti, ma sempre meglio che andare nella in borsa tutte le mattine o mettere il taierino color pisello con le scarpe a punta e la faccia feroce d’ordinanza.

  13. Elisabetta Viti ha detto:

    Sante parole,Andrea…ma non scomoderei la De Filippi,x un pianto che voleva intendersi come un “fermarsi” un momento a riflettere,x raccogliere i “cocci”dopo tanto correre,x capire quale direzione intraprendere,e x permettersi di tirar fiato e sfogare le proprie angosce…Pensavo a un pianto liberatorio,che spesso non concediamo mai a noi stessi,…Fermarsi un momento x non andare “avanti”a oltranza, senza senso…A me è servito.Un saluto

  14. bante ha detto:

    Pagliantini,
    Hai tutta la mia solidarietà, ma sugli innesti degli anni settanta ci sarebbe da fare un discorso lungo. In quel medio evo sono stati fatti molti errori, soprattutto in viticoltura, e parlo di innesti e marze di cattiva qualità, che in molti casi converrebbe espiantare. Immagino che non sia il caso tuo. Anche io sto recuperando alcuni ettari di vigna antica (1969), con il supporto dei contadini più anziani, che i cloni di Sangiovese che si trovano oggi in vivaio nemmeno li riconoscono. Per fare una vigna di quarant’anni ci vogliono, appunto, quarant’anni, se la vite era buona sarà eccellente, se era scadente sarà come sarà.
    Mi piacerebbe assaggiare questo salvino, si trova in qualche enobottega o lo si può comprare solo in cantina?
    In bocca al lupo

  15. filippocintolesi ha detto:

    Mi piacerebbe essere ottimista come Andrea, temo che la vigna in questione risara’ pulita e funzionante come si deve non cosi’ presto. Ma non importa. Sara’ sempre prima che mai. Questo e’ quello che per me conta. E questo e’ il senso. Il senso del mio andare. Avanti o di lato, non ci faccio caso. Il resto (angosce pianti che altro, boh) non c’entra. Fanno parte della vita di immagino tutti e quindi nel quadro non compaiono, come e’ giusto che non compaiano.

    Le marze della vigna di cui si parla, Bante, furono prese in grande parte dalle viti presenti nel podere nei filari promiscui, sulle terrazze. Impianti risalenti a prima della guerra. Ci fu anche un apporto di marze provenienti da vigne dei vicini, sempre attorno a Vertine. Se di cattiva qualita’ o di buona qualita’ non ti so dire. Il punto e’ che sono le viti del Salvino e quelle dovranno rimanere. Il vino del Salvino, da quelle viti esce e (inscialla) uscira’. Se poco buono pazienza, vorra’ dire che me lo bevo io. Non intendo scalare nessuna vetta e non intendo arrivare da nessuna parte. Hic manebimus optime, per dirla coi latini. Se lo vuoi assaggiare non hai che da chiedere (cosa che mi pare tu abbia appena fatto). Quindi manca solo che tu aggiunga dove e’ possibile trovare te e ce l’hai nel bicchiere. Dopo, se avrai gradito, spero che scioglierai le riserve sul vivaista di fiducia..

  16. bante ha detto:

    Quella vigna ‘è’ quel vino.

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