Orti di guerra

Durante l’occupazione nazista di Roma Riccardo era un vispo adolescente con la virtù dello studio, con cui mascherava  le ore trascorse in cima al suo palazzo dove portava pazientemente terra, in tasche interne  nei calzoni come nel film La grande fuga, per riempire fusti e secchi per creare un orto di emergenza al cospetto di una fame solo chi c’era può sapere.

Fortunatamente la situazione è molto diversa ora, ma se alla Casa Bianca la moglie di Obama toglie garofani e mette zucche lardaie e si fa ritrarre con vanga e  pollina spenta mentre innaffia le cavolelle dell’orto, è segno che anche i potenti hanno compreso la potenza e la forza dell’autoproduzione di beni alimentari per un controllo della salubrità di ciò si mangia.

Umile e divertente passo indietro quello di prendere una vanga, smuovere fette di terra e piantarci due pumodori, tre cesti d’insalata e due poponi per riappropriarsi dei sapori quando è l’ora di non mangiare fragole a gennaio.

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